Giura che non lo dici a nessuno

di Francesco Piccolo su 12 mesi - Smemoranda 2013





È un periodo che mi capita così. Mi dicono: “Sto facendo questa cosa, ma non lo dire a nessuno”.
Hanno fiducia in me. Mi telefonano, mi incontrano e all’improvviso abbassano la voce e dicono che mi devono dire una cosa che però io non devo dire a nessuno.
Per esempio, Y si fa molto vicino e a bassa voce dice: “Sto facendo questa cosa, ma giura che non lo dici a nessuno”.
Io giuro. E non lo dico a nessuno.
Però poi, una volta che stiamo io, Y e X, a un certo punto Y dice: “Ma come, non l’hai detto a X che sto facendo quella cosa?”
“Ma tu avevi detto che non lo dovevo dire a nessuno.”
“Che c’entra, a X potevi dirlo, no?”
Ma se mi aveva fatto giurare che non l’avrei detto a nessuno, io non l’ho detto veramente a nessuno, e nemmeno a X.
È ovvio.
Anche perché ho pensato: se X lo deve sapere, glielo dirà Y stesso, probabilmente dicendo anche a lui che non lo dovrà dire a nessuno. Infatti, ogni volta che vedevo X, pensavo: chissà se pure X sa cosa sta facendo Y, probabilmente sì, perché come lo dice a me così lo dice a X. Probabilmente sia io sia X lo sappiamo, ma poiché abbiamo giurato di non dirlo a nessuno, né io lo dico a lui né lui lo dice a me. Se X non lo sa, allora vuol dire che non lo deve sapere, e quindi non glielo dico.
E invece X non lo sapeva, ma lo poteva sapere. Anzi, a sentire le parole appena pronunciate da Y: lo doveva sapere.
Quindi glielo potevo dire, anzi glielo dovevo dire. Solo che io avevo giurato di non dirlo a nessuno.
Risultato: X è offeso, e giustamente: con Y, perché l’ha detto a me e non a lui; con me, perché ho inteso che quel “non dirlo a nessuno” comprendesse anche lui, come se lui fosse uguale a tutti gli altri.
Allora ho capito che devo fare così: quando Y mi dice una cosa e mi fa giurare di non dirla a nessuno, io la dico a X, e se mi va la dico pure a K, o a Z; però a ognuno di loro dico che Y mi ha fatto giurare di non dirla a nessuno e quindi anche se gliel’ho detta, mi raccomando con loro non solo di non dirla a nessuno, ma di far finta di non saperla, anche se Y stesso dovesse decidere di dirgliela. Loro giureranno, ma faranno anche un ragionamento semplice e giusto: se io che l’ho saputa direttamente da Y questa cosa, e ho giurato, la dico lo stesso, figuriamoci se non possono dirla loro ad altri —basterà non farlo sapere a me. E soprattutto non far capire a Y di saperla e di averla ridetta a loro volta. Quindi X, K e Z la diranno a X2, K2 e Z2 facendo giurare a loro volta che non la diranno a nessuno. Ovviamente, faranno così anche X2, K2 e Z2 con X3, K3 e Z3, e così via.
Dopo un po’ di tempo, tutti sapranno cosa sta facendo segretamente Y, tutti avranno giurato di non dirlo a nessuno ma l’avranno detto a loro volta, anche se soltanto a persone di grande fiducia che avranno giurato di non dirlo a nessuno, le quali poi lo avranno detto a loro volta a persone di grande fiducia facendole giurare di non dirlo a nessuno: e se uno lo dice a un altro che però farà finta di non saperlo e per questo non lo dirà a nessuno (così si presume), ognuno avrà la sensazione di non essere mai venuto meno al giuramento.
È un meccanismo un po’ perverso, lo ammetto, ma permette a ognuno di salvarsi quando arriva il momento finora inaspettato, ma che non mi coglierà più di sorpresa. E cioè, quando saremo io, Y e X, e Y dirà di nuovo: “Ma come, non l’hai detto a X che sto facendo quella cosa?”
Perché a quel punto io posso dire: “Certo, a X l’ho detto. Ma soltanto a lui e mi ha giurato che non l’avrebbe detto a nessuno”.
X confermerà con convinzione e complicità. E se poi lo stesso X dovesse trovarsi con Y e X2, e Y gli dirà: “Ma come, non l’hai detto a X che sto facendo quella cosa?”, anche X potrà non farsi trovare spiazzato e potrà dire: “Certo, a X2 l’ho detto. Ma soltanto a lui e mi ha giurato di non dirlo a nessuno”.
Così, non ci si fa trovare sorpresi se Y aveva pensato che non si poteva dirlo a nessuno, tranne che a X, a X2, a K, a K2 eccetera; se poi Y aveva davvero pensato che non doveva saperlo nessun altro, si può far finta di non averlo detto a nessuno; in questo modo X non si offende con me, X2 non si offende con X, X3 non si offende con X2. E la questione sarà salvaguardata e senza alcun punto debole.
A meno che.
