Immagina che si possano fare tutte le domande. E immagina che le risposte siano risposte vere. Immagina che lui mangi il risotto e lei no. Lei lo guarda, aspetta. Dopo un po’ lei chiede: “Che cosa c’è?”.
Lui continua a mangiare il risotto. Poi depone la forchetta e si vede che sta cercando le parole. Per lui, in quanto maschio, parlare non è facile. Non gli viene bene. Non è neanche colpa sua, è che non lo hanno addestrato.

Lei lo sa. Sa che se la cava bene in altre cose, anche se adesso non gliene viene in mente nessuna. Però è bravo a portare i panni sporchi dalla camera al cestone in bagno. Un addestramento nel quale aveva fallito la madre di lui e che lei invece ha perseguito con tenacia.
Anche se ogni tanto il condizionamento ha bisogno di essere rinforzato, perché il neurone maschile, si sa, è come l’acquedotto di Mazzara del Vallo, ha delle falle e mi perde facilmente l’informazione: “Panno sporco no camera –panno sporco bagno; calzino usato no mucchio immondo su poltrona camera – calzino usato bagno; panno sporco e calzino usato no bagno pavimento – panno sporco e calzino usato sì bagno ce-sto-ne.
Tu capisce vero che io moglie – no colf? Tu paga me contributi INPS – io colf; tu non paga me contributi INPS io moglie. O colf in nero”.
Ma questo è un altro discorso, troppo difficile per lui.

Lui si vede che sta ancora cercando le parole.
Lei guarda il risotto e chiede ancora “Che cosa c’é?”.
Poi le viene in mente che lui ha anche altre capacità. Per esempio è bravo a fare le cose burocratiche: compila da solo la dichiarazione dei redditi, l’Unico; gli piace da morire il bollettino ICI, l’imposta comunale sui redditi. Forse si eccita con la detrazione per l’abitazione principale.

Nel frattempo lui ha trovato le parole e si capisce che ha fatto fatica. Non ha voglia di parlare e preferirebbe continuare a mangiare il risotto.
Ma si sforza e parla, lo fa per lei: “C’è che da un po’ di tempo mi sento dentro una vena di tristezza, una melanconia, qualcosa… A volte dormo male, mi vengono pensieri”.
Lei lo guarda perplessa.
A lui viene in mente un Gino Paoli d’annata, siamo nel 1963, e ci si abbandona:
“Che cosa c’è
c’è che mi sono innamorato di te
c’è che ti voglio tanto bene
e il mondo mi appartiene
il mondo mio che è fatto solo di te.”

Lei si intenerisce e pensa: “Mi piace quest’uomo perché è tenero”.
Ma poi glielo dice lo stesso: “Il risotto. Ma volevo sapere che cosa c’è nel risotto”.


Massimo Cirri


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