Il pugile innamorato

di Rossana Campo su 12 mesi - Smemoranda 2007





La sera prima le cose erano diventate un po’ pesanti, l’anima mi era stata presa dalla tempesta e avevo bevuto troppo. In più, mi ero messa a guardare un lungo documentario su Hubert Selby Jr. trasmesso dalla televisione francese. Selby era morto due anni fa e io me ne ero rimasta a guardare questo incredibile scrittore che verso la fine della sua vita assomigliava a un uccellino spelacchiato, col corpo devastato, come prosciugato da una malattia ai polmoni e da decenni di alcolismo e compagnia bella. Stavo lì a tirare giù la vodka allungata col succo d’arancia e guardavo i suoi occhi rotondi e innocenti come quelli di un neonato, la sua faccia da ragazzino di 75 anni. Per certi versi mi ricordava mio padre. Guardavo Hubert camminare per le vie di Los Angeles, lo guardavo che portava a riparare il suo stereo, che parlava di Beethoven col cinese del negozio di riparazioni. Poi il vecchio Hubert Selby aveva sparato questa frase che mi ha colpito come un diretto in pieno petto, ha detto: Non è che si diventa felici, nella vita. No, non è così, perché la felicità è una condizione che abbiamo già, dentro di noi, e la possiamo sentire. Basta che smettiamo di fare le cose che ci fanno stare male.
Hubert se n’era andato e mi aveva lasciato quest’ultima dritta. Aveva ancora detto che quando sua moglie l’ha mollato per un altro lui ha cercato di non sentire odio o cose del genere, ma ha provato a pregare per lei. E questo l’ha fatto sentire meglio.
Allora ho deciso di fare una cosa che non facevo da un sacco di tempo, sono andata a trovare mio padre.
 
In Italia ci sono le elezioni e noi siamo andati a votare. Abbiamo buttato giù un paio di bicchieri prima del voto e un paio dopo. Verso le sei siamo andati a fare una passeggiata sul lungomare di Albisola e poi siamo venuti a sederci ai tavolini del bar Mara, giusto in tempo per l’aperitivo. No, non siamo ubriachi ma un po’ su di giri sì.
Ce ne stiamo seduti tutti e due al tavolino del bar in silenzio, non stiamo pensando a niente di speciale, non parliamo molto e non ci diciamo le solite cose che si dicono le persone dopo parecchio tempo che non si sono viste. La giornata è piuttosto calda, arriva anche un po’ di vento dal mare. Lui si è messo una camicia arancione e un paio di calzoni chiari larghi un po’ consumati sulle tasche e tira sulla sigaretta come se niente fosse, come se non avesse gli anni che ha e come se mai nessun medico gli avesse detto di chiudere con le sigarette e di dare una bella frenata all’alcol.
Mi dice: Di’, ne vuoi un altro? Prendine un altro va’ che me lo piglio pure io.
Dico, Va bene, e poi gli faccio, Come va col tuo medico, l’hai visto?
Lui mi dice: Quello è uno stronzo, quello è uno specialista in rottura di palle, 
Io sento subito un fastidio salirmi dallo stomaco, dico, Possibile che hai quasi 75 anni e ancora devi dire queste cose? Sei come un bambino,
Lui mi dice, Mo’ non ti ci mettere pure tu a rompere i coglioni eh,
D’accordo dico,
Vabbe’, non mi fraintendere, non dico che è una cattiva persona, però lo sai che è un rompicoglioni, mi conosce da tanti anni e ancora mi deve fare la morale,  
Occhei,
Mh,
Però è un bravo cristo, lo hai detto pure tu, ti ha aiutato tante volte,
Sì, ma al mondo ci stanno un sacco di brave persone, tutte brave persone, e guarda come siamo ridotti,
Come siamo ridotti?
Che tutto va a farsi fottere,
Va bene, dico.
Tu tutto okay, stella?
Sì, tutto sotto controllo,
Mi dice: E col tuo amico, sta andando bene col tuo amico?
Eh?
Che c’è, non ce l’hai un amico?
Ma sì che ce l’ho, 
Allora tuttapposto?
Sì come no, tuttapposto, ci siamo lasciati.
Mh… mh..
Eh sì.
Stelli’, guarda che se quello stronzo non ti vuole è segno che non ti merita.
Quello che dico anch’io, pa’,
E fai bene,

