Quel blu di Genova. L’ultimo libro di Michele Mozzati

di Giovanna Donini

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quel-blu-di-genova-michele-mozzatiOgni tanto con i libri belli, ma soprattutto con quelli che mi emozionano solo a guardarli, lo faccio: apro il libro ancora prima di leggerlo e ci infilo il naso e gli occhi dentro. Le parole scelte a (e dal) caso mi saltano addosso e si aggrappano subito al cuore: “Amare significa amare. Ma significa anche a-mare, significa starsene sulle onde e lasciarsi trasportare. Dall’anima.” Michele Mozzati è così: uno scrittore che non ti lascia più andare. Lo incontri, lo leggi e ti lasci solo trasportare.

Lo so, i libri belli però vanno letti dall’inizio. E allora, dopo averlo solo annusato, lo faccio, vado all’inizio di “Quel Blu di Genova“. E come inizia? Con un inizio.

Una riga. Uno dei miei romanzi preferiti ha un incipit semplicissimo, di una riga. Cinque parole, che quando le leggi ti sembrano quasi piatte, tanto sono dirette e asciutte.
Ma poi, se ci incuriosiamo e scegliamo di infilarci dentro agli accadimenti, tutto diventa più vero, e profondo. E quelle cinque parole sono mille.
Vai a capo, salti uno spazio e dietro al punto le cinque parole cominciano a rigenerarsi, così: ‘All stories are love stories’ ‘Tutte le storie sono storie d’amore’.”

Eh già e Michele Mozzati lo sa. Perché lui scrittore, autore teatrale e televisivo, noto per il suo sodalizio con Gino Vignali nel duo Gino & Michele, sa scrivere tremendamente bene le storie, soprattutto quelle d’amore. E questa è la storia di un amore senza norme, di eroismi goffi e futuro oltremare, di trent’anni di “cuore e stomaco” e tumulti. E poi di tanta, tanta libertà.

Anno 1853, la rivolta di Milano. Ernesto Giudici, di famiglia bene e con quarant’anni sulle spalle, tutto aria cialtronesca e vocazione mazziniana, s’imbatte in Cesco Esposito, giovane panettiere napoletano, estimatore dei classici ma non di Ferdinando II, venuto fin lassù a vagheggiare di pizza e sogno repubblicano. Ai due, in fuga dagli occupanti austriaci, tra osterie genovesi e notti nere sull’Atlantico, presto si unisce Cielo, all’anagrafe Maria Celeste Sommariva, dai capelli neri come cozze e la pelle diafana come un Cristo Velato. Sarà lei, che porta i pantaloni e va per mare come gli uomini, a trarli in salvo prima e farli innamorare poi. Ed è con loro, e una stiva piena di denim, che si imbarcherà per “La Merica” e laggiù affiderà a Levi Strauss la materia grezza di un’imminente leggenda: i blue-jeans.

Indaco è il colore del terzo occhio, è il colore Ajna, il sesto chakra. Indaco è il colore del chakra che incontra le dualità. In esso si uniscono gli opposti, sole e luna, maschile e femminile, intelletto e intuizione. Questo, chi ha inventato quel denim che poi si chiamò “blu di Genova”, non lo sapeva. Chissà come è nato quel colore. Una tintura sbagliata, un sapiente miscuglio tra ciano e magenta, o semplicemente l’aver scelto una strada qualsiasi, come spesso ci accade quando inventiamo delle cose più o meno importanti.

Ogni tanto, con i libri belli ma soprattutto con quelli che ti emozionano solo a guardarli, lo faccio. Finisco di leggerli, ci resto male e per consolarmi rileggo ad alta voce le frasi che mi hanno fatto emozionare. “Amare in modo libero, senza sapere dove ti porta, e senza dover rendere conto a nessuno, se non a chi ami.

Il nuovo romanzo di Michele Mozzati “Quel Blu di Genova” sarà presentato mercoledì 24 giugno alle 18.15, presso l’AriAnteo Chiostro dell’Incoronata (Via Milazzo 9, Milano) con Claudio Bisio e Sandra Bonzi e il blues dei Village II (vai all’evento Facebook)

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Michele Mozzati (Milano 1950) è scrittore, autore teatrale e televisivo. Noto per il suo sodalizio con Gino Vignali nel duo Gino & Michele, è inoltre codirettore dell’agenda Smemoranda. Tra i suoi libri Luce con muri. Storie da Edward Hopper (2016) e Silenzi e stanze. Altre storie da Edward Hopper (2018).