Ci sono due cose che gli appassionati di jogging sanno di non dover mai, ma proprio mai, fare: correre intorno alle mura di un carcere e farlo sulla spiaggia di Rimini la mattina dopo la Notte Rosa. Nel primo caso si rischia una sventagliata di mitra di una guardia a fine turno, quindi mezza addormentata. Nel secondo di inciampare in qualche corpo riverso sulla spiaggia. Ce ne sono centinaia, sono tutti giovani e verrebbe quasi da commuoversi vedendo quella ecatombe, così simile alle immagini dei film sullo sbarco in Normandia. Solo che questi non sono mica morti, quindi poveri eroi, sono solo ubriachi, quindi poveri pirla, crollati sulla battigia all’alba della Notte Rosa.
Costanza Confalonieri Bonnet, vice questore a capo della Squadra Mobile di Rimini, lei se ne frega dei luoghi comuni e non rinuncerebbe per nulla al mondo all’ora di jogging che per tre quarti dell’anno la vede calpestare la sabbia adriatica dal Grand Hotel, dove abita, fino a Miramare e ritorno. È appunto in vista del Grand Hotel, dopo aver percorso i soliti dieci chilometri, questa volta in 44 minuti per via degli ostacoli umani – si fa per dire – da superare (ha appena zigzagato intorno ai corpi di tre ragazzi sicuramente di Bologna perché, come ha potuto distintamente sentire, anche quando russano hanno la esse moscia di “sciorbole”), che il cellulare fissato al suo bicipite sinistro comincia a vibrare. È Orlando Appicciafuoco, ispettore capo. Costanza è contenta, sempre un piacere parlare con lui.
“Buona domenica, Orlando. Ha il bollettino di guerra?”
“Buongiorno, dottoressa. Sì, abbiamo otto accoltellati, ma di striscio, una cinquantina di intossicati da alcol, che però saranno dimessi in giornata, quattro caduti nel porto canale, che purtroppo sapevano nuotare, e solo tre dispersi contro i 37 dell’anno scorso. Quantum mutatus ab illo.”
“Non so, l’anno scorso non c’ero. Comunque direi ottime notizie. Dei tre dispersi cosa sappiamo?”
“Facevano parte di una compagnia di una trentina di ragazzotti dell’Alta Val d’Intelvi, che al confine con la Svizzera sta. Riconoscibili perché tutti indossavano una t-shirt metà rosa e metà verde con la scritta W IL ROSA ʍ Il NE(G)RO. Ma li ritroviamo prima di pranzo.”
Costanza saluta Orlando e pensa che non ha visto alcun paleo leghista verde-rosa spiaggiato durante la sua corsa mattutina, per cui i ragazzi si saranno nascosti negli anfratti di qualche stabilimento o bagno, come lo chiamano qui. Perché bisogna fare attenzione e avere rispetto. Se c’è una cosa che la milanese Costanza Confalonieri Bonnet ha imparato nei suoi primi dieci mesi riminesi è che ci sono certe parole che in Romagna devono essere quelle e basta. Il sinonimo viene considerato sfregio alle radici etnico culturali, per cui, se non vuoi mancare di rispetto, devi girare alla larga. Di conseguenza, mai chiamare stabilimento il bagno, tortellino il cappelletto, vongola la poveraccia, motorino il motore, ma, soprattutto, mai chiamare krafen il bombolone. Quello no, mai e poi mai. Una volta il vice sovrintendente Balducci, di Corpolò, quindi autoctono, le aveva tenuto una lezione sul bombolone romagnolo, da non confondersi con quello emiliano, per via della crema. Per spiegarsi, le aveva fatto questo esempio: “Supponiamo che in Nove settimane e mezzo Michi Rurche – a Corpolò fanno errori di ortografia non solo quando scrivono, se no son capaci tutti – avesse spalmato di panna il corpo nudo di Chim Basinger, evidente che in quel caso la panna sarebbe stata il mezzo per raggiungere il fine, che era il corpo dell’attrice. Ma se, invece della panna, avesse usato la crema del bombolone romagnolo, ah dì, lì sicuro che la situazione si ribaltava: Chim Basinger diventava il mezzo per cosare il fine che, senza ombra di dubbio, era la crema del bombolone. Va là che non mi sbaglio mica!”. Naturalmente non era ammesso alcun dibattito.
Questo almeno secondo il Balducci, che di nome fa Emerson Leichen Palmer, scritto proprio così, per due motivi. Il primo, che il padre era un fan del rock progressivo. Il secondo, che l’impiegata dell’anagrafe, di turno il giorno della sua nascita, era romagnola purosangue, con quel che consegue in fatto di ortografia. In più, del mondo dei dischi ne sapeva così così. Per dire, a suo giudizio la musica si divideva in due sole grandi categorie universali. Nella prima c’era Laura Pausini e poi basta. Nella seconda, tutti gli altri, ma proprio tutti, da Beethoven a Fedez, che tra l’altro deve essere sordo anche lui, visto come canta. Questo almeno il suo pensiero aggiornato ai nostri giorni.
