Stavano insieme dai tempi della scuola: da allora si erano sempre messi in discussione, lei con la sua cascata di riccioli consistenti e capricciosi al punto di non esser mai veramente soddisfatti, prolungamento naturale dei suoi pensieri sin dall’infanzia.
Lui l’adorava e l’adora tutt’oggi bestemmiando tutte le volte che si sono lasciati, ma soprattutto ogni volta che si sono rimessi insieme.
Alternanza senza alternative, pendolìo dell’esistenza, alti e bassi della comunicazione fra le mura domestiche, proiezioni giuste in momenti sbagliati e azioni sbagliate in momenti giusti.
Una normalità giocata sull’intermittenza, tanto ripetuta da sembrare quasi complice.
Dopo l’ultima litigata costata sei mesi di allontanamento reciproco dal nuziale talamo, la grande decisione di svoltare, fare il salto di qualità e vederci finalmente chiaro: avere un figlio.
E così è stato, il frugoletto ora c’è ed è la luce degli occhi della coppia più agitata del mondo; non è bastato l’Euro, la guerra in Iraq, le nuove B.R., il berlusconismo strisciante e ostentato, il surriscaldamento globale, le multe sui parabrezza, gli autovelox, gli sguardi indiscreti, la Cina e i diritti umani calpestati, la cattura di Provenzano, no: loro continuano a mettersi in discussione perché la vita di tutti i giorni ha un altro passo rispetto ai problemi esterni; e il bimbo, bello come un sole, passa il tempo con gli interruttori di casa ad accendere, spengere, accendere, spengere, accendere, spegnere… smetti… accendi… lascia… spengere, accendi…


Piero Pelù


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Smemoranda 2008


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