00:00
» prima
Temo ci sia un errore.
Nessuno può costringermi ad andare con la prima che capita, specie se si tratta di una cofana chiatta che mi arriverà sì e no all’ombelico.
D’accordo: è quasi mezzanotte, e quest’atmosfera da piccolo mondo antico – la piazza che si svuota, il cameriere che raccoglie sedie e tavolini fuori dal bar, una coppia di ventenni che si spalma sulla panchina a pomiciare, un tipo in smoking fermo davanti all’edicola che aspetta non si sa bene chi o che cosa, la luce dei lampioni che si riflette sul pavé disegnando strane geometrie stellate – dovrebbe rendere tutto più semplice e più romantico. Ma non posso farci niente, non è proprio il mio tipo.
Anzi, mi domando cosa mi stia trattenendo dal tornare indietro: più mi avvicino (facendo svogliatamente un passo al minuto e tenendomi aderente alla parete nella speranza che non mi riconosca) e più l’idea di finirci insieme mi terrorizza…

È esattamente come me l’ero immaginata: alta, slanciata, bellissima. E poi ha quell’aria da gazzellina impaurita che la rende ancora più attraente.
Adoro essere guardata con diffidenza. Mi dà una strana, eccitante sensazione di potere. Al contrario di quando mi guardano con sufficienza: detesto che pensino che debba essere io ad adattarmi alle pretese altrui. Ma per fortuna non è il suo caso.
Poverina, è talmente imbarazzata che mi verrebbe quasi voglia di correrle incontro, se non fosse che ormai è un’ora che l’aspetto e preferisco divertirmi a fare l’offesa, per vedere come reagisce…
 
» dopo
Un minuto. Non ho resistito più di un minuto.
Dopodiché me ne sono andata senza darle spiegazioni e senza neppure salutarla. Ha preteso che mi scusassi per averla fatta aspettare (io sono arrivata in perfetto orario: non è colpa mia se lei era lì da quasi un’ora), ha preteso che lo facessimo lì davanti a tutti e, cosa peggiore, ha preteso di stare sopra lei. E io che mi ero anche fatta lo scrupolo che potesse rimanere offesa se mi fossi fermata all’ultimo secondo perché fisicamente me l’aspettavo meglio!
È proprio vero: gli dai un dito e si prendono tutta la mano…

Breve ma intenso. Sapevo che non poteva durare più di un minuto, ma per essere la prima volta (e per essere una sveltina) poteva andare decisamente peggio. È così fragile e insicura che stimola ogni elettrone del mio istinto dominante: non lo faccio per cattiveria o perché voglia farla sentire inferiore, è solo che con quelle come lei mi viene naturale stare sopra.
E poi che colpo di teatro, la fuga da madonnina infilzata! Avrà senz’altro pensato che io sia la strega cattiva che importuna la dolce principessina. Faccia pure: scommetto che tra una mezz’ora al massimo comincerà a cambiare idea…

01:05
» prima
Devo tornare da lei, non ho altra scelta.
Non capisco se sono i sensi di colpa per averla liquidata in quel modo o l’assurda attrazione che suscita sempre ciò che non piace, ma è come se ci fosse qualcosa che mi spinge a tornare da lei anche contro la mia volontà. Chiariamoci: non ho affatto cambiato idea sul suo conto e non ho nessuna intenzione di concederle un’altra possibilità. Ci tengo solo che non si faccia un’opinione sbagliata di me e che non pensi che sono la classica educanda frustrata che tira il sasso e tira indietro la mano…

Sapevo che ci avrebbe ripensato. A certe regole non si sfugge.
Non ci credeva nemmeno lei, a quella sceneggiata della bambolina coi cerotti. È ingenua, inesperta: è normale che non abbia ancora capito bene come funzionano esattamente le cose. Ma non ci metterà molto, di questo sono sicuro. E allora se ne farà una ragione, che le vada bene oppure no…

» dopo
Ho bisogno di una sigaretta. Devo assolutamente iniziare a fumare.
Riesce a mettermi addosso più ansia lei in un minuto che l’ipocondria in una vita intera. Non capisco: quando è da sola è sempre di una flemma che fa venire il flusso (è normale metterci un’ora per spostarsi sì e no di un millimetro?); quando è con me, tempo un minuto ed è già bell’e finito tutto. A quel punto cosa dovrei fare? Chiederle se le è piaciuto? Magari mettermi a dormire? È pacifico che mi venga voglia di farmi un giro: non posso mica stare appresso ai comodi di questa pigmea sgraziata!
Anzi, è meglio che mi muova, che comincia anche a fare freddo…

Gliel’ho letto negli occhi: questa volta ha sentito qualcosa. Qualcosa che non fosse soltanto un dovere, intendo.
Inizio a pensare che quello della signorinella timida e indifesa ferita nell’orgoglio fosse un copione studiato apposta per farmi perdere la testa. E c’è riuscita: non riesco a staccarle lo sguardo di dosso, mentre la vedo allontanarsi vagamente stizzita per la rapidità dei nostri incontri.
Come se fosse colpa mia se dopo un minuto deve già scappare di nuovo…