Intanto Costanza, che è anche Connie per gli amici, rientrata al Grand Hotel e dopo essersi fatta una doccia veloce, è quasi pronta per andare in Questura e fare il punto con i suoi uomini sui danni provocati dalla Notte Rosa. È la prima domenica di luglio e il campanile della chiesa di San Girolamo a Marina Centro annuncia ai fedeli interessati che la messa delle otto sta per iniziare. Prego affrettarsi.
Il suono del cellulare della vice questore si inserisce quasi a tempo tra il din e il don delle campane. Sul display compare un nome, Valentino Ballarini, che a Connie provoca una piccola aritmia. Trattasi infatti di un pescatore, ma anche di uno degli uomini più affascinanti che la Confalonieri Bonnet abbia mai incontrato. Ha avuto modo di conoscerlo e frequentarlo, per troppo poco tempo, ahi lei, durante un caso di omicidio, quello di Diamante Brandolini, di cui la Mobile si era occupata un paio di mesi prima. Poi non lo aveva più sentito. Così risponde incuriosita: “Avvocato Ballarini, come sta?” perché il pescatore rubacuori è anche laureato e ha uno studio legale, specializzato in pratiche marine.
“Buongiorno, dottoressa. Io sto bene e lei? L’ho svegliata, per caso?”
“Ma no, stavo vestendomi per andare in ufficio.”
“Quindi significa che non è vestita?” Ahi, ahi, ahi… Segue un silenzio che però non nasconde imbarazzo, semmai rammarico di non essere, i due, raggiungibili nel breve. Perché Costanza, un pensierino… E infatti, butta lì per sondare: ‘Lei è in mezzo al mare, immagino’”.
“Sì, sono sull’Aurora. Ho lasciato il porto verso le tre di stanotte e adesso siamo a circa trenta miglia al largo di Cervia.”
Peccato non essere lì con te, pensa Costanza, che sull’Aurora c’è già stata per l’ultimo saluto alla povera Diamante. È in quella occasione che Valentino le ha spiegato che suo nonno aveva chiamato il peschereccio Aurora un po’ perché era il nome della moglie, la nonna, e un po’ perché l’Aurora era l’incrociatore che sparando il colpo di cannone aveva dato il via all’assalto del Palazzo d’Inverno e alla rivoluzione bolscevica. Giusto per far capire dove si collocasse politicamente il nonno. A babordo della sinistra, che più in là non c’è niente. Non che più in qua…
“Devo dirle, Valentino, che un po’ la sua telefonata mi lascia perplessa. L’ultima volta aveva ripescato un trolley che nascondeva una brutta sorpresa. Questa volta, invece?”
“Questa volta la sorpresa non era in mare ma sull’Aurora. I miei marinai, Sahid e Assad, se li ricorda?”
“Certo, due tunisini, giusto?”
“Sì, tunisini. Stavano per lanciare la prima calata per lo strascico, quando all’improvviso, dalla cabina di pilotaggio, li ho sentiti litigare furiosamente. Era successo che sulle reti avevano trovato tre ragazzi addormentati, tutti con una maglietta rosa e verde con scritto W IL ROSA ʍ IL NE(G)RO.”
“Uau!” dice Connie, tirando un sospiro di sollievo. “Li stavamo cercando sulla spiaggia. Si vede che, invece, sono saliti sull’Aurora al porto e lì si sono schiantati. Bella notizia, grazie. Ma, scusi, perché Sahid e Assad litigavano?”
“Ma come, non lo indovina? Due tunisini… quella scritta…”
“Non ci credo! Litigavano se buttarli a mare o no?”
“Ma neanche per sogno. Sul buttarli a mare erano d’accordissimo tutti e due, ci mancherebbe. No, la lite era se buttarli fuori ancora addormentati, oppure svegliarli perché vedessero che li stavano scaraventando in mare. Diversa interpretazione di una sura, roba di Corano, insomma. Almeno credo, ma non sono mica sicuro. Comunque, meno male che sono arrivato in tempo!”
“E adesso i tre ragazzi dove sono?”
“Nella stiva, in mezzo al pescato. Però…”
“Però?”
“Però ho dovuto incatenarli per evitare ripensamenti dei miei.”
La risata del vice questore Costanza Confalonieri Bonnet copre l’ultimo rintocco delle campane di san Girolamo. La messa ormai è cominciata. Da qui in avanti, chi entra si sarà perso l’inizio e rischierà di non capire il finale. A meno che non abbia letto il libro. Qualcuno c’è.


Gino Vignali


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