F’are (dall’inglese italiano “fa’ se sei”)

di Alessandro Bergonzoni su 16 mesi - Smemoranda 2008





Certi animali vanno a gattoni, qualche pesce va carponi, l’uomo a tastoni perché sa spingere i bottoni. La stanza dei bottoni (ma ben più eccezionale è essere chi comanda la stanza delle asole) è considerata il punto nevralgico del potere: e il volere e il dovere? Aprirsi agli altri o chiudersi in se stessi: on o off? E perché abbreviare? Dare il via o andar via? Leggere gli astri (astrazione) o non far caso agli astri (distrazione)? Accesso o successo? Il fuoco brucia i tasti per poterlo accendere o spegnere? Vita e morte on e off è eutanasia? Violenza? Botte o bottoni? Meglio un cazzotto o il cazzotto (il sesso può essere goffo e cicciottello)? Tastiera che tempo del verbo è? On e off son decisioni da prendere: ma le prendiamo a chi e per darle a chi? E loro son d’accordo? E d’amore? Oh indice che ti schiacci volente e nolente, buon polpastrello che non sei altro, ciccina pressoria, impronta lasciva, pressione dosata, sai che cosa stai facendo mentre fai o non te lo chiedi mai? Perché non s’usa il naso, né il gomito e né la lingua? È giusto non darsi il cambio magari mentre un dito è nel naso? Pigiare deriva da pigiama? Cioé lo si fa prima che il dito vada a dormire? Il grande inventore russo Onoff quando scoprì questo gesto sulto e inconsulto sapeva cosa faceva, sapeva di passare alla storia dalla storia, sapeva che avrebbe fatto qualcosa che gli “premeva”. La moglie, Levetta Onnoff, credeva che il suo andare e venire sarebbe stato un atto erotico infinito… Son vite appiccicate, esistenze decisive, storie recidive, petitive e ripetitive. L’uso fa il caso, e il senso è in attesa (nella più grande fiera del mondo cioé allo stand by e se te ne vai stand by by…). Non è tanto l’on off ma quello che fa accadere, scoppiare o fermare (“fer mare” dal verbo bloccare l’oceano). I latini scrissero sul testo “De Visione” che la scelta era un obbligo per chi non capiva, e una libertà per chi non avrebbe mai capito.
Come disse una mia amica buca: “Chi non fa non falla!” Dai e dai a caccia di un buon motivo, più di certi cantanti demotivati ci tocca di toccare e diventiamo tocchi, m’atti, cioè pazzi di gesti, palpatori di culini, insensati sfioratori di sensori, dei presso ché, digitanti senza sapere quanti, clik e clok, diamo il comando ma solo in prestito perché ci deve tornar qualcosa indietro (da un’idea dei due famosi gemelli spagnoli il principe Azion e Re Azion).
Si tratta di aspettative e sulle aspettative non si tratta: macchè gioco di parole questo è il ballo dei concetti, la danza del senso abile e nauseabile, conscio e inconscio, la danza delle cose belle (una sola volta) e ri-belle, tragiche e magiche, ittiche (se il pesce anima va di corpo) e stittiche, solide o solite, rapide o cascate, tese o contese, brutte (ma in pace) o belliche (belle ma in guerra).
Cos’è questo su o giù? Su è l’inizio di superiore e giù l’inizio di giusto (dal greco giù stò)?
Se dovessi rispondere lo farei, ma siccome devo scrivere faccio come il giovane Mastengo.


Alessandro Bergonzoni


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