Guida per riconoscere i tuoi amici

di Paola Cortellesi su 16 mesi - Smemoranda 2012





Il bello dell’amicizia è la condivisione dei sentimenti, delle esperienze di vita belle e brutte. Nelle coppie di amici c’è sempre uno che parla e un altro che ascolta. Nell’amicizia che funziona questi ruoli si alternano a seconda degli accadimenti e degli stati d’animo e tutto fila equilibrato e liscio.

Poi ci sono le persone votate all’ascolto di chiunque: amici e conoscenti, vicini di casa o di posto in treno. Attirano sfoghi, confidenze, soliloqui e lamentele. Non perché siano migliori degli altri, semplicemente hanno il terrore di essere scortesi.

Io sono una di queste.

FRANCESCA (bramando uno straccio di condivisione): “Stanotte ho fatto un sogno assurdo. Te lo racconto?”

ME (sono in ritardo ma non voglio essere scortese. Millanto entusiasmo): “Sì, dai!”

FRANCESCA: “Dunque… Mi trovavo, ma così – senza motivo, nel bel mezzo del deserto, ma su una slitta trainata dai cani, sai quelli che vanno sui ghiacci? Assurdo. Quando da lontano, attraverso la nebbia e la bufera, ma di neve – non di sabbia – ti rendi conto?, vedo arrivare mio zio Tonino ma con i baffi, che… l’hai conosciuto, mio zio Tonino, ti ricordi?”

ME (sono certa di non averlo mai visto): “Mi pare di… sì”

FRANCESCA: “Ma sì, dai, il cugino di papà, quello bassino- tarchiatello-troppo simpatico che c’era pure al mio compleanno di tre… no… quattro anni fa. Il compleanno che ho festeggiato con tuttissimi nel locale vicino a Testaccio”

ME: “Eh, non mi ricordo benissimo la faccia, eravamo più o meno un migliaio di persone”

FRANCESCA: “Va be’, comunque, nel sogno arriva zio Tonino con i baffi vestito con la divisa da arbitro a righe bianche e nere”

ME (fingo interesse entrando dettaglio): “Quindi non arbitro di calcio”

FRANCESCA(stizzita): “Non ho mai detto che era vestito da arbitro di calcio”

ME:(abbozzo) “No, infatti, sarà arbitro di basket”

FRANCESCA: “Ah, certo, strano per lui che è così basso…”

ME: “Va be’, mica gioca, è arbitro. Può anche essere basso” (perché incoraggio questa conversazione?)

FRANCESCA: “Eh, ma non è casuale… comunque nel sogno arriva e mi dice una cosa troppo strana, mi dice:

‘cantando cantando, anche la lepre s’arresta’. Strano, ve’?”

ME (Certo. È un sogno.): “Eh, sì”

FRANCESCA: “E poi se ne va… ah, no, prima di andarsene si gira mi guarda con quella sua faccia pacioccona e si tuffa nel lago”

ME: “Quale lago? Non eri nel deserto ghiacciato?”

FRANCESCA: “Ah, no, mi ero dimenticata che nel frattempo i cani mi avevano trainato su una chiatta che attraversava un lago grande come un mare, ma ghiacciato pure quello, però la nave ci passava attraverso e soprattutto zio Tonino ci si è tuffato dentro. Assurdo. Che avrà voluto dire?”

ME (non ne ho idea):“Mah, forse la lepre che s’arresta vuol dire che hai una vita troppo frenetica e dovresti riposarti di più”.

FRANCESCA “Eh, ma allora perché cantando cantando? Casomai correndo correndo, no?”

ME: “Cosa?”

FRANCESCA (inutilmente logica) “La lepre corre, non canta, non ti pare?”

ME (tento di riportarla alla ragione): “Va be’, è un sogno, magari qualche sfumatura la perdi”

FRANCESCA: “Chiamala sfumatura… è completamente diverso”

ME: “Però non starei a sottillizzare, è normale che nei sogni sia tutto un po’ confuso”

FRANCESCA: “Ma no, non c’è niente di confuso, tra l’altro zio era nitidissimo, proprio l’espressione degli occhi quell’aria beata, e poi perché zio tonino?”

ME (sentirà la sua mancanza, mi dispiaccio, sinceramente) “Forse semplicemente perché gli hai voluto bene e vuoi ricordarlo sereno e sorridente”

FRANCESCA: “Mmh… Sì, ma in un deserto bianco… vorrà dire qualcosa!”

ME: “Be’, tutti si immaginano il paradiso come un immenso deserto bianco, magari tu desideri che tuo zio Tonino sia sereno e felice ora che abita nel regno dei cieli”

FRANCESCA: “Zio Tonino abita alla Magliana”

ME: “Abitava?”

FRANCESCA: “No, abita”

ME: “Ma non è morto?”

FRANCESCA: (percepisco forte il suo disappunto) “No che non è morto. È vivo e fa lezioni di salsa.”

ME: “Ah, che ne so, ne parli come se fosse passato a miglior vita!”

FRANCESCA: “Io! Ma quando mai… Ma poi che cavolo di definizione è ‘a miglior vita’, cosa dovrebbe migliorare? Quello sta ‘na favola.”

ME: “Sì, ma stai molto calma è un modo di dire”

FRANCESCA: “Eh, allora evita i modi di dire e soprattutto evita di portare sfiga a mio zio che non t’ha fatto niente”

ME: “Macchiloconoscetuzio!”

FRANCESCA: “Mavaffaculo.”

ME: “’Fanculo te… (ecc.)”

(segue un’estenuante ora e mezza di “allora tu quella volta” tra rancori sopiti e conflitti mai sanati).

“Ho fatto un sogno assurdo, te lo racconto?”

Se qualcuno vi dice questa frase, a meno che l’interpretazione dei sogni non sia il vostro mestiere, rispondete con un sincero “no”. Se insiste, fuggite a gambe levàte. Senza guardarvi indietro. È per il bene vostro e di chi vi sta accanto.


Paola Cortellesi


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