Il mondo dopo Facebook. Tre racconti

di Aldo Nove su 12 mesi - Smemoranda 2010





1.I diluviati

Quando c’è stato il diluvio universale avevo un canotto con cui andavo dal bagno alla camera da letto, dalla camera da letto in sala, dalla sala alla cucina, dalla cucina in sala, dalla sala alla camera da letto, dalla camera da letto al bagno ed era una vita, la mia vita, e passava così.
Mi ero riempito il frigo di roba perché il diluvio universale non scherza.
Avevo comperato la bresaola e delle altre cose da mangiare, per la sopravvivenza.
Ogni tanto pensavo a questa cosa della sopravvivenza e perché.
Per raccontarlo agli altri, dicevo.
Ma gli altri chi?
Ai miei figli.
Ma non li ho!
Eh li farò dopo il diluvio e così via, pensavo remando da una stanza all’altra.

L’acqua riempiva la casa a causa del diluvio universale.
Fuori, pazzesco.
Pensavo che ognuno per sopravvivere stava chiuso in casa sua con il canotto.
Io meno male vivevo da solo così non c’era traffico in casa.
Mi venivano in mente le famiglie numerose la mamma su un canotto il papà su un canotto il figlio su un canotto la figlia su un canotto la nonna su un canotto.
Il cane non lo so.

Diluvio, morti.
Io no.
Ero vivo e vegeto.
Ero su Facebook.
Siccome il diluvio era universale, c’era dappertutto e tutti avevamo sulla pagina di Facebook lo stato relativo alla nostra condizione di diluviati.
Io avevo paura che andasse via il wireless così non vedevo più Facebook.
Ogni giorno l’acqua si alzava di un qualche centimetro e alla fine ero quasi schiacciato contro il soffitto con il mio canotto.
Pensavo che comunque ero un eroe.
Pensavo che ero Bush.
Pensavo un sacco di scemate perché il diluvio mi stava portando via nelle braccia della morte ma ero tranquillo perché era successo già a molti e nessuno se n’è mai lamentato e non capivo perché tutti hanno paura di morire se tanto poi moriamo tutti ma forse Barack Obama avrebbe risolto il problema della morte e degli altri problemi mentre l’ossigeno incominciava a mancare remavo, remavo più forte da una stanza all’altra vivevo.

Ogni tanto per sicurezza pregavo tutto.
Non si sa mai.
Chiamavo al cellulare le persone e loro chiamavano me per fare dei discorsi che non tradissero il nostro curioso ruolo di barchette dentro le case di un mondo in fase terminale, posto che così fosse comunque tutto dipendeva da Dio.
Da Dio?
Dalla chimica?
Da Obama?

In Italia abbiamo un presidente del Consiglio che è sdrenato.
Dice delle barzellette e fa cucù alla Merkel.
Tutto il mondo ci deride e allora noi ridiamo insieme al mondo e il mondo è Facebook e questa è una delle cose bellissime di Facebook e la si capisce con il tempo e con la pratica, per creare un account nuovo ci vuole circa mezz’ora e bisogna avere un indirizzo di posta elettronica, e questo era il primo racconto, “I diluviati”, che finisce qui.

2. Lo scrittore Mark Zuckerberg

Mark Zuckerberg è il ragazzo che ha inventato Facebook, molto giovane.
Lui ha fatto il mondo in cui ognuno è una paginetta connessa a tutto il mondo di oggi.
Nel medioevo non era così.
Nella preistoria non era così.
Durante la seconda guerra mondiale non era così.
Adesso sì.
Adesso siamo connessi a un libro.
Il Libro.

Così, siamo le pagine di un libro inventato da Mark Zuckerberg che cambia in continuazione.
E non è finita qua.
Ogni pagina si scrive da sé!
Veramente. Mio nonno era un contadino nato nel 1900 ed è morto nel 1986 senza sapere niente di Facebook mentre c’è gente che è nata dopo di lui che ha l’account su Facebook, sono i giovani che hanno davanti a loro tutto il futuro.

