Queste pagine sono state scritte sopra l’Atlantico, a bordo di un volo di ritorno dagli Stati Uniti, tra i detriti di un pasto aereo che la hostess si rifiuta di portare via.
 Sono appena stato a Chicago, a Washington e a New York. In questi posti, come sempre, ho studiato gli americani e gli Americanti.
  Gli americani, li trovo interessanti: altrimenti, non ci avrei scritto un libro. Ma gli Americanti sono strepitosi: sono gli italiani che cercano di fare gli americani. Sono replicanti dilettanti ed esuberanti. Sono la prova che l’America è micidiale: contagia la gente, che è fiera di ammalarsi.
  Come si riconoscono questi connazionali? Non c’è bisogno di sentirli parlare. Basta osservare alcuni segnali. Per comodità, li elenchiamo in ordine alfabetico.

BEVANDE L’Americante beve quando non ha sete. Questa è una novità. Finché stava in Italia, bere era un modo di soddisfare un bisogno fisico. In America, le bevande sono invece un dovere sociale: acqua con ghiaccio appena seduti al ristorante, bevande dai colori fluorescenti e nomi come “Rugiada di Montagna”, birre acquose e gelide in grado di anestetizzare il palato. La “soda” – un nome che accomuna coca-cola, aranciata e gazosa – viene venduta in secchielli, anch’essi pieni di ghiaccio (che poi si scioglie lasciando una brodaglia insapore).
  In Europa, un italiano insorgerebbe. Non quando è negli Usa. Il desiderio di assimilazione trasforma ogni ribelle in un masochista.

CAPPELLINI Il cappellino da baseball è un segno inequivocabile. Nessun connazionale, dai quattro agli ottantaquattro anni, sa resistere. C’è chi cede dope due ore, chi dopo due giorni o due settimane. Ma cedono tutti. I più anziani sembrano il vecchio Bush che sta andando a pescare il tonno. I più giovani ricordano personaggi minori dei Simpson. Alcuni depravati indossano il cappellino al contrario pensando di somigliare a Leo Di Caprio. In effetti, hanno soltanto il sole negli occhi.

CINEPRESA Le panchine colorate lungo Michigan Avenue a Chicago, la Casa Bianca a Washington, un parco a Manhattan: l’enorme déjà-vu rappresentato dall’America (ogni cosa sembra di averla già vista, in ogni posto sembra di esserci stati) fa sì che gli Americanti scattino in maniera forsennata. Il sogno segreto di ogni turista, infatti, è sentirsi a casa; quando ci riesce, vuole le prove. Le immagini più divertenti sono quelle dei grattacieli. Pur di farli stare nell’inquadratura, amici e parenti vengono ridotti alla dimensione di un insetto.

DOLLARI L’Americante, dopo tre settimane di soggiorno, teme ancora di confondere i biglietti da 50 dollari con quelli da 5 dollari. Ma non vuole ammetterlo. Quindi, ogni pagamento avviene alla moviola, mentre l’americano di turno (taxista, negoziante, cameriere) sbadiglia.

JET-LAG Gli Americanti adorano il cambio di fuso orario. Alcuni per il gusto di lamentarsi; altri perché garantisce l’impunità quando telefonano in patria ad orari sconvenienti (“Carissimo, non dirmi che ti ho svegliato? Come dici? Sono le quattro del mattino?”). C’è chi lo apprezza in quanto permette di esibire finalmente quel ridicolo orologio con due quadranti, e chi lo considera un eccellente argomento di conversazione. Penso di aver ascoltato mille volte la frase “Che ore saranno, adesso, in Italia?”, e ogni volta mi inquieto. Siete in America, accidenti. Cosa v’importa sapere che ore sono in Italia?
  Il malessere conosciuto come “jet lag” è un delizioso corollario. Gli Americanti lo amano, perché è esotico, e permette di lamentarsi.  Ho ascoltato mariti descrivere alle mogli disturbi stranissimi, e le poverette – abituate, evidentemente, all’ipocondria del maschio italiano – dovevano fingere di prestare attenzione spiegando che no, il prurito non è una conseguenza del jet-lag, e la regola “per ogni ora di fuso, un giorno d’adattamento”  è soltanto un’indicazione di massima. Una settimana dopo l’arrivo a New York, quindi, non era il caso di trascinarsi da una stanza all’altra come uno zombie.

