Come sarò nel duemila? È una domanda difficile per me che faccio fatica a pensare che faccia avrò domani mattina. Per la verità Sergio Citti ha provato già ad invecchiarmi, in Mortacci, il film in cui vado su e giù dal cimitero, ma io credo, nei momenti di ottimismo, che fra dieci anni non sarò ancora ridotta così. Scherzi a parte, non mi immagino. Non mi immagino proprio, né fisicamente, né caratterialmente. Probabilmente è che noi attori siamo abituati a cambiare il look, come si dice ora, e quindi i mutamenti, anche quelli fisiologici, sono accettati e/o sopportati in modo diverso, forse con maggiore accondiscendenza, e comunque con qualche dollaro di curiosità in più. Come se fossimo sempre pronti per una scena, e quindi soltanto truccati ad arte, e mai invecchiati per davvero. Moralismi a parte – certo che poi siamo tutti coscienti e presenti, ci mancherebbe altro… – nel duemila io potrei essere diventata una bambina, e naturalmente una bambina tenace, che va per la sua strada e che crede nella sua testa, come un po’ sono anche oggi. A me piace cambiare, e faccio questo mestiere anche per non sopportare l’angoscia del quotidiano sempre uguale. Ho fatto molte parti, e ce ne sono ancora tante che desidero provare, anche per continuare a dimostrare e dimostrarmi che posso far sorridere, posso far piangere, e posso far pensare: Anna dei miracoli, che rappresento ancora quest’anno nei teatri italiani, e nella mia preferita Milano, mi ha dato una bella dimostrazione e una bella soddisfazione, in questo senso, e mi ha anche insegnato a fare un po’ da mamma. Duemila, duemila, duemila… ma sì, giù la maschera, lo confesso: forse sarò un robot.  


Mariangela Melato


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