02:10
» prima
Fa veramente freddo per essere fine luglio. Non vorrei che stesse per mettersi a piovere: l’aria non promette nulla di buono. La piazza è completamente deserta e le case sono immerse nel buio: da quando il tipo in smoking e il suo amico hanno finito di litigare (mi è parso di capire che si fossero dati appuntamento a mezzanotte davanti all’edicola per andare a ballare, ma l’amico è arrivato all’una passata giustificandosi con una scusa puerile e per più di quaranta minuti sono andati avanti a insultarsi continuando a puntare il dito verso di me quasi a volermi mettere in mezzo come testimone – no, mi spiace, ciascuno si lavi i panni sporchi a casa sua -) in giro non è più rimasta anima viva e non si è più sentita volare una mosca.
È tutto talmente ovattato che quasi mi viene… sonno…

Fa veramente freddo per essere fine luglio. A stare ferma qui impalata finirò col prendermi un accidente. Spero proprio che lei abbia energie a sufficienza per scaldare anche me, visto che è sempre in movimento.
Per una volta ho solo voglia di starle abbracciata in silenzio senza fare nient’altro…

» dopo
Oddio, le due e un quarto! Quanto ho dormito? Ah, bene, appena 7 minuti. Pensavo peggio…

Che potesse essere diffidente, insicura, lunatica e impulsiva in fondo me l’aspettavo. Ma che fosse sonnambula proprio no: non l’avevo messo in conto. Come diavolo fa a camminare anche mentre dorme?
Quando m’è passata tra le mani sembrava un pezzo di piombo, e certo non ci avrei pensato due volte a svegliarla e darle una strigliatina coi fiocchi – la ragazza forse non l’ha ancora capito, ma fermarsi a dormire, nel nostro mestiere, è tassativamente proibito dalla Legge -. Poi ho notato che farfugliava frasi sconnesse e che continuava ad andare avanti lo stesso, e l’ho lasciata riposare (tra l’altro, ho letto non mi ricordo dove che svegliare i sonnambuli è peggio perché diventano violenti, e ci mancherebbe solo questo per completare il suo profilo da potenziale serial killer).
Sarei curiosa di sapere se funziona anche per me. Quasi quasi… faccio una prova… solo un minuto, per vedere cosa succede…

03:15
» prima
Mi sta venendo un leggero mal di testa. Sarà il freddo, sarà l’essermi svegliata di soprassalto poco fa mentre ero in piena fase rem, sarà questo continuo girare in tondo, non lo so: so che avverto una certa emicrania.
Spero solo che non ci si metta anche lei a complicare le cose con la storia che “la sua passione non può aspettare” perché stavolta trova una centra in piena fronte, altro che “bambolina coi cerotti” come mi ha soprannominato…

Un’ora fa l’ho lasciata dormire e ho represso tutti i miei bollenti spiriti, adesso che reprima lei le sue solite moine e mi lasci sfogare! La mia passione non può aspettare…

» dopo
Lo sapevo: il mal di testa funziona sempre, in questi casi.
Adesso però non vorrei che pensasse che mi sono inventata una scusa tanto per non farlo, perché a me la testa fa male veramente. Anzi, magari se smetto di segarmela con queste elucubrazioni un po’ mi passa…

Che delusione: adesso s’inventa anche la storia del mal di testa pur di non accontentarmi. Ma cos’ho che non le piace? D’accordo: lei è un punto esclamativo snello e sinuoso, io una virgola goffa e pesante, ma ho sempre pensato che l’amore non dipendesse solo dall’aspetto fisico. So di avere tante altre qualità – sono affidabile, metodica, equilibrata, stabile: cioè, forse per una notte di sesso sfrenato avrò i miei limiti estetici, ma per una storia seria sono sicura di potermela giocare -, ma come faccio a dimostrargliele in un minuto solo?…

04:20
» prima
Sì, però che palle. Qua non succede mai niente di nuovo e siamo sempre io e lei, lei e io (devo averla già sentita da qualche parte, questa… Bah, forse me la sono sognata quando dormivo).
Ci vorrebbe qualcosa per darmi una scossa…

Dannati pipistrelli! Mi fanno uno schifo… Lei sta tornando da me – allora un po’ mi vuole bene! – e io l’accolgo con questi topi appollaiati addosso!
Ci vorrebbe qualcosa per dar loro una scossa…

» dopo
Che strano. Per un secondo, un secondo appena, ho avuto come la sensazione che fossimo in 3! E, se devo essere sincera, la cosa non mi è dispiaciuta affatto…

Mi arrendo: si è innamorata di quella dei secondi. Sfido, è uguale a lei. Stessa linea, stesso carattere, stessa frenesia (anzi, 10 volte di più).
Meglio che ci metta una pietra sopra, non ho speranze…

05:25
» prima
Temo che ci sia un errore.
Mi rendo conto che avrei dovuto accorgermene prima, ma cos’è questa storia che sarei una lancetta dell’orologio? No, scusate, fatemi capire: questo significa che io con quella lì ci devo finire insieme 24 volte al giorno per un minuto finché Dio mi dà vita a campare? Mi spiace, non sono “una di quelle”. E siccome anche quell’altra smilzetta di intrusa – vediamo se sono abbastanza perspicace: è la lancetta dei secondi? – si degna di concedersi ogni volta per un attimo come se ce l’avesse solo lei, ho deciso: mi fermo qui, alle 05:24, e mettiamo fine a questa farsa…

La prossima volta che vi si blocca l’orologio, non sostituite le batterie: sostituite le lancette. È probabile che si siano fermate perché a una di loro non piacevano le altre due.


Antonio Incorvaia


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Smemoranda 2007


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