MAGLIETTE Il motto degli americani: comodità prima di tutto! Il motto degli Americanti: facciamo come gli americani! Ecco, quindi, ragazzine smilze indossare magliette XXL, e personaggi insospettabili comparire a cena con T-shirt che annunciano la frequentazione di università, spiagge, città, club, ristoranti e musei. Quasi mai è vero, ma la discesa verso la sciatteria è eccitante.

MANCE Lui: “Il sistema delle mance è brutale, ma chiaro. Occorre raddoppiare l’importo delle tasse. Lo si fa volentieri, in fondo, perché i camerieri sono pagati poco e sono cordiali. Oggi eravamo nel Village, e ci siamo fermati in un cafeteria. Un po’ cara, e con quello che ho lasciato di mancia potevo comprarmi un’altra felpa da Gap. Comunque, l’ho detto a Maria: questa è l’America, bisogna prenderla com’è.”
Lei: “Ho sposato uno spilorcio. Dovevate vederlo. Eravamo in un ristorante e quando c’è stato da lasciare la mancia – quindici dollari – aveva i crampi allo stomaco. Andando via, guardava angosciato il mucchietto dei soldi, neanche dovesse abbandonare un parente. Ma sapeva che i camerieri ci tenevano d’occhio, e l’avrebbero inseguito se cercava di fare il furbo. Da filmare.”

PANTALONI Il pantalone dell’Americante, durante la fase della mutazione, si allarga e si accorcia. Si allarga perché sotto l’indicazione “relaxed fit” si nascondono calzoni grandi come spinnaker. E si accorcia perché personaggi dalle cosce improbabili scelgono il pantoloncino  tipo “cargo” con tasconi laterali. L’effetto finale è agghiacciante, ma l’Americante non lo sa. È mimetizzato, perciò è felice.

SALDI Come Oscar Wilde, l’Americante sa resistere a tutto, ma non a una tentazione. I saldi americani sono ipnotici, anche perché reali. Davanti alla scritta “SALE” (che c’è sempre, negli Usa sono furbi) la salivazione italiana aumenta, e la mano corre verso la carta di credito.

SIGHTSEEING Il “sightseeing tour” di New York vale sempre la pena: la folla tre metri sotto, i grattacieli cento metri sopra. Il vero spettacolo è però costituito dagli Americanti che, al piano superiore (scoperto) di un autobus doppio, si alzano tutti insieme per scattare fotografie. Di solito, in prossimità di un ramo o di un semaforo che potrebbe abbatterli. Non accade. Gli Americanti sono protetti dall’angelo custode degli incoscienti, e dalle urla di avvertimento degli altri passeggeri.

ZAINO In Italia, l’ha indossato per l’ultima volta al liceo, o durante il servizio militare. Ma gli Usa producono il miracolo: l’Americante attempato porta zainetti Jansport o Eastpack, e con quelli saltella per le città, felice come un canguro (sono stati segnalati anche modelli Invicta e Smemoranda, portati dall’Italia). L’aspetto interessante della faccenda è questo: l’oggetto è piacevolmente ingombrante, e sbatte qua e là. Portate un Americante e il suo zainetto in un negozio – anzi, non c’è bisogno di portarlo, perché ci va da solo – e riuscirà a produrre più danni che Bossi al governo.  Se gli fate notare che sta demolendo il locale, vi dirà: questa è l’America, baby. Che non vuol dire niente, ma suona sempre bene.


Beppe Severgnini


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Smemoranda 2002


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