Elenco parziale ma disordinato delle notti memorabili

di Giuseppe Culicchia su 16 mesi - Smemoranda 2014





A zero anni la notte in cui sono nato: mancavano dieci minuti alla mezzanotte.
A ventinove anni la notte in cui una bella ragazza ha salvato la vita a me e forse anche a qualcun altro: mi ero messo al volante ubriaco e lei mi ha detto spostati che guido io e poi a un certo punto ha accostato e mi ha tenuto la testa e, come se non bastasse, qualche anno dopo mi ha pure sposato.
A diciassette anni la notte in cui sono tornato dal mio primo concerto e una volta a casa ho scoperto che non riuscivo a dormire: per l’emozione di aver visto dal vivo il mio gruppo preferito, ma anche per il fischio nelle orecchie.
A sette anni la notte prima della partenza per le mie prime vacanze in Sicilia: passata a sognare a occhi sgranati nel buio una terra che non avevo ancora mai visto, ma di cui nel corso del tempo avevo sentito raccontare da mio padre storie tragiche e meravigliose.
A diciotto anni la notte del viaggio in treno con cui iniziava l’ultima gita scolastica della mia vita con destinazione Parigi: dove alla Gare de Lyon mi aspettava una diciannovenne parigina conosciuta al mare qualche estate prima, cosa che lasciò a bocca aperta il resto della classe.
A trentanove anni la notte in cui con un paio di amici siamo rimasti a chiacchierare in strada tutta la notte: felici per il solo fatto di essere lì in strada a chiacchierare.
A ventun’anni la notte in cui all’uscita da un locale con un’altra amica siamo andati a cercare il forno dove stavano sfornando le prime brioches.
A undici anni la notte in cui per la prima volta sono riuscito a distinguere in cielo l’Orsa Maggiore: ancora oggi quando la vedo ripenso alla magia di quella prima volta.
A quarantatré anni la notte in cui la ragazza che una notte aveva salvato la
vita a me e forse anche a qualcun altro mi ha detto: “Svegliati, ché dobbiamo
andare all’ospedale, mi sa che sta per nascere”.


Giuseppe Culicchia


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Smemoranda 2014


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