A meno che poi Y non mi abbia voluto tendere una trappola e mi ha detto: “Ma come, non l’hai detto a X?” proprio per verificare se io davvero non l’ho detto a nessuno; quindi per capire se, nonostante mi abbia fatto giurare, io non ne abbia tenuto conto e sia andato comunque a spifferare tutto a X. In quel caso, Y che si era fidato di me perché sapeva che sarei stato l’unico che davvero non l’avrebbe detto a nessuno, capisce che se non ho resistito io, figuriamoci poi gli altri, figuriamoci X: l’avrà detto di sicuro a X2, X2 l’avrà detto di sicuro a X3 e così via. E se l’ho detto a X, pensa Y, l’avrò detto anche a K. E anche a Z. K e Z poi l’avranno detto a K2 e Z2, e così via.
Così, visto che io giuro di non dirlo a nessuno e poi lo dico a X e forse anche a K e Z, non è più il caso di mettermi a parte di alcun segreto.
Solo che io non posso saperlo se me lo ha chiesto sul serio o se mi voleva mettere alla prova. L’unica possibilità che ho, nel tempo, di capirlo, può essere il fatto che Y non mi dirà più nessun segreto. Ma non è una prova sicura nemmeno questa. Perché è possibile pure che Y per lungo tempo non avrà alcun segreto da confidare, e se non mi dice più “ti devo dire una cosa ma mi devi giurare che non la dici a nessuno”, può significare sia che non mi confida più segreti sia che non ha segreti da confidare.
A meno che.
Un altro modo di scoprirlo c’è. E cioè: se Y i segreti non li dice più a me, allora li dirà a X. Quindi, poiché io a X avrò detto il segreto di Y, è molto probabile che X mi dica, la prossima volta, che Y gli ha detto una cosa facendogli giurare che non l’avrebbe detta a nessuno, e lui invece la dice soltanto a me, ma devo giurare anch’io di non dirla a nessuno. X dovrebbe proprio farlo, visto che quando Y lo ha confidato a me un suo segreto, io sono andato a dirglielo. Anche se per X è pericoloso, perché sa che ora Y si fida di lui e non più di me, proprio perché io sono andato a dire a X il segreto di Y; quindi X sa che se lui dice a me il segreto di Y, e cioè se giura di non dirlo a nessuno e poi lo dice — anche se solo a persone fidatissime dalle quali si fa giurare che non lo diranno a nessuno — Y non glielo dirà più nemmeno a lui e la prossima volta lo andrà a dire a K o a Z.
Quindi X deve fare una scelta tra il rischio che Y sappia che l’ha detto a me, e il rischio che io venga a sapere che Y gli ha detto una cosa, lui ha giurato di non dirla e davvero non l’ha detta, nemmeno a me. Chissà che addirittura poi X non l’abbia detta a K e a Z, chissà che K e Z non l’abbiano detta a K2 e Z2 e io sarò rimasto il solo a non sapere niente, perché Y ha detto che non lo deve dire a nessuno, che se vuole al limite può dirlo a K e a Z, ma solo a loro, e a nessun altro, e specialmente non deve dirlo a me, perché una volta che ha detto una cosa solo a me, io gli avevo giurato di non dirla a nessuno e invece l’ho detta a tutti.
Quindi, l’unico modo per scoprire se Y non si fida più di me, è aspettare che X mi dica un segreto di Y. Ma se non me lo dice, non vuol dire che non vuole dirmelo. Perché può significare sia che non vuole dirmelo, sia che Y non gliel’ha detto perché sa che poi X lo viene  a dire a me e ad altri come facevo io, sia che Y in questo periodo non ha segreti da confidare in disparte.
Perché se li ha, lo so che va a dirli a X e non a me. E so pure che dopo un po’ la rabbia nei miei confronti gli passa, e una sera che stiamo io, lui e X, lui dirà a X come mai non mi ha detto che lui stava facendo quella cosa.
X dirà che Y gli aveva fatto giurare di non dirla a nessuno e per questo non l’aveva detta a nessuno.
Y dirà che non c’entra, perché era chiaro che a me poteva dirla.
E io mi offenderò a morte: con Y, perché ora le cose non le dice più a me ma a X; con X, perché ha inteso che quel “non dirlo a nessuno” comprendesse anche me, come se io fossi uguale a tutti gli altri.

La mia vita sociale, ultimamente, si è molto molto complicata. I rapporti hanno troppe variabili: le persone che ho intorno hanno segreti che si intrecciano, a volte contraddittori o conflittuali. Custodisco una enorme quantità di segreti, ho giurato una quantità di volte di non dirli a nessuno, qualcuno l’ho detto a qualcuno e qualcuno non l’ho detto davvero a nessuno. Però devo dire un mio segreto, questa volta: ormai faccio un sacco di confusione, non mi ricordo più chi mi ha detto cosa, e a chi potevo dirlo e a chi non potevo dirlo. A chi l’ho detto e a chi no. E cosa ho detto. Non ricordo più niente, e sono dentro a un groviglio inestricabile, ormai. La tentazione di non uscire più da casa è diventata molto pressante. In realtà, sarebbe risolutiva. Ma giurate di non dirlo a nessuno.


Francesco Piccolo


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