Ma torniamo all’argomento del titolo del racconto.
Allora stavo dicendo che Mark Zuckerberg è uno scrittore che ha inventato un libro che si scrive da solo, che è scritto da milioni di persone che scrivono gratis e lui guadagna un sacco di milioni di dollari perché è un genio e ha capito che abbiamo tutti un disperato bisogno di parlare e di scrivere e lo facciamo su Facebook.
Questo c’entra con l’amore.
Abbiamo tutti un disperato bisogno d’amore.
E’ come un urlo che si leva dalle pagine di Facebook.
Ogni pagina grida che ha bisogno d’amore.
C’è un pazzesco, furioso bisogno d’amore.
Cosa sarebbe la vita senza l’amore?
Infatti.
Cos’è?
Ce lo domandiamo tutti.
Mentre ce lo domandiamo scriviamo.
Viviamo e scriviamo.
Ma chi.
Noi.
Noi americani?
Se siamo americani sì.
E se non siamo americani?
No.
Allora noi chi?
Noi persone.
Sì.
Quelli vivi?
E sì per forza noi vivi.
E vivi quando?
Adesso.
Adesso quando?
Nel 2009.

E i morti?
I morti niente.
Niente?
Ma non lo so.
Come non lo sai?
Non lo sa nessuno.
Ma ha detto il papa che l’aldilà esiste.
Questo è vero.

Ha detto così, deve essere così.

3. Tutto incominciava a prendere valore

Il giorno più bello della mia vita è stato l’11 settembre 2001.
Cadevano tutti giù, si buttavano da lì.
Non avevano mai fatto una trasmissione così bella alla tele.
Su ogni canale la stessa cosa.
Era la trasmissione universale e per la prima volta ho sentito che facevamo parte tutti di uno stesso mondo che poteva finire e questo non mi sarebbe dispiaciuto perché con mia moglie non va bene e ho due mutui da pagare.
Non è che sono un uomo particolare, o che ho qualcosa da raccontare.
Ma l’11 settembre 2001 non me lo toglie nessuno.
All’inizio mi ha mandato un sms mio fratello. C’era scritto di accendere la televisione. Ma come ho pensato accendere la televisione e basta? Con tutti i canali che ci sono? Già lì mi sono emozionato, ho capito che c’era qualcosa di strano.
Era arrivato l’11 settembre.

Mi sono messo sdraiato comodo sul divano e ho acceso la tele.
Mio fratello aveva ragione.
C’era l’11 settembre alla tele.
Finalmente qualcosa da ricordare.

Le persone mi chiamavano al telefono e mi chiedevano se avevo visto, ma stavamo vedendo tutti assieme ed era quello il modo migliore per sentirsi uniti.
I terroristi devono avere capito che ci sentiamo soli.
Ricordo sempre che c’erano quelli che si buttavano giù dal palazzo prima che prendesse fuoco.
Sembravano dei puntini e invece erano persone.
Io mi sono alzato dal letto e ho preso una bottiglia di birra dal frigo.
Poi è crollato il primo palazzo.
Le notizie erano confuse.
Appena era successo il fatto del primo palazzo, con la gente che gridava e tutta la polvere ancora in televisione,  è arrivato un altro aereo sull’altro palazzo oppure non mi ricordo bene, sono andato a prendere un’altra birra e guardavo quando hanno detto che c’era stato un attacco anche al Pentagono, era troppo emozionante e avevo il batticuore.
E se fosse stata la fine del mondo?
Ho chiamato al telefono mia moglie e le ho detto che le volevo bene.
Perché, mi ha chiesto?
Perché c’è un gran casino sulla Terra, le ho risposto.
Lei ha riattaccato e ho preso un’altra birra mentre dicevano anche che poteva essere scoppiata la terza guerra mondiale, e che quello era soltanto l’inizio e comunque sarebbe stato un modo spettacolare per finire, pensavo.

Io non ho mai capito tutta questa preoccupazione per continuare.
I terroristi volevano dire basta, andiamo un attimo via dal mondo, ma tutti insieme perché ci siamo stufati di questo casino.
La vita fa male e allora è meglio vederla finire alla televisione.
A un certo punto credo che mi sono addormentato perché ho sognato che l’11 settembre arrivava dappertutto e c’erano i miei vicini che si buttavano anche quelli del primo piano ma non si facevano un cazzo e dappertutto c’erano aerei che estinguevano la vita sul nostro pianeta.
Quando mi sono risvegliato ho sentito che Bush volava sopra un aereo segreto e teneva sotto controllo la situazione.
Poi è crollato un altro palazzo.
C’erano i pompieri e l’hanno menata per mesi con questi pompieri dopo.
Giravo di canale in canale e vedevo le stesse cose.
Avevo un po’ paura ma per la prima volta dopo anni sorridevo.
Sentivo che tutto incominciava a prendere valore.
Guardavo i mobili e li stimavo.
Erano miei.
Guardavo fuori dalla finestra ma non c’era nessuno.
Erano tutti a guardare l’11 settembre alla tele.


Aldo Nove


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