Quando tutto diventò blu

di Laura Giuntoli

Le Smemo Interviste

Torna in libreria con un’edizione preziosa edita da BAO Publishing “Quando tutto diventò blu” di Alessandro Baronciani, piccolo e prezioso romanzo grafico tra i più amati dal pubblico. Un libro poetico, una sorta di diario intimo che vignetta dopo vignetta riesce con grazia a metterci in connessione la protagonista. Lei si chiama Chiara, ama il mare e le immersioni, e proprio mentre è sott’acqua, ha il suo primo terrificante attacco di panico. Da quel momento in poi una sensazione di ansia sempre più difficile da controllare sconvolgerà la sua vita. Sfogliando le pagine monocromatiche sui toni del blu, il lettore si immerge nel mare magnum di emozioni e paure della protagonista. Un tema poco affrontato, quello degli attacchi di panico, che Alessandro Baronciani sembra conoscere molto bene. Tanto che insieme a Corrado Nuccini dei Giardini di Mirò ne ha fatto un imperdibile Concerto a fumetti, che sarà in tour nei circoli Arci dell’Emilia con tantissime artiste del panorama indie italiano.

Scopri tutte le date del Concerto a Fumetti di Baronciani e Nuccini

Abbiamo intervistato Alessandro, ecco cosa ci ha raccontato.

La storia di Chiara e dei suoi attacchi di panico è uscita nel 2008. Com’è che hai deciso di portarla ancora tra noi con questa nuova edizione e con un tour di Concerti a fumetti?

Io e BAO progettavamo da un po’ una nuova edizione di Quando tutto diventò blu. Secondo me, i libri sono più belli quando tornano in libreria: vuol dire che sono stati letti e consigliati, che interessano e che ce n’è ancora bisogno. Per un autore è davvero emozionante. Il Concerto a fumetti è uno spettacolo nato questo autunno, quando Corrado Nuccini dei Giardini di Mirò mi ha chiesto se potevamo fare qualcosa insieme e, siccome sono un fan della band, ho accettato subito! Non sapete quante volte mi sono proposto ai Giardini come cantante, anche solo per fare un coro. Lo spettacolo di Quando tutto diventò blu mette insieme tantissime attitudini e, soprattutto, tantissime artiste: sarà una storia cantata e interpretata da musiciste diverse, mentre io disegnerò e racconterò una parte del libro. Abbiamo anche composto delle canzoni per il tour, una sorta di colonna sonora del libro.

“Quando tutto diventò blu” è un libro empatico, che ti fa entrare in connessione con la protagonista fin da subito. Come ci sei riuscito?

Grazie, ne sono felice. Se mi dici così, per me vale come una ristampa! Volevo mostrare tutto quello che accade intorno alla protagonista, il suo ambiente, l’atmosfera, il freddo di notte… Quello che provi quando soffri, invece, lo conosci solo tu. I paesaggi parlano meglio delle espressioni. Anche perché, quando stai male, non ti guardi allo specchio: guardi attentamente tutto ciò che sta intorno, per provare a concentrarti su qualcosa che non sei tu. Ci sono tanti luoghi e tanti posti che sono in grado di rappresentare al meglio la paura, l’ansia e gli attacchi di panico, io ne ho scelti alcuni tra i miei ricordi e tra i posti che scorgo quando mi fermo a guardarmi in giro: le fabbriche che digrignano i denti, la luce nella nebbia dei lampioni, le serate in auto perso in qualche stradina solitaria, i parcheggi abbandonati e le coste di spiagge deturpate.

Chiara è sopraffatta dalla paura. Tu che rapporto hai con la paura? Qual è la tua paura più grande?

Probabilmente la mia paura più grande è il mare. Sono del Toro – un segno di Terra – e ho sempre paura dove non si tocca, anche se so nuotare (poco bene). Preferisco arrivare in un posto camminando, invece che a nuoto. Una volta, alla spiaggia delle Due Sorelle a Sirolo, avevo deciso di raggiungere un lido vicino, dove una volta c’era una vecchia cava. La mia ragazza e alcuni amici sono passati via mare, io via terra. Ho cercato di arrampicarmi con un paio di infradito su un’enorme e tagliente scogliera, ma mi sentivo più sicuro. Ero più tranquillo mentre mi aggrappavo alla roccia, anziché nuotare per dieci minuti senza toccare. Però questa paura non vale se sono in una una grotta marina: mi fanno impazzire e sono pronto a correre qualche rischio per vederle!

