27 giugno 1980. Milano, San Siro, concerto di Bob Marley. Centomila amanti del mito giamaicano. Una serata unica e indimenticabile ma anche la più grande fumata del pianeta. Molti sostengono che il quantitativo di marijuana presente nello stadio potesse soddisfare il fabbisogno dell’intera popolazione mondiale per un’estate.
Una coppia di Rozzano presente quella sera è sicura di aver visto Bob Marley in curva durante il derby Milan-Inter del 2012. Alcuni credono che il concerto finirà il 28 giugno di quest’anno, mentre altri fan accaniti vivono da allora nel quartiere con la speranza di rivederlo e sentirlo cantare.

Un mio carissimo amico, colpito dall’onda d’urto della prima nuvola di fumo, lava la macchina tutti i giorni da 36 anni.
Milano, il 27 giugno 1980, è stata devitalizzata. Uno stormo di uccelli, sorvolando lo stadio, è diventato immortale. Da allora attraversa Milano con la speranza di sorvolare un angolo di mondo così felice e caga dall’alto ripetutamente da allora, proprio perché non lo trova… Queste le  motivazioni di un famoso ornitologo, chiaramente presente al concerto.

Dal vivo Bob Marley dava il massimo, un giornalista di una rivista rock di Messina, durante il concerto scrisse un articolo che passò alla storia: “Bob Marley canta beniss… scusa, ma sto lavorando… ma sì, dai, perché no… grazie… ah, ancora… non c’è tabacco… ma dai, minchiaaaa” e finiva trionfalmente: “Amo Rob Marlai e sua musssica, da stasera siamo tuuuutti mamaicani!”. Il giornalista, che chiameremo Paolo per non compromettere il suo passato, vive da 36 anni a Milano Tre e si occupa di politica.

Un dj, trasmettendo dal prato la diretta del concerto, quella sera ha inventato la “risata facile”, vezzo radiofonico che ha infettato tutte le altre radio e tutti gli altri dj irreparabilmente: dicono in molti che quella sera un motivo c’era. Infatti si rideva, si rideva e rideva, ma più che una risata era un ghigno, una sorta di paresi facciale, per intere settimane molti tra i presenti hanno mantenuto la stessa espressione, in alcuni casi amicizie e lavoro, ma felici di avere in una sera soltanto alimentato la loro voglia di vivere e di stare con altre persone. La gioia era contagiosa, i responsabili della sicurezza (addestrati per difendere il mondo) volevano non finisse mai il concerto, alcuni di loro dalla gioia si sono accoppiati la sera stessa, dopo 36 anni vivono in una comune alle porte di Vercelli e praticano la musicoterapia in una grotta naturale, coltivando bacche e arachidi (così dicono).

Il giorno dopo quell’indimenticabile 27 giugno la prefettura riscontrava la beatitudine della città… la serenità per le strade di Milano era palpabile, quasi densa, la gente si scambiava segni di pace, s’abbracciava. I presenti al concerto hanno tenuto conferenze alle università e nelle piazze, testimoni di un evento unico.

Il prefetto di Milano il 28 giugno ha fatto un discorso inneggiando a Darwin e sostenendo che Bob Marley fosse l’anello mancante. L’unica nota dissonante: Gian Gilberto Coregon, timido vetraio di Bassano del Grappa e tenace appassionato del re giaimaicano che, avendo dimenticato le cartine, per non disturbare i vicini ha utilizzato le due maniche della camicia. Ora vive a Lugano e gestisce un fondo di Private Banking.


Antonio Albanese


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