15 secondi

Allora, vediamo… Fotocamera interna. Modalità senza tenere premuto, così il pollice non si atrofizza. Perfetto. Ora, invece, un bel filtro che ci renda socialmente accettabili… Questo? Troppo glitterato. Questo con le orecchie da cagnolino? No, a trentacinque anni anche no, dai… Potremmo invece far ricadere la nostra scelta sul sunglasses per camuffare i segni dell’ennesima notte insonne tra biberon e colichette. Dai, ci sta, andata per l’occhiale alla Poncharello!* Fa un po’ boomer**, ma così almeno salviamo il salvabile.

Ora arriva la parte più difficile della storia: cosa dire.
Anche se, dopo aver spulciato le stories altrui, non sembra poi così essenziale.
Volendo possiamo ricorrere a un diversivo, magari dando risalto ad altre qualità.
Per esempio, se avessimo un fisico da divinità greca, o portoghese come CR7, potrebbe bastarci un selfie mentre fingiamo di passare l’aspirapolvere. D’altronde, chi non lo fa a petto nudo a metà Gennaio?!
Oppure – opzione più percorribile per chi come noi quegli addominali da tartaruga non li ha – perché non immortalare con un superzoom di cuoricini la cena gourmet che abbiamo appena ordinato, spacciandola per una nostra creazione? Non può non funzionare. Boom di interazioni!

Pensavo però a una cosa… Va bene la cena #foodporn… ma perché non sfruttare la potenza dei social per diffondere un messaggio, per raccontare chi siamo e cosa pensiamo della realtà che ci circonda? Mmh… può essere rischioso… Ne vale la pena? Farlo vorrebbe dire mettersi realmente a nudo ed esporre il fianco alle critiche di chi non la pensa come noi. E chi c’ha voglia di ricevere centinaia di direct message di insulti, tra cui quello di nostra madre che ha appena aperto un profilo IG e non ce la fa passare liscia nemmeno su uno smartphone?

Ma sai che c’è? Me ne frego. La vita è troppo breve per preoccuparsi di che c*##@ pensa la gente, diceva Liam Gallagher. Cosa saranno mai, allora, quindici secondi? Non sono un bel niente. E allora premo il tasto REC, male che vada la stories la rifaccio.

*Prima delle strabilianti serie tv che hai in mente oggi c’erano loro, i Chips: due poliziotti molto californiani di cui Poncho portava sempre un paio di grandi occhiali a goccia.

**Boomer: sono i nati tra gli anni ’40 e ’60, cosidetti figli del boom economico.


Finley


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Smemoranda


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