Questo romanzo si apre e si chiude con la metafora del mare come luogo sconosciuto, un immenso blu in cui si ha paura di perdersi, ma che ci attrae irrimediabilmente. Il mare come perfetta rappresentazione dell’inconscio. Perché l’inconscio ci spaventa? 

Nelle profondità del mare nascondiamo le nostre paure. Il mare è la nostra interiorità, rappresenta tutto quello che non viene mai a galla. Forse l’inconscio ci spaventa perché racchiude più di quello che conosciamo di noi stessi. Chiara, la protagonista del libro, nell’attimo in cui risale da un’immersione insieme ad altri sub, sente in quell’abisso tutte le sue paure accatastate. E queste paure non hanno occhi. Sono graffi di penna bic nell’inchiostro. Credo sia per questo che il libro risulta empatico, perché non essendoci degli “occhi”, non essendoci rappresentazioni, il lettore immagina la propria paura in mezzo a tutto quel blu.

Chiara riesce a combattere le sue paure esplorando la sua interiorità, e affrontando tutte le emozioni che ha dentro di sé. Sembra dirci che la paura di soffrire è peggio della sofferenza stessa. Insomma, soffrire è una tappa necessaria per superare la paura?

C’è una frase del libro che forse ho capito soltanto quando Colapesce mi ha chiesto cosa volesse dire: “Che cos’è il mal di testa? Da dove viene? Il mal di pancia viene dallo stomaco ed è qualcosa che ho mangiato che mi ha fatto male… Ma il mal di testa? Cos’ha mangiato?” Quando l’avevo scritta, doveva essere una sorta di battuta, mi piaceva. Pensiamo sia sempre qualcosa che viene dall’esterno a destabilizzarci, non ci viene in mente che possiamo essere noi stessi la causa di quello che ci succede. C’è un bellissimo episodio di Doraemon dove Nobita ha un nuovo ciuski, uno dei suoi gadget: un orologio che lo allontana dai guai, che, come una sveglia, lo avvisa suonando ogni volta che si trova davanti a un pericolo. Finalmente Nobita può uscire di casa senza pensare a “stare attento”, ma, ad un certo punto, dopo aver scampato un po’ di pericoli, l’orologio comincia a suonare senza motivo. Non c’è nessuna minaccia intorno a Nobita, però la sveglia continua a suonare e lui inizia ad avere paura e a piangere sempre più forte, finché una signora – spaventata per tutte quelle urla – gli getta dell’acqua dalla finestra per farlo stare zitto. L’orologio stava suonando perché il pericolo era Nobita stesso, che non aveva più il controllo sulle proprie azioni.

Qual è la tua particolare ricetta per combattere l’ansia?
La musica. La musica assorbe tutto, ne ho bisogno in tutti i momenti della giornata. Voglio dischi che rappresentino i miei compleanni, i viaggi in auto, quelli in treno, i momenti in cui mi addormento, quando è domenica e c’è il sole, quando cammino al mare e improvvisamente sale la nebbia. Mi piacerebbe sentire della musica anche quando corro, ma se canto mi scoppiano i polmoni a metà canzone. Non sono mai andato più in là di una canzone e mezzo, dopo inizia a farmi male la milza. Più musica ascolti, più riuscirai ad avere un ricordo preciso di quello che stai attraversando in ogni periodo della vita. Certe cose non si spiegano a parole, hai bisogno della musica per capirle.

Porterai Quando tutto diventò blu in tour insieme a Corrado Nuccini (Giardini di Mirò) e alle artiste indie più importanti del panorama italiano. Si inizia a Ferrara il 13 febbraio con Maria Antonietta. Cos’hanno di speciale i Concerti a fumetti? 

Sarà una sorpresa. Ma posso dirti che per il Concerto a fumetti di Quando tutto diventò blu abbiamo creato 5 pezzi inediti! Saranno la vera “colonna sonora” del fumetto.
Nell’attesa però vi consiglio di ascoltare questi pezzi, per entrare nell’atmosfera dello spettacolo: Children di Han, Eyes and ice di Her Skin, Fantasmi dei Gomma, Saliva di Maria Antonietta, Senza essere di Rachele Bastreghi, Bomba Fragola (perfetto riferimento al Lexotan che si vede nel libro) di Verano, Sand di Giungla e Alone with the stars di Ofeliadorme.

