I Maestri del thriller

di Lorenzo Beccati su 12 mesi - Smemoranda 2008





Un uomo bianco vestito da safari giace morto nella polvere del parco Tsavo in Kenia. Ha il corpo crivellato da fori di proiettile.
Un poliziotto osserva il cadavere e si gratta la testa.
Arriva una jeep. A bordo ci sono i maestri del brivido: Patricia Cornwell, Stephen King, Michael Crichton, Jeffery Deaver. A Nairobi si sta svolgendo il I convegno “I Maestri del thriller” con i quattro celebri scrittori. Il capo della polizia ha pensato di avvalersi della loro esperienza d’investigatori per risolvere velocemente il caso dell’omicidio nel bush.
Il giovane autista masai apre la porta e le celebrità del giallo scendono.
Jeffery Deaver, come avrebbe fatto la sua eroina di carta Amelia Sachs, chiede a tutti di non inquinare la scena del crimine. Lo scrittore osserva tutto e trova impercettibili tracce di segatura e sentenzia che l’assassino è un falegname psicopatico.
Patricia Cornwell esamina il corpo della vittima. Bianco, età apparente 50 anni, statura media, vestito dozzinale. Imitando il suo personaggio Kay Scarpetta, medico legale, esamina le ferite: fori di proiettili sparati a breve distanza e da varie direzioni. Patricia è certa che si tratti di un agguato cui hanno partecipato non meno di sette assassini.
La donna si fa da parte. Ora tocca a Stephen King. Con il solito sorrisetto mefistofelico stampato sul volto, lo scrittore nota un luccichio a circa quindici metri di distanza. Raggiunto il punto, raccoglie da terra un fucile da caccia. È di sicuro del morto. King è certo che l’uomo è stato indotto al suicidio da una divinità malvagia locale, una primitiva statuetta di terracotta, che ha voluto vendicarsi dello scempio perpetrato dall’uomo bianco.
Il poliziotto, colpito dall’acume dei maestri del thriller, si gratta la testa con più vigore e poi comincia con le ascelle.
Michael Crichton valuta la scena fino all’orizzonte e la vista arriva fino al Kilimanjaro. L’inventore di ER tocca i bassi cespugli, il bush, mentre un gruppo di elefanti si tiene a debita distanza.
Prende la parola a voce roca per dire che un agguato è impossibile poiché non ci sono posti per nascondersi. L’assassinio è opera di nanorobot comandati a distanza da un gruppo di eco-terroristi.
I maestri del thriller si appoggiano soddisfatti alla jeep certi ognuno d’essere nel giusto.
Si fa avanti il giovane autista masai e dice: 
“A sparare all’uomo bianco è stato un elefante”.
Gli scrittori sghignazzano e si danno di gomito. Jeffery è il più lesto a chiedere spiegazioni.
Per nulla intimorito, il guerriero vestito in abito tradizionale rosso e calzature di copertone d’auto risponde:
“L’ho capito dalla cacca dell’elefante”.
Le risate dei miliardari si fanno irrefrenabili.
Il ragazzo masai prosegue:
“Non so da voi, ma da noi gli elefanti la fanno in un bel monticello ordinato. Qui invece si vedono mucchi sparsi a caso. Il cacciatore bianco si è avvicinato con il fucile, ma un elefante gli ha preso l’arma con la proboscide. Spaventato, si è messo a saltellare e agitando il naso per aria ha tirato il grilletto sparando all’uomo e colpendolo dall’alto e dal basso e da varie posizioni. L’ha colpito quasi sempre. Forse la fortuna del principiante. Ogni volta che il povero elefante sentiva un colpo, se la faceva addosso dalla paura. Ecco perché l’ha sparsa tutt’intorno”.
Il masai raggiunge il gruppo di elefanti poco distante e torna con il pachiderma più grosso.
Il guerriero indica l’animale.
“Signori, vi presento l’assassino”.
I maestri del brivido, imbronciati, lo degnano appena di uno sguardo.
Il masai riprende:
“Come vedete ha tracce di polvere da sparo sulla proboscide”.
King, Cricthon, Cornwell e Deaver salgono sulla jeep e, stizziti, danno segni d’impazienza.
Il giovane autista masai prende il suo posto alla guida e l’auto si allontana dalla scena del delitto. Durante il tragitto nessuno parla. Solo l’autista fischietta allegro un motivetto rap.
Il I convegno “ I Maestri del Thriller” è stato annullato, all’improvviso.


Lorenzo Beccati


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