Che avventura vivere

di Fabio Santini su 16 mesi - Smemoranda 1987





Ebbene lo ammetto: non sopporto le avventure. Mi piace seguirle al cinema, nei filmati pubblicitari, in televisione. Ma agli spostamenti aerei – 36 ore di volo Milano-Katmandu – preferisco le rotte intercontinentali Milano-New York, durante le quali parli di lavoro, vedi magari un film che hai già visto o, come mi è capitato una volta, puoi anche giocare a freesbee in volo. Alle vacanze in Camper, tenda, luoghi ancora vergini, preferisco la formula vacanze non programmate in qualche angolo italiano di mare di Sardegna o dell’Isola d’Elba con gli amici. Una volta amavo le avventure amorose. Le trovano eccitanti e stimolanti. Oggi mi sembrano scontate e inutili. La maturità e una moglie deliziosa me le hanno sconsigliate. E poi ci vuole tempo e molta disponibilità. E non ce nâè. Non amo i pantofolari, mi danno fastidio i discorsi salottieri e gli ambienti integralisti e borghesi: qui lâavventura si misura sul confronto delle vacanze o dei conti in banca. Ma non sopporto nemmeno i novelli Rambo iscritti alla scuola di sopravvivenza o gli Indiana Jones che partono per viaggi più o meno organizzati in Africa o in Nepal. Vivo avventure molto più semplici e banali ma per me più significative. Che avventura leggere i quotidiani del mattino, i fondi di Giorgio Bocca o i racconti milanesi di Carlo Castellaneta! Che ventura rileggere un testo di Alain Touraine e accorgerti che le sue tesi, vecchie di dieci anni, sono ancora attualissime. Che avventura ascoltare “Revolver” dei Beatles, un album del 1966 e accorgersi che il viaggio della musica è ancora tutto da scoprire. Che avventura leggere Karen Blixen e farsi irretire dal sottile fascino della sua vena narrativa impalpabile ma attraente come una bella donna misteriosa. Che avventura un film di Federico Fellini o di Sergio Leone. Leggere le analisi di comportamento del dollaro negli ultimi dieci anni e confrontarle con la realtà sociale cui è collegato. E ancora aggiornarsi sugli ultimi infinitesimali segreti dei computer e sui nuovi modelli delle automobili in commercio. Che disavventura vedere “Il processo del lunedì” o l’Inter in trasferta! Leggere un libro della Collins o guardare Dallas! Poi c’è il lavoro con le sue imprevedibili piccole cose di tutti i giorni. Una trasmissione radiofonica, una televisiva, un servizio in Inghilterra per intervistare David Bowie. Ecco il senso dell’avventura: viverla per conoscere. Più se stessi e più l’uomo. Quale stupenda sensazione ti da parlare con una rock star e renderti conto che, dietro la plastificazione del suo mito, c’è un uomo con le sue debolezze e la sua carica umana, le sue ansie e le sue angosce che poi sono le tue, le nostre. Che splendida avventura parlare con un vecchio amico dell’impegno studentesco di un tempo, del lavoro, dei problemi di tutti i giorni. Che avventura capire chi siamo e cosa vogliamo. Scoprire giorno dopo giorno il gusto del tempo che passa. E che avventura pensare al domani e scoprire di essere al centro del gioco più bello: quello della vita.


Fabio Santini


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Smemoranda 1987


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