“Ciao” sentì pronunciare. E non pensava fosse rivolta a lui quella parola. Si girò intorno, il corridoio era praticamente vuoto. Le lezioni erano terminate da un bel po’ (lui amava trattenersi tra i banchi e uscire per ultimo, ma questa volta si era semplicemente addormentato). No, non c’era nessuno in quel lungo corridoio pieno di armadietti ormai chiusi… non c’era nessuno, tranne quella ragazza con le lentiggini, i capelli raccolti a coda e i libri sottobraccio che aveva l’armadietto di fronte al suo. Allora era proprio lei che aveva parlato e proprio a lui era riferita quella sillaba.

Beh, sì, pensò tra sé e sé, quella non era più che una sillaba. Anzi no, forse erano due. L’aveva appena studiata, la differenza tra dittongo, iato e trittongo. Dunque, due vocali è un dittongo, tre vocali un trittongo, a meno che tra queste vocali ve ne siano almeno due “forti”, già ma quali sono quelle forti e quali quelle deboli? A,E,O sono forti, ora ricorda! (aveva preso sette in quel compito) e I e U sono “deboli”… quindi “ciao” è uno iato, e allora sono due sillabe, non una!

Si risollevò al pensiero che non una, bensì due sillabe gli aveva rivolto quella ragazza carina che lui pensava se la tirasse un casino, ma forse era solo timidezza. A lui piaceva un sacco, ma non aveva mai osato rivolgerle la parola, per timidezza, per la consapevolezza di non essere un Adone causa anche quell’acne giovanile che da qualche mese gli devastava il viso… ma forse la ragazza carina con i capelli raccolti a coda pensava che lui se la tirasse. Si rischiava di non venirne a capo. Eppure quel “ciao” era un buon inizio, anzi un ottimo inizio! Anticamente era un segno di sottomissione, voleva dire schiavo, “Sciào” in veneto, usato solo al maschile perché altrimenti si sarebbe dovuto dire “Sciàa”, ma Ciàa non l’aveva mai sentito dire, lo schiavo è solo il maschio. Ridacchiò tra sé, pensando a sua madre, femminista che lo correggeva quando parlando di una prima cittadina diceva “sindaco” al posto di “sindaca”. Ma forse “ciao” si riferiva all’uomo inteso come genere umano… una sineddoche! (si mise a ripassare tutte le figure retoriche in vista del compito che avrebbe avuto la settimana successiva).

Inoltre pensava che mentre nella lingua inglese si usa Hi quando ci si incontra e Bye quando ci si commiata, il nostro “ciao” vale sia per il saluto iniziale che per quello finale… e mentre il nostro piccolo eroe brufoloso continuava a intorcinarsi in elucubrazioni semantiche e sintattiche, si sentì echeggiare in quel corridoio ormai deserto un “Allora, ciao!” ancora più squillante del primo. Si girò e fece appena in tempo a vedere un cappottino verde che si allontanava. Dentro quel cappottino abitava la ragazzina con le efelidi che – ahilui – aveva usato in pochi minuti quel “ciao” in tutte le sue accezioni possibili…

E il nostro deluso secchione tornò a casa da solo ascoltando quel bel pezzo di Lucio Dalla di cui gli aveva tanto parlato suo padre, il cui ritornello faceva: “Ciao! È la colpa di non so di chi… Ciao, ciao ciao…”


Claudio Bisio


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