Quando si chiama la felicità e non risponde nessuno

di Massimo Vitali

Storie di Smemo
Quando si chiama la felicità e non risponde nessuno

Gentilissimo Ufficio, io vorrei reclamare contro il fatto che non trovo da nessuna parte quella cosa che chiamano felicità.

Non mi sembra un problema da poco e mi pare che non si faccia abbastanza per risolverlo.

A me per esempio, come a tutti, capita di essere soddisfatto quando faccio bene qualcosa, e la soddisfazione è uno stato d’animo piacevole, non dico di no, ma la felicità dovrebbe essere ben altro.

Spesso poi sono allegro: rido, scherzo, mi sento il cuore leggero. Però l’allegria è una sensazione superficiale, una specie di solletico dell’anima; non ho dubbi che la felicità sia qualcosa di diverso.

Devo anche ammettere che in certi periodi mi sento sereno. Ho l’animo in pace, non vedo grosse nubi all’orizzonte, sembra che tutto vada ragionevolmente bene. Ma è felicità questa? No, dai: sappiamo tutti che la felicità deve avere un carattere più esplosivo, dev’essere qualcosa che ti colma fino a traboccare, una specie di estasi, altrimenti perché la chiameremmo felicità?

A volte penso che sono proprio contento. Magari un certo progetto a cui tenevo è andato in porto, oppure faccio un bilancio della mia vita com’è adesso e penso: “Be’, potrebbe andare peggio, guarda quanta gente al mondo sta male… devo essere contento”. Però questo “sono contento” somiglia troppo a “mi accontento”: l’etimologia è la stessa. Insomma, non è una sensazione sgradevole, tutt’altro. Ma mi sembra una cosa un po’ piccola, ridotta. Una fotografia della realtà così com’è, in cui non vedo da nessuna parte la magia, il sogno, quel qualcosa che ti porta oltre, che ti fa davvero camminare sulle nuvole. Nemmeno la contentezza è la felicità.

Ma allora la felicità dov’è? Esiste davvero?

C’è una persona felice al mondo?

Raul Montanari

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Caro Raul,

per convenzione, è stato deciso di dare un nome alle persone. Se tutti ci chiamassimo “uomo” o “donna” o “persona”, ti immagini il disastro sul tram? Chiami un tuo amico da lontano e si voltano tutti, compreso l’autista, mettendo a repentaglio la vita dei passeggeri e di un piccolo cane che stava attraversando sulle strisce.

Sempre per convenzione, si è deciso di dare un nome anche alle cose. Così un albero, anche se è un pino marittimo, si chiama albero. Quello dove appoggi un libro la sera, un attimo prima di dormire, si chiama comodino o nel peggiore dei casi, cestino. Quella in cui si affacciava Joseph Conrad mentre si chiedeva come spiegare a sua moglie che stava lavorando, si chiama finestra.

Tutto ciò che ci circonda ha un nome, perciò, quando nominiamo la parola felicità, diamo per scontato qualcosa che hai dato per scontato anche tu: che la felicità abbia un nome. Ed eccoci arrivati al punto: la felicità non ha un nome. Si chiama così per convenzione, ma nessuno è in grado di chiamare la felicità. Perché la felicità non ha un nome solo, ma ne ha moltissimi.

“Chi viene?” Potresti chiedere al tuo amico che hai incontrato sul tram e ti ha appena invitato a cena. “Angela, Paolo, Roberta, Simone.” Ti risponderebbe lui. E la felicità? Se Angela, Paolo, Roberta e Simone fossero amici che vivono dall’altra parte del mondo, puoi stare sicuro che a cena con voi ci sarà anche la felicità. Dunque come si chiama la felicità? Angela, Paolo, Roberta e Simone? Anche. Ma non solo.

La felicità esiste ma non si tocca, non ha forma, non la puoi descrivere, non ha regole. Con la felicità ci puoi andare a pranzo ma ci puoi anche girare in bicicletta mentre piove, la puoi ritrovare per caso dentro la tasca di un cappotto che non mettevi da tempo, la puoi abbandonare in bagno dopo averla trattenuta tutto il giorno, la puoi trovare senza fermarti mai dall’inizio alla fine di un romanzo, la puoi fissare a occhi storti dal fondo vuoto di una bottiglia, la puoi agitare nuda sul tuo letto insieme alle molle del materasso, la puoi annusare nel profumo di un ammorbidente lana e delicati, la puoi vedere obliqua dal finestrino di un aereo che decolla, la puoi succhiare da una radice di zenzero se ti piace lo zenzero, insomma, Raul, come ha scritto qualche giorno fa sul Washington Post la giornalista Marta Zaraska: “Troppa felicità può renderci infelici” ma ricordando anche le parole della celebre filosofa Piperita Patty: “La felicità è una scelta quotidiana. Non la trovi in assenza di problemi: la trovi nonostante i problemi” se il tuo problema è sapere dove sta di casa la felicità, sappi che la felicità sta dappertutto, anche a casa tua.

Attenzione: ci sono persone che hanno cercato la felicità per tutta la vita senza trovarla mai e si sono addormentate per sempre con la felicità che scuoteva la testa dall’altra parte del letto. Ce ne sono altre invece che si sono chieste se esiste anche solo una persona felice al mondo e poi una mattina, lavandosi i denti davanti allo specchio, se la sono trovata davanti.

Decidi tu da che parte stare.

Cardiali saluti,

Massimo Vitali

Ufficio Reclami ufficioreclami@smemoranda.it