Il mondo delle cose

di Aldo Nove su 12 mesi - Smemoranda 2014





Oggi come oggi è tutto pieno di cose!

Esistono tantissimo, ci sono cose ovunque.

Anzi, sono più le cose che esistono di quelle che non esistono! Un tempo non era così, un tempo un sacco di cose non esistevano e le gente era triste oppure andava oltre le Colonne d’Ercole a cercarle e poi tornava a casa scoglionata, tornava a Itaca e non aveva trovato delle cose nuove, moderne, interessanti.

Questo straordinario aumento contemporaneo di cose ha dovuto anche all’intelligenza, che è di più, come la cultura, aumentata uguale. Un tempo, un fenicio a fare un sudoku ci metteva due ore; oggi come oggi un porino qualunque ci mette anche un quarto d’ora, poi esce a giocare nel sole azzurro.

Con l’intelligenza a palla, l’uomo ha creato la qualunque che c’è.

I computer si sprecano e sono l’uno più bello dell’altro. I telefoni sono fantastici, stupendi, e non se ne può più di aspettare domani che ne inventeranno un altro pieno di altre cose belle. Chi s’annoia è stupidino. Divertirsi è stupendo con tutte queste cose.

 

Ma alcune cose non esistono.

Alcune delle cose che non esistono sono tristi. Hanno quella malinconia dell’anticamera eterna, sono cose buffe e inutili, a migliaia increate, ma sempre di meno.

 

Ad esempio i tostapane che sognano.

Non esistono gli alberi che fanno i tortellini.

Non esistono neanche i tori di cioccolato vivi.

Non esiste il fuoco che parla.

Non esistono i tuorli d’uovo fatti di albume, cioè se sono l’albume, non è possibile che siano il tuorlo, perché altrimenti non si capisce più niente, non ha senso.

 

Altre cose ancora non si sa se esistono o no. 

Ad esempio i fantasmi. 

Giacomo Leopardi, che è famoso anche se nessuno lo legge più da mo’, asseriva che i fantasmi (che egli denominava “fantasime”) sono solo delle illusioni del popolino ignorante. Oggi non esiste più il popolino ignorante, c’è Wikipedia e tutti possono andare in un momento a controllare la verità, ma lo stesso sui fantasmi c’è chi dice che non ci sono, e c’è chi dice che non ci sono. Io ad esempio da piccolo mi ricordo che forse ne ho visto uno un pomeriggio in una casa di un’amica di mia nonna, nella penombra. Mi sono spaventato e sono scappato. Però sono scappato troppo presto, abbastanza subito, e quindi non sono in grado, adesso che ho quarantasei anni e ne sono passati ben quarantadue da quel mitico pomeriggio, di dire se si trattava realmente di un fantasma oppure che ne so proprio dell’amica di mia nonna che, nella penombra del pomeriggio, mi era parsa un fantasma. 

Questo problema dei fantasmi si ripete uguale uguale per gli Ufo. 

Taluno sostiene che essi sussistono, numerosi, nei nostri cieli; talaltro afferma con vigore che no, i nostri cieli non vengono periodicamente visitati dagli Ufo. Se ne discetta in parecchi ambiti, degli Ufo, specialmente nella trasmissione televisiva “Misteri” che ha recentemente parlato anche dei fantasmi che ci sono nel cimitero di Viggiù, dove io sono nato. Tornando sulla frase precedente a questa, avrete notato che c’è un’ambiguità buffa, derivante dalle sue anomale peculiarità sintattiche. Ma rileggiamola assieme: “Se ne discetta in parecchi ambiti, degli Ufo, specialmente nella trasmissione televisiva “Misteri” che ha recentemente parlato anche dei fantasmi che ci sono nel cimitero di Viggiù, dove io sono nato”. L’inizio non ci interessa, anche se va notato che adesso (nel corso di questa citazione, – N.d.a.) è necessario intendere il soggetto sottinteso ossia gli Ufo. No, mi riferivo piuttosto alla fine della frase, ossia a questo passaggio finale: “nel cimitero di Viggiù, dove io sono nato”. Sembra che io sia nato nel cimitero di Viggiù! L’equivoco fa molto ridere, perché il cimitero è dove vanno i morti, non dove vengono i vivi, e spero che vi abbia procurato un sorriso.

 

Ma torniamo al mondo delle cose, delle quali siamo sommersi a guisa di sub, in un mondo che è così pieno da esserci il bisogno di farne un altro. Però è strano che di tutte le cose che ci sono, alcune di cui ci sarebbe bisogno invece non ci sono, o non ci sono più. Analizziamone alcune. Tra di esse spicca il lavoro. Il lavoro è una cosa importante perché da che l’uomo è uomo consente ad ognuno, attraverso il suo esercizio più o meno quotidiano (meglio se non quotidiano), di realizzarsi, di vivere. Bene, come avrete notato il lavoro sta diminuendo a una velocità preoccupante. Per questo motivo la disperazione aumenta, e la disperazione è una delle cose che c’è a tonnellate nel mondo. Ma non soffermiamoci solo su questo dato e valutiamo un’altra cosa che di cui il mondo non è più pieno. Una cosa di cui il mondo non è più pieno è la serenità mentale. La gente è preoccupata. La gente è fuori di cotenna, la gente è completamente out of melone. Molte cose brutte che succedono in questi anni recenti sono conseguenti alla scomparsa di questa cosa. Per questo motivo dovremmo rilassarci tutti un attimino, farci una bella canna e godere delle bellezze che il mondo ci offre, ad esempio l’amore. L’amore è FAVOLOSO! L’amore si può fare in compagnia o da soli, da soli meglio perché quando ti stanchi spegni il computer e basta, ma anche in due è stupendo, ci si dimentica di tutto e si sta lì felici. Bisognerebbe pensarci.

