Il giallo di Cappuccetto Rosso

di Alessandro Robecchi su 16 mesi - Smemoranda 2010





Le cose non sono mai così semplici come sembrano, gente! Vi dico io come è andata veramente: tutta un’altra storia. Intanto le indagini vennero fatte malissimo, dei veri dilettanti, la scientifica non prese nemmeno in mano il caso. Nessuno controllò i tabulati telefonici di Cappuccetto Rosso, e così non si scoprì che era d’accordo con il guardacaccia già da giorni. Nessuno controllò l’alibi del lupo, tutti dissero che era stato lui: la parola di un lupo contro quella di un’innocente fanciulla, andiamo, chi avrebbe creduto al lupo?

Si accontentarono di controllare se aveva dei precedenti. E li aveva: i tre porcellini lo riconobbero da dietro un vetro a specchio e dissero: sì, è lui, ha soffiato sulle nostre case! Tutti i telegiornali diedero la notizia con grande evidenza, titoloni come: “È il lupo il mostro del bosco”, oppure: “Risolto il giallo! Lupo: convalidato l’arresto”. Nessuno fece l’autopsia alla nonna: se l’avessero fatta si sarebbero accorti che non c’era il dna del lupo, sul cadavere. L’opinione pubblica e interi greggi di pecore avevano già deciso: il lupo era colpevole.

Si organizzarono fiaccolate contro i lupi. Tutti i giornali cominciarono a scrivere che troppi lupi entravano nei nostri boschi, e bisognava rimpatriarli, e nessuno ricordò i tanti lupi che lavorano onestamente senza delinquere. Cappuccetto Rosso divenne una star delle trasmissioni del pomeriggio, raccontava la sua esperienza e la pagavano di più se versava qualche lacrima. La polizza di assicurazione della nonna – Cappuccetto Rosso ereditava tutto – venne fuori soltanto qualche tempo dopo, e nessuno ci fece caso. Il guardacaccia si trasferì ai Tropici, e nessuno si chiese dove aveva preso i soldi. Tutto venne archiviato in fretta e furia e il popolo continuò a odiare i lupi. È andata così. Fine della storia.


Alessandro Robecchi


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