Hai disegnato la copertina di Lucio Dalla, nuova edizione celebrativa del disco del 1979 del cantautore bolognese, oltre ad aver illustrato il video del brano inedito “Angeli”. Ti ha fatto venire un po’ di ansia (da prestazione)? Raccontaci com’è andata.

Realizzare il videoclip di “Angeli” è stato magnifico, anche perché ho ho potuto collaborare con una casa di produzione e tornare a Lugano, una città bellissima. Il video è una specie di “Il cielo sopra Berlino” di Wenders, ma con i colori accesi delle cartoline degli anni Ottanta. Questo disco di Dalla è stata la mia prima “cassetta registrata” da bambino: me l’aveva regalata Fridi, un ragazzo che imitava Dalla e che cantava benissimo le sue canzoni alla festa di quartiere. Era più grande di mio fratello, fu lui a chiedergli la cassetta. Dentro c’era il disco del 1979, con “Anna e Marco” e “Tango”, le mie preferite. Poi la Sony mi ha coinvolto per il restyling proprio di questo disco: insomma, un cerchio che si chiude. Un po’ come quello che, per i dischi dei Pixies, aveva fatto Oliver Vaughan: uno dei miei grafici preferiti, recentemente scomparso, creatore dell’immagine artistica dell’etichetta 4AD.

 Tre cose che proprio non ti piacciono e tre cose di cui non puoi fare a meno.

Non mi piacciono quelli che danno la colpa alle cose che non esistono, quelli che dicono: dai, adesso ti passa! E poi i marron glacé, ogni volta ci casco! Li assaggio e poi ci rimango male. Invece, non posso fare a meno dei dischi, dei fumetti e soprattutto delle persone che capiscono che quando qualcuno ti dice: dai, adesso ti passa! lo fa perché, in realtà, ti vuole veramente bene (e non lo dice perché non gliene frega niente di te).

Lasciaci una tua frase da scrivere sulla Smemo.

“L’hanno già detto che la Smemo è il diario che avevo alle superiori? Perché è vero!”

Booktour “Quando tutto diventò blu”: le date

Alessandro Baronciani porterà “Quando tutto diventò blu” in tour in molte città d’Italia:

Bologna 
29 gennaio ore 19:00
Modo Infoshop, via Mascarella 24/b
Alessandro Baronciani dialoga con Valerio Stivè

Torino
30 gennaio ore 21:00
Circolo dei lettori, via Bogino 9
Alessandro Baronciani dialoga con Maurizio Blatto

Bari
6 febbraio ore 19:00
Spine Bookstore c/o Officina degli Esordi, via Crispi 5

Putignano (BA)
7 febbraio ore 19:30
Lik e Lak, Universi Illustrati, via Bixio 20

Gioia del Colle (BA)
8 febbraio ore 18:30
La Librellula, Via R, Canudo 132
A cura de Gli Audaci

Firenze 
14 febbraio ore 18:30
La Feltrinelli, via de’ Cerretani 40

Roma
19 febbraio ore 19:00
Giufà Libreria, via degli Aurunci 38

 

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Chi è Alessandro Baronciani

Alessandro Baronciani è fumettista, illustratore, art director, grafico e musicista. Nato a Pesaro ma milanese d’adozione. Ha pubblicato Una storia a fumetti (Black Velvet) raccolta delle sue prime autoproduzioni scritte e spedite per posta e poi Quando tutto diventò blu e Le ragazze nello studio di Munari entrambi ristampati da BAO Publishing in una nuova edizione “rimasterizzata”. La collaborazione con la Casa editrice milanese nasce nel 2013 con la pubblicazione di Raccolta – 1992/2012 e continua nel 2015 con La distanza, scritto a quattro mani insieme a Colapesce, romanzo grafico che ha ottenuto ottimo riscontro di pubblico e critica. Nel 2016 Baronciani pubblica con successo il fumetto Come svanire completamente, un libro sperimentale con oltre quaranta storie a fumetti sparse e racchiuse in una scatola nato attraverso una raccolta fondi online. Nel 2018 pubblica, sempre insieme a BAO, il suo primo graphic novel horror: Negativa.