 

Ma torniamo alle cose che ci sono.

Chiunque potrebbe farne un elenco prolisso.

L’imbarazzo della scelta è inaudito.

Ad esempio ci sono le tegole.

Poi ci sono:

 

Le offerte 3 x 2 al Supermercato.

I koala.

Le schiene dei giocatori di Baseball.

I soffioni.

Gli One Direction.

Dei cosi di gomma per riparare i cancelli.

Il dado vegetale.

Gli amici.

Saturno e così via.

 

Alcuni non hanno le cose e questo è il problema che andiamo a affrontare nelle prossime righe di questo trattatello autoriale racconto. Dicevamo che le cose ci sono, ok, è stupendo, ma non sono di tutti. Ciò crea dei problemi e disordine sociale. Ci sono ad es. persone che hanno undici case e persone che non ne hanno neanche una. Le persone che ne hanno undici sono più ricercate di quelle che non ne hanno nessuna, sono invitate di più alle feste perché quelle che non ne hanno nessuna parlano solo di quello, diventano offensive insistenti e fastidiose. Fateci caso. Da questo punto di vista il mondo è fatto male. Molta gente si lamenta di questo e ha ragione, bisogna fare qualcosa per pervenire a un mondo più giusto, che ripartisca bene le cose tra noi che siamo all’incirca sette miliardi. Questa cosa dei sette miliardi mi ha sempre fatto impressione. Un immenso bailamme. Pensate, sette miliardi di persone che parlano contemporaneamente. Sarebbe insostenibile. Per fortuna metà delle persone, mentre le altre sono sveglie, dormono, così non ci sono mai più di tre miliardi e mezzo di persone sveglie, che fanno rumore, che si agitano attorno alle alterne vicende della nostra vita STUPENDA.

 

Ma torniamo alle cose. Di esse, ne prediligo alcune che sono piano piano svanite, ma che a suo tempo hanno reso felici parecchi di noi. Mi piace menzionarne almeno sette, consapevole che molte di più potrebbero essere inserite nella lista che sto per fare e voi state andando a leggere. Eccole:

  1. Il DOLCE FORNO. Il Dolce Forno era un giocattolo molto in voga negli anni Settanta dello scorso secolo, quando quelli che hanno quasi cinquant’anni come me ne avevano circa una decina. Era un forno giocattolo con cui si potevano fare dei biscottini. Piaceva molto alle bambine ma anche i bambini, che a quell’età hanno bisogno di identificazioni di genere nette, lo apprezzavano seppur di nascosto.
  2. PERTINI. Pertini è stato un grande presidente della Repubblica italiana. Fumava la pipa e andava sull’Aereo con l’Italia, dove giocava a carte con Bearzot, l’allenatore (aveva il naso tutto storto, sembrava un pugile) che, nel 1982, ha vinto il campionato del mondo di calcio. Una volta un bambino, Alfredino Rampi, è finito in un pozzo e Pertini è andato da lui perché era triste come tutti gli italiani di quel fatto [la sintassi di questa frase andrebbe controllata]
  3. I GIORNALINI PORNO. I giornalini porno sono stati il mito di una generazione, la mia. Tempo fa, non era come adesso che certe cose peccaminose le si possono trovare in un nanosecondo a milioni su Internet, bisognava procurarsele con fatica. I giornalini porno erano nascosti nelle case di quelli che avevano fratelli più grandi. Trovarne uno era un’emozione indescrivibile. Erano tutti appiccicati e bisognava staccarne con cura le pagine.
  4. L’INTELLIGENZA.
  5. LE CINQUECENTO LIRE. Le cinquecento lire erano dei soldi di carta che valevano poco, ma non pochissimo. Valevano poco ma qualcosa. Erano tipo 25 centesimi di euro ma ci potevi comprare delle cose interessanti come delle piccole cerbottane di plastica, o due penne biro ad esempio, e del colore che preferivi. Le cinquecento lire erano molto belle, e il fatto che fossero di carta dava loro comunque una certa sostanza , ti ci affezionavi.
  6. I ROCKETS. I Rockets erano dei cantanti spaziali con la faccia dipinta d’argento. Nei loro concerti avevano un trucco grazie al quale sembrava che al cantante, che aveva la faccia vagamente simile a quella di Mussolini, uscissero i raggi laser dalle dita. Su di loro c’erano una leggenda paesana ricorrente che diceva che erano morti perché intossicati dalle creme velenose che si spalmavano in faccia per apparire spaziali. In realtà questa leggenda appariva fin da subito inverosimile ma ogni volta che usciva ci preoccupavamo un po’ perché ci sarebbe spiaciuto se fosse stata vera ed era sempre un sollievo sapere poi che si trattava di una notizia falsa, messa in giro per creare scompiglio tra i bambini che l’ascoltavano.
  7. LE CARTOLINE ILLUSTRATE DEI POSTI IN CUI ANDAVANO LE PERSONE CHE TI VOLEVANO BENE. Un tempo si mandavano e le trovavi nella buca delle lettere. Adesso nella buca delle lettere ci sono solo pubblicità, raccomandate e Equitalia.

 

 


Aldo Nove


Vedi +

Smemoranda 2014


Vedi +