Il pianeta di Diecilandia

di Licia Granello su 16 mesi - Smemoranda 1988





Se guardate attentamente il cielo nelle notti di luna piena quando il nostro satellite ci mostra la sua faccia piena e tonda come quella di una palla… Beh, allora potrebbe capitarvi di scorgere la sagoma (inconfondibile) di Diecilandia. Che cos’è Diecilandia? Semplice, è il pianeta su cui nascono, crescono e si moltiplicano i numeri dieci. Un pianeta tondo a spicchi, con tanto di cuciture esterne e di valvola per gonfiarlo. Sui prati di Diecilandia crescono ciuffi di trifoglio e porte regolamentari. Se si ha un po’ di pazienza, a ben cercare si scoprono le sagome in serie, abbarbicate alle reti di recinzione. Ma la vera bellezza di Diecilandia è tutta nei primi giorni di agosto, quando sul pianeta Terra cominciano i preparativi per la nuova stagione del calcio. Squadre in ritiro, giocatori che sudano, corrono e imprecano, tifosi agitati che decidono lo scudetto d’estate. Su Diecilandia ai primi di agosto comincia la stagione dei palloni. Che spettacolo vedere i fiori rossi, pieni, tondi, aprire i loro petali per far uscire al sole un nocciolo di cuoio bruno, destinato a sbiancare con il tempo. È questo il momento più felice dell’anno, con i piccoli numeri dieci a raccogliere i palloni (ancora piccoli anch’essi) che vengono allineati sulla paglia perché maturino. Ed è intorno a Ferragosto (quando in Italia comincia la Coppa Italia) che i palloni sono pronti per essere calciati dai maestri numeri dieci e dai loro allievi. Su Diecilandia, infatti, esistono solo numeri dieci, piccoli e grandi. È una sorta di ciclo chiuso, rotondo come una palla (appunto): i piccoli numeri dieci vengono cresciuti e addestrati fino al momento della partenza per i campionati di tutti gli altri pianeti. Poi, a fine carriera, eccoli ancora a Diecilandia, pronti a insegnare l’arte del numero dieci ai nuovi allievi. Certo, non tutti i numeri dieci riescono con il buco (quello rotondo dello zero): ci sono quelli meno fantasiosi, che trovano un posto solo trasformandosi in numeri otto. E ci sono i falsi numeri dieci, che starebbero meglio con il nove, o magari anche con l’undici. Ma si sa, il prestigio del numero dieci… L’addestramento dei piccoli numeri dieci comincia all’epoca dei palloni maturi: destri, ambidestri e mancini, tutti in fila seguendo i movimenti dei Grandi Numeri Dieci. Lanci, barriere aggirate, palloni come uccelli dal volo beffardo, che si impennano e ricadono dolcemente nella parte più lontana della porta. E poi i passaggi, le traiettorie più impreviste e intriganti per mettere in condizione un qualsivoglia altro numero di segnare. (I numeri dieci non hanno molta considerazione dei loro passati, presenti e futuri compagni di gioco. D’altra parte, mica esiste Novelandia o Cinquelandia!). La sera, dopo tante palle lunghe e tante corse a testa alta e sguardo indagatore, i Grandi Numeri Dieci raccontano ai più piccoli quanto erano buffi i loro predecessori. “Una volta avevamo qui un ragazzine secco secco e con gli occhi furbi. Aveva così tanta voglia di giocare che a volte lo sorprendevamo a calciare i palloni ancora acerbi, piccoli così. Chi l’avrebbe detto, figlio di un emigrato piemontese del pianeta Terra… E quell’altro, anche lui di quelle parti, l’abbiamo mandato giù che era ancora alto come un soldo di cacio. Era un po’ litigioso con gli arbitri, ma che carriera, ragazzi! E quello piccolo e nero, tutto un ricciolo, che non sapevamo dove piazzare perché un vero numero dieci dovrebbe essere alto e nobile, come quello che abbiamo mandato a Firenze…” I piccoli numeri dieci ascoltano volentieri le storie di Platini, Rivera, Maradona, Antognoni. Sul pianeta di Diecilandia sognare è bello come giocare a pallone.


Licia Granello


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Smemoranda 1988


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