Ho sognato il grande fiume che culla il sonno, che scorre lento. Acqua di fiume, mai trasparente, che porta sabbia e la depone sulle rive, tra i canneti, le acacie e il granoturco. Nessun rumore, se non le chiacchiere degli aironi e delle capinere. Speravo di vedere i coccodrilli, ce ne sono tanti nel Nilo, si dice, invece nulla. Poi in lontananza un rapido, ritmico tum–tum-tum e il fumo che si leva da dietro un’ansa del fiume: potrebbero essere tamburi tribali, una festa. Invece è un brulicare di gente che porta secchi pieni di melma. Una pompa per aspirare acqua, una piccola fornace dove si cuociono mattoni. Ancora gente che li trasporta su assi di legno e li mette in pila ad asciugare. E poco più avanti, tra i manghi in fiore e i giganteschi nim, un grande edificio rosso e bianco. Rosso veneziano, direi, a un piano solo, e un grande colonnato bianco che circonda un giardino.

Mi avvicino, anche lì c’è molta gente, seduta sotto gli alberi tra le bouganvilles rosse e arancio, all’ombra dei ficus e dei lime. I lunghi camicioni e i turbanti bianchi fanno brillare i colori delle vesti delle donne, viola e verdi gialli e rossi mescolati nei modi più strani. Molte di loro hanno in braccio piccoli bambini dai grandi occhi. Parlano lingue diverse, si intendono a gesti, c’è chi gira offrendo a tutti caramelle. Entrano ed escono dal grande edificio, una donna si mette una mano alla bocca ed emette un lungo stridulo verso: uh uh uh uh, e subito diventa un urlo collettivo di gioia, un canto dai decibel impossibili che mi induce il risveglio.

Le sei del mattino, doccia e caffè. Un’ora dopo entro anch’io nel grande edificio rosso, per la riunione del mattino. “Il primo paziente nella lista operatoria di oggi è il numero 30052” inizia il cardiologo mostrando immagini ecocardiografiche e radiografie. “È una ragazza di 11 anni e viene dal Darfur”.

30052 è un numero progressivo. Al Centro Salam di cardiochirurgia di Emergency, in riva al Nilo a pochi chilometri da Khartoum, in meno di quattro anni abbiamo già visitato più di trentamila pazienti.

Non è stato solo un bel sogno.


Gino Strada


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