E mo’ che fai?
Sono tornata a fare un po’ di pugilato.
Ancora co’ sto cazzo di pugilato?
Ancora, ho detto io, ho tirato giù un altro po’ di vino bianco e mi sono messa a citare Jack London. Ho detto: Come dice Jack London, il pugilato può essere brutale, sì, ma ci sono cose peggiori nella vita. Per esempio il pugilato ha delle regola di condotta precise, e ci vuole un certo fair play per boxare. Ho detto: Certi colpi sono proibiti, non è ammesso che dei giganti incontrino dei nanerottoli. Nel pugilato, pa’, i pesi medi si battono coi pesi medi, i massimi coi massimi e i leggeri coi leggeri.
E allora? ha detto lui, Che credi, che non le so ste cose? Pure io ero appassionato di boxe.
Lo so,
E credi che questo risolve tutto, nella vita?
No, ma prendi la mia storia, io e quel deficiente..
Embe’,
Mi ha messo al tappeto quel bastardo, mi ha tirato dei colpi bassi, e non ha usato nessun fair play, in tutta la vicenda.
Ma lascialo stare a quello! Senti un po’, e dov’è che vai a allenarti?
Vado sempre allo stesso posto, si chiama l’Indomptable, sta in una specie di sottoscala, c’è puzza di grasso di ristorante, e di anni e anni di sudore, e anche di qualcos’altro.
E che significa Indomp…
Significa qualcosa che non puoi sottomettere,
Significa indomabile?
Una cosa del genere, sì.
’Azz ma so’ mica fascisti?!
Ma va’! C’è Gino che tiene la palestra, è un ex pugile di origine italiana, un sardo, e il suo socio Jojo che è un francese del Sud, di Marsiglia. Una bella coppia, li dovresti vedere. Poi c’è Sita, una ragazza che arriva dalla banlieue, un’algerina, femminista radicale, capelli rapati a zero, peso mediomassimo, una tipa davvero forte.
E com’è che ci sei finita in questo bel posto?
La prima volta ci sono passata davanti per caso. Era febbraio, faceva freddo e io ci avevo voglia di menare le mani. Sono passata lì davanti e c’era un cartello che diceva: L’Indomptable. Pugilato maschile e femminile. Così un giorno sono entrata. Ho visto Gino e lui mi ha detto che prima di passare al sacco e menare le mani dovevo fare un bel po’ di ginnastica. Ha detto che mi dovevo intostare per bene, prima di dare e ricevere colpi. Io che sono sempre stata una gran pigrona e che a scuola l’ora di ginnastica mi faceva cagare, mentre parlavo con Gino che mi esponeva questa sua semplice e diretta filosofia mi sono entusiasmata. Era un principio sportivo sì, ma poteva calzare a pennello anche per i fatti della vita. Mi sono lasciata prendere subito. E ho cominciato a darci dentro, ogni giorno. Andavo lì in quel posto con la puzza di grasso e facevo gli esercizi che Gino mi diceva, flessioni, addominali, corsa, salto con la corda. E questo prima di vedere il film di Clint Eastwood, eh, stiamo parlando di molto tempo prima. 

Lui si mette a ridere, mi guarda e vedo che qualcosa è successo. Una minuscola magia, un prodigio minore dentro la sua capoccia. Si è messo di buon umore. Adesso forse mi vede, e quello che vede gli dà allegria, non so perché succede ma succede. Continua a ridere con gli occhi e mi fa:
A me sai chi mi piaceva come pugile?
Eh,
Marcel Cerdan.
Sì?
Il Bombardiere di Casablanca. Quando ero andato a lavorare in Francia, a vent’anni, parlavano solo di lui. Eh, sai quanto cazzo ha pianto Edith Piaf quando è morto? Quella era una grande storia d’amore! Lui era sposato, ci aveva pure una moglie, ma il grande amore erano loro due, Marcel e Edith, altro che cazzi! Quando lui è morto lei piangeva e gridava, si strappò i capelli in testa. E mentre stava cantando, quella canzone che diceva se un giorno morirai… se un giorno morirai… se n’è svenuta, caduta per terra che pensavano che era morta pure lei, per il dolore.

