Beccalossi, ravioli ricotta e spinaci e Rage Against The Machine

di Don Pasta su 12 mesi - Smemoranda 2007





Passo indietro. Inter-Juve di quando ero piccolo e coltivavo speranze. Beccalossi fa un tunnel a Furino. Logica vuole che da bravo regista alzi la testa e passi a Spillo Altobelli che come sempre, rapido come un fulmine, aspetta immobile. Mistero, torna indietro e fa un altro tunnel. Gambizzato. L’arbitro non fischia, contropiede della Juventus e goal. Qualcosa non mi quadra. Al di là del fatto che fosse punizione e comincio imberbe a conoscere cosa significhi la parola ingiustizia, intuisco che la bellezza nel calcio ha poca gloria e pochi spazi, occupati militarmente da mediani armati. Ci penserà El Diego in una breve parentesi violata dai suoi fantasmi e da quelli di Blatter a riportare la fantasia al potere. Provano a insegnarmi sin da piccolo che vivrò una vita intera di Bettega e Andreotti, proposizione indigesta quanto l’ennesimo pranzo domenicale in cui ancora una volta ho esagerato facendo un tris di ravioli ricotta e spinaci al ragù, accompagnato dai primi sorsi di vino di Malvasia offerti dal nonno. Non sanno che ho intuito che la disgrazia dell’essere interista mi è stata gentilmente offerta come laico strumento per apprendere a essere paziente. L’adolescenza passa veloce, già allora poco tempo da perdere davanti alla tv e la collera che cresceva con le chitarre dei Rage Against the Machine. Decido di oppormi politicamente alla cultura del calcio, oppio del popolo, e di abbandonare il mio debole per l’Inter. Salto così con grande nonchalance un buon quinquennio di sue disfatte. Poi arriva Ronaldo, faccio allora fatica a celare il mio interesse e mi riavvicino con discrezione e disincanto alle passioni trascendentali che una palla evidentemente rotonda può determinare. Ma accade l’indicibile. Juliano amputa una gamba a Ronaldo in piena area. Esulto, come nel pomeriggio di un mesetto fa alle prime proiezioni del pomeriggio che ci davano cinque punti sopra il centrodestra. Sono certo di vivere in un paese normale e che sarà fatta giustizia. Clamorosamente l’arbitro lascia correre. Contropiede della Juventus. Non ricordo chi, incespica sulle sue scarpe appositamente allacciate male. L’arbitro fischia rigore. La Juventus vince il campionato e gli juventini esultano impavidi, felicemente complici e consapevoli di avere dalla loro un malfattore come burattinaio di un calcio da troppo tempo privo di poesia. Ora, scandalizzati tutti fanno a gara a togliersi il prosciutto dagli occhi. Io, da tempo, preferisco giocare sulla ghiaia con la mia casacca dell’Atletico Lizard. Sulla schiena, ho scritto Evaristo Beccalossi.

Rage Against The Machine

Ho qualcosa da confessare. Ho superato da anni la speranza che sia una canzone a modificare la coscienza della gente. D’altro canto mi succede ormai di rado di alzare a palla il volume dello stereo per ascoltare i Rage Against the Machine. Talvolta però, nel pieno della notte, in una delle mie selezioni da dj vetero-rockettaro quale sono, faccio partire il pezzo e comincio a saltellare, urlando a squarciagola “Fuck you, I won’t do what you tell me”. Sono cose che danno grandi soddisfazioni.


Don Pasta


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Smemoranda 2007


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