Rosi è lì che gironzola intorno alla Upim, sono un paio di volte che fa il giro di quel cacchio di palazzo della Upim. I grandi magazzini le piacciono perché sono dei posti dove puoi entrare, toccare tutto, provare tutto e nessuno ti fa sorrisi finti e ti rompe le palle. Quando entrano lì con la Giusi fanno le vandale, si mettono a spremere i fondotinta, aprono le boccette di profumi, si provano tutto, spruzzano tutto, e anche coi rossetti che goduria di aprirli, mettersene un po’ e poi ficcarci sopra il tappo senza tirarli giù, così li squacchiano tutti.
Oggi però Rosi è nervosa e rimpiange di essersi tirata dietro quell’imbranata della Giusi, si è già pentita. Era meglio se ‘sta storia se la risolveva lei da sola. E invece quando la Giusi è andata a chiamarla e le ha portato la cassetta registrata dei Pink Floyd lei porca miseria non se la è sentita di tagliarla. La Giusi le ha detto: “Cosa fai oggi pomeriggio?” e la Rosi ci fa: “Ma sai, oggi volevo andare a dare una sguardata alle vetrine in centro”. “Minchia che ficata”, ha detto la Giusi, allora vengo con te.
        Così le si è attaccata al culo e Rosi che voleva andarsi a provare un reggipetto ma non ci aveva voglia di fare sapere tutti i fatti suoi alla Giusi è diventata subito nervosissima. La Rosi bisogna dire che si è sempre sentita una un po’ sballata, si è sempre sentita quella fuori fase rispetto agli altri, ma adesso questo sentimento è cambiato, ora che sta crescendo che non è più una babanetta questo sentimento si è come trasformato in una cosa ancora più incasinata, si è come unito a una rabbia gigantesca, e alla voglia di spaccare tutto, spaccare il mondo e mandare al diavolo tutti quanti e ogni tanto la cosa la manda un po’ in paranoia. Allora si accende una siga e si guarda allo specchio.

Quando sono arrivate dalle parti della Upim Rosi ci fa: “Allora ci dividiamo?”. Io vado di qua, ci rivediamo all’inizio di via Pia fra un’ora, va bene?
La Giusi le ha detto: “Ma a me non mi piace andare in giro da sola, ci faccio una figura a girare da sola, è sabato pomeriggio e tutte vanno in giro con le amiche o col ragazzo, e io sola come una stronza!”.
    “Be’, io ho voglia di girare un po’ per i fatti miei.”
    Così ha lasciato la Giusi e dopo aver fatto una piccola passeggiata è andata a piazzarsi davanti alla vetrina dell’Upim e si è messa a guardare i reggipetto, le mutande e i collant esposti. Dopo poco si è fiondata dentro. Si è messa a confrontare due modelli di reggiminne, uno nero coll’imbottitura e l’altro beige con dei ricami sopra un po’ da mongola. Ha preso e ha tirato fuori dalla scatola un altro bianco coi pizzi ricamati, un po’ cafone ma non male. A questo punto ha sentito delle dita fredde e magre che le hanno tappato gli occhi e una voce camuffata che le ha detto: Indovina??
    “Ma chi cazz…”, ha detto Rosi e si è girata di scatto, ancora più nervosa e di malumore, perché queste faccende lei se le voleva sbrigare proprio per i fatti suoi. Quando si è ritrovata di fronte la faccia secca e pustolosa della Giusi si è rabbuiata da matti, ma poccozzio, ha fatto, ma ora che ci fai qui.
    Giuro che non ti ho seguita, giuro, e non ti faccio la spia, merda te lo giuro, Rosi!
    Ma porcaputtana, mi stai tampinando.
    “No no, davvero ti giuro, posso stare con te?” Mi annoio da sola e poi ho paura di farci delle brutte figure in giro da sola il sabato pomeriggio, sono tutti insieme a qualcuno
    Ma porca…
    “Minchia ci sono certe tipe, dei cessi che però si vede ci hanno i soldi, ci hanno le borse firmate e sono tutte in tiro ed escono con dei bonazzi, mica coi meridionali, come noi. Perché non li troviamo anche noi dei tipi così? Perché non troviamo nessuno un po’ bello che ci caga?”
    “Oh, parla per te”, ha detto Rosi.