Mi ricordo che avevo letto sui giornali quando ha fatto il famoso incontro a Detroit con Jack La Motta. Maronna!! Cerdan ci aveva la spalla sinistra completamente spappolata e aveva combattuto con una sola mano. Dicevano che alla ottava, o nona ripresa, il suo allenatore aveva detto: Marcel, tu stai fuori di capa, tu sei impazzito, io lancio l’asciugamano, basta. E sai Marcel che gli ha risposto?
No,
Gli ha detto: tu fallo e io mi ammazzo.
La madonna,
E no!

Sai che gli avevano detto a Cerdan, un mago, uno di quegli indovini, gli aveva detto che non doveva viaggiare in aereo, che era pericoloso e soprattutto non doveva viaggiare di venerdì. E lui che ha fatto, ha preso l’aereo lo stesso, e pure di venerdì. E se n’è muort’! Si è schiantato.
Porca miseria.
Pensa che lui stava per prendere la nave. Doveva andare in America, e ci voleva andare con la nave. Poi proprio Edith Piaf gli dice, no, fai presto fai presto amore che senza di te non resisto. E quello si prende l’aereo. E si schianta.
Porca miseria,
Eh quando si mettono in mezzo le donne, sempre guai, poco ma sicuro.
Che stronzate,
E no. Lo chiamavano il campione gentile, era un uomo molto gentile, e combatteva senza risparmiarsi mai. Lo chiamavano il bombardiere marocchino, anche se era algerino.
Sì, ma due parole sulla moglie le vogliamo spendere? Dico io, ci vogliamo mettere un secondo nei panni della moglie, tradita e scornacchiata davanti a tutto il mondo, eh?
Eh la moglie! La moglie si è attaccata al tram!

Cazz’, allora ero giovane, altroché… ne prendi un altro?
D’accordo,
E pure io ne prendo un altro! Robbè, portacene ancora due. Sai una cosa, a volte mi sento come uno che vorrebbe fare ancora qualcosa, qualcosa di bello, un po’ a testa di cazzo, prima di andarmene…
Per esempio?
Eh, mi piacerebbe sparare ancora qualche cartuccia come si deve,
Oh pa’ che significa, che vorresti fare,    
Ma è ’na cazzata…
Dai dimmela lo stesso, 
Mo’ te lo dico,
Allora? 
Mi piacerebbe volare.

Eh, mi piacerebbe prendere un aereo e guidarlo, farmi un cazzo di volo e affanculo tutti,
guidare un aereo. Io, per i fatti miei.
Un aereo,
Eh un aereo, che sei sorda,
Dici nel senso di pilotarlo. Non di prendere un aereo, di farti un viaggio,
Che viaggio, a prendere un aereo sono buoni tutti, ti compri un biglietto e vai, questo lo sanno fare tutti, qualunque stronzo mo’ prende e sale su un aereo.
Dunque vorresti volare, pilotare,
Eh ti pare strano,
E perché non lo fai,
Perché prima dovrei prendere le lezioni, prima ci stanno tutti i cazzo di corsi, poi devi pure fare gli esami della vista, del cuore, ci stanno tutti sti cazzi di controlli, ma che rompicoglioni. Poi mi hanno già detto che so’ vecchio,
Questa è una cazzata,
Ti pare!
Questa è proprio una stronzata pa’,
Quello che ho detto pure io,
Ci sei rimasto male?
Chi io? Figurati, quelli sono solo una massa di stronzi,
È così,
Però è forte la storia di Marcel Cerdan, eh?
È forte sì,
Il bombardiere marocchino,
Che invece era algerino,
Eh, sì. Ma veramente ti piace la boxe a te?
Mi piace sì, e mi ha salvato il culo per molti versi.
Me’ ma sempre questo modo così volgare di esprimerti!

Comunque ricordati quello che ti dice papà,
Sì, a proposito di cosa,
Che se uno non ti vuole, se uno non ti sa apprezzare…
… è che non mi merita,
È così.
Cazzo è così sul serio.
E non essere volgare.


Rossana Campo


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