Due righe sulla Smemoranda

di Gino&Michele su 16 mesi - Smemoranda 1980





Dicono: perché arancione? Diciamo: in fondo, nonostante Rostagno, resta pur sempre una sfumatura del rosso. Dicono: perché a righe e non a strisce, a palline, con le greche, o un dritto e un rovescio? Diciamo: le strisce lasciamole a Linus, palline e crocette sono affare democristiano, con le greche meglio andarci cauti (sono calde, sì, ma anche ventose, soprattutto le Cicladi); la formula poi del dritto e del rovescio l’ha già lanciata il duo Andreotti-Rognoni. Non ci restava che la linea, alla faccia di chi sostiene che non ne abbiamo mai avuta una. Dicono: la copertina in pelle è troppo lussuosa. Diciamo: forse che noi tutti siamo lussuosi? Eppure di pelle ne abbiamo quasi quanta la superficie del nostro corpo (dal calcolo togliere occhi, orecchie, denti, nari e chi più ne ha più né metta). Dicono: troppa pubblicità. Dicono: Craxi ha forse esitato a far sponsorizzare la primavera di Praga dalle stilografiche? Dicono: quella mela in copertina… Diciamo: vale la pena rispondere con le parole della pubblicità di quel prodotto alla frutta (il Rim?) che si vende solo in farmacia: “La mela è un frutto goloso che va masticato piano piano…”. Dicono: il titolo. Smemoranda è troppo ricercato. Diciamo: anche Amin è ricercato, eppure riscuote ancora il suo bel successo. È vero, lui viene dall’Uganda. Smemoranda invece viene da smemorare, come intenda deriva da un nuovo modo di concepire le vacanze: basta alberghi, orari, prenotazioni… Dicono: va be’, la prendiamo. Ma poi come si usa? Diciamo: innanzi tutto per bellezza, come la Nilde Jotti. E poi per scriverci sopra. Vanno perciò – state bene attenti – tenute in massima considerazione alcune norme: 1 – la Norma di Bellini, che è sempre un gran bel melodramma. 2 – non usarla per la raccolta delle figurine (noi l’anno scorso non siamo riusciti a finirla. A proposito ci avete un Longobucco doppio?). 3 – non annullare il voto (in storia dell’arte) con scritte rivoluzionarie. 4 – non scrivere: “Dio è più madre che padre”. Porta male. 5 – non usare le pagine per giocare a battaglia navale, che se poi affondate qualche profugo vi scoppiano le contraddizioni. 6 – non scrivere che Ferrarotti è un effervescente naturale. 7 – non scrivere: “Questo mese ho un ritardo di dieci giorni” se siete un maschio. Ingannereste voi stessi, ma non il vostro ginecologo. 8 – non fare gaffes: è di pessimo gusto regalare la Smemoranda a Pico della Mirandola. Ecco, Rumor è già meglio. 9 – non scrivere “Tanassi libero”. Anche se siete convinti che i socialdemocratici, in fondo, sono compagni che sbagliano. Seguire attentamente le avvertenze e le modalità d’uso.


Gino&Michele


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Smemoranda 1980


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