Avevo votato perché la Smemoranda di quest’anno fosse dedicata a un nobile argomento: il nuoto. Gino, Michele e Nico hanno deciso altrimenti, e mi dispiace non poter esporre in questa sede una mia recente teoria secondo la quale l’apprendimento del nuoto è utilmente comparabile all’apprendimento delle lingue straniere. 
Arte natatoria e poliglottismo sono ingredienti essenziali a una corretta educazione dell’individuo: ma i punti di contatto fra due attività oltrepassano di molto questa semplice constatazione. Non vorrei scoprire troppe carte, ma la mia teoria ruota, come è ovvio, sul concetto di full immersion, sul concetto di fluency e di “stile”.
Tocca invece parlare di amicizie e inimicizie: e anche questo tema si presta a un parallelo linguistico. Secondo una massima secolare, e non proprio rispettosa, le traduzioni letterarie sono come le amanti: belle e infedeli oppure brutte e fedeli. Questo per l’amore passionale. Poi c’è l’altro detto secondo cui il traduttore è un traditore (amore infedele).
Poi c’è il precetto per cui la traduzione deve rendere lo “spirito” del testo (amore cortese), senza tradire (amore felice) la lettera; o seguire la lettera (amore fedele) senza uccidere lo spirito (amore delicato): e, comunque, conciliarli e farli convivere (amore more uxorio). Mettiamo in conto che esistono le cosiddette “traduzione di servizio” (amore ancillare) e le traduzioni pedanti (amore coniugale) a cui si oppongono le traduzioni libere (amore libertino).
E infine, ecco le traduzioni simultanee (amore a prima vista), quelle folgoranti (colpo di fulmine), quelle distorte (amore perverso) e quelle deformanti (pratiche sadomaso).
Siamo nel campo delle relazioni tra le lingue. A controprova, l’amore non è un linguaggio universale? Non si parla forse di “corrispondenza di amorosi sensi”?
Nella babele passionale e nella passione babelica non manca qualche riferimento all’amicizia. Infatti si chiamano “falsi amici” quei casi in cui una parola di una lingua sembra corrispondere a una parola di un’altra lingua, ma in realtà ha significato ben diverso.
Tradurre of course con di corsa, come fa Monica Vitti in un certo film, è incorrere in un falso amico: come tradurre agony (angoscia) con agonia; trivial (futile) con triviale; cold (freddo) con caldo; abort (tedesco:latrina) con aborto ; e, tornando al nuoto, il latino urinare (tuffarsi) con l’italiano mingere : traduzione proibita nei compiti in classe quanto l’atto a cui allude è proibito nelle, guarda caso, piscine.
Falsi amici: se li conosci li eviti.
Carlo Dossi, scrittore scapigliato, ha scritto che “il falso amico è come l’ombra che ci segue finché dura il sole.” Qui si riferiva a false amicizie tra le persone, ma altrove Dossi collezionava amicizie vere, false, o casuali fra le parole e le lingue.
Stang (inglese: pertica, ma milanese: stanco); gown (inglese: abbigliamento femminile) e gonna ; si tràvia in milanese si dice: el se trà-via (=si butta via); aceite (= olio in spagnolo); ciolla (= spirito in spagnolo; in milanese la traduzione è oscena, e in senso figurato significa: sciocco, povero di spirito).
Conosco altri collezionisti di falsi amici. Ho un (vero) amico napoletano che prova stupori leopardiani nel considerare che la luna inglese, moon, è omonima o quasi del mondo partenopeo: munn ( e di conseguenza, la canzone Blue moon, a Napoli significa Mondo blu, e farà pensare a il mondo è grigio, il mondo è blu).
In certi dialetti padani, invece, uòmen potrà significare uomini, e non donne, come in inglese; mentre omen in latino è il presagio.
Colleziona qui e colleziona là, si è venuti a conoscere certi meravigliosi falsi amici, tra l’italiano e le lingue come il finlandese o il giapponese. In filandese katso significa guarda (e c’è anche un settimanale con i programmi TV che si intitola Katso! ).
In giapponese, invece, katsu vuole dire vincere, e kakka significa vostra eccellenza.
Come dice mio zio, con amici così non c’è bisogno di nemici.


Severino Salvemini


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Smemoranda 1994


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