    “Ma dai anche tu non ci hai il ragazzo bello, il tuo ragazzo fa il meccanico e sta sempre tutto malmesso, è mica uno di questi bei fighi col vespone tutti in tiro. Saranno figli di papà questi, te lo dico io!”
    “Tu sei proprio una ritardata.”
    “Sai su quei bei vesponi che ficata! Perché non ce ne troviamo due così?”
    “Mi stai facendo venire il malditesta.”
    “Posso stare con te lo stesso?”
    “Va bene, ma cacchio, ti stavi scegliendo un reggitette!”
    “Prima o poi me ne compro uno anch’io.”
“Secondo te qual è più fico, questo nero o questo bianco?”
    “Ma no, guarda questo, ha fatto la Giusi indicando tutta esaltata un reggiseno che copriva le tette di plastica di un manichino nudo. Stiamo parlando di un reggipoppe nero tutto trasparente con un ricamo di cuoricini rossi che attraversano la coppa come un piccolo fulmine. Questo! Ha proclamato la Giusi, questo è troppo da giusta, secondo me un reggitette così ce lo potrebbe avere anche un’attrice.”
    “Sei sicura?” ha detto Rosi.
    “Sì, lo so di sicuro.”
    “A me non mi piace.”
    “Ah, provalo, dai provalo e vedrai.”
    Provo anche questo bianco, però e quest’altro. Li provo tutti e tre, ha detto Rosi sempre più nervosa e in paranoia. Di colpo si è sentita come se poteva scoppiare da un momento all’altro, con questo corpo che cresce e si gonfia da tutte le parti e lei non lo riconosce più. Ha sentito di odiare il mondo e soprattutto la sua amica.
    Vado nel camerino, ha detto, e l’altra le ha trottato dietro. Rosi si è sfilata la maglietta ed è rimasta lì con le tette all’aria e la Giusi che è una superpiatta ha sgranato gli occhi e ha cominciato a guardarla come se sul corpo della Rosi all’altezza petto fosse apparso qualcosa di mostruoso, qualcosa che non si può nemmeno provare a spiegare tanto è pazzesco.
    Poi ha detto: “SCUSA MA CHE MISURA HAI PRESO?”
    “Che ne so, la prima no, e poi non gridare, cazzo.”
    “La pri-ma? La prima non ti entra neanche se ti metti a piangere”, ha spiegato la Giusi.
    “FFffff… ma tu che cacchio ne sai, non ci hai niente, cosa ne sai tu.”
    “Ah io non saprei niente? Io che accompagno sempre mia cugina Milly a comprarsi i reggiseni le mutande e i collant.”
    “Quella matta della Milly”
    “Ebbè? E che misura ha tua cugina?”
    “Ha la terza e secondo me per te non so se ci basta!”
    “Ma cosa dici?! Ma cosa stai sparando!”
    “E dai, cagami una volta.”
    “Be’, senti, io adesso mi provo questi due, me li provo e vediamo cosa succede, eh.”
    “Prova prima questo nero, dai.”
    “Ok.”
    “Ma la prima? La prima misura non ti entra nemmeno.”
    “Io ti dico di sì, ci scommetti?”
    “Tu sei matta, tu ciocchi banane.”
   
Rosi ha fatto un tentativo, sentendosi sempre più nervosa, chiattona e fuori posto. Sentendosi la solita sbandata che non è nemmeno capace di comprarsi un reggipetto come si deve. Una cosa normale che tutte le femmine del mondo fanno come se niente fosse. Almeno se non ci fosse stato nessuno a testimoniare di queste brutte figure che le rovinavano la vita.
Hai visto! Hai visto che ci avevo ragione io! che ti dicevo? Ha detto trionfante ‘sta culomoscio della Giusi quando ha visto che col reggipetto della prima misura quasi non si uniscono nemmeno i gancetti. Fanno i salti mortali per chiudere quei gancetti e Rosi poi dopo è tutta sudata per l’agitazione e tutta rossa in faccia per la brutta figura.
“Certo che una volta chiuso ti ci stanno troppo strizzate le tette, eh?”
“Minchia stanno passando un brutto quarto d’ora le mie tette”, ha detto Rosi.
“Dai levatelo, provatene un altro, non ci scoraggiamo per così poco, dai.”
“Non ce ne ho voglia, non ho più voglia di provare reggipetti.”
         “Dai non fare la scema, adesso siamo qui e lo