Il “ciao” normale.

di Federico Russo su 16 mesi - Smemoranda 2019





I modi per dire “ciao” sono davvero infiniti. Impossibili da elencare tutti nelle loro sfumature, declinazioni, toni, significati. Ci sono persone che usano un semplice “ciao” per esprimere un intero e articolato concetto, risparmiando così inutili discorsi. “Ciao”, se ci pensate, sono le quattro lettere alla base dell’economia della parola. Facciamo qualche esempio. Esiste il “ciaòòò”, con l’accento sull’ultima vocale che viene anche un po’ trascinata, è il saluto di chi se ne vuole andare, di chi ha fretta di farti rimanere come un fesso nel bel mezzo di uno scambio che ti auguravi continuasse, in altre parole equivale a dire “bona”. C’è il “ciao” vibrato, con le A lunghe e intermittenti come il belato di una pecora, il più falso, di chi ostenta confidenza ma ti bucherebbe le gomme, di chi sforza un sorriso ma in cuor suo ti sta solo facendo vedere i canini come certi animali della savana. E che dire del “cieo”, con la E, che sottintende marpionaggio, o il “sciao” che pure lascia intendere che vuoi fare roba. Di questo campionato anche il “ciao” sottovoce, o quello detto senza motivo in una lingua diversa da quella che si sta parlando; le probabilità che tu ci stia provando sono altissime. Ci sono poi il “ciao” secco, deciso, che significa “addio”, il “ciao” stupito di chi “tutto mi immaginavo tranne che trovarti qua”, il “ciao” dubbioso usato come risposta da chi in realtà si sta chiedendo “ma chi lo conosce questo che mi ha appena salutato?”, il “ciao” freddo di chi vuole ancora farti sapere che ce l’ha con te, il “ciao” innamorato, il “ciao” grato, il “ciao” di chi vuole sentirsi desiderato, il “ciaone” di chi si sente sarcastico e brillante, il “ciao”di chi si sente tradito, quello di chi si sente obbligato, o il “ciao” di chi si sente stocazzo. Provate a intonarli tutti, è un ottimo esercizio attoriale. Certo non è facile riuscire a comunicare con una singola parola sentimenti complessi come l’amore, la gratitudine, la gioia, la frustrazione, la malinconia, il rancore, la soddisfazione, il rimpianto, la serenità, il perdono, ma siamo tutti d’accordo che con molta pratica e dopo aver frequentato l’Accademia di Arte Drammatica si possono ottenere ottimi risultati. Provate a chiedere questo tipo di esperimento a gente come Jim Carrey o Will Ferrell, è roba di ordinaria amministrazione per loro. Ma perfino il più espressivo degli attori, il più incredibile dei trasformisti non riuscirebbero nella prova impossibile: il “ciao” normale. Nessuno lo ha mai saputo interpretare nella storia dell’umanità, neanche quando il “ciao” si diceva sfregando delle pietre di selce. Il “ciao” normale, quello che non sottintende niente di niente, nessun riferimento anche minimo a qualcosa che vada oltre il saluto, nessuna contaminazione, il deserto, il piattume più totale. Provateci, non ci riuscirete mai. Io, per esempio, con tutto questo pippone che vi ho scritto, volevo soltanto salutarvi.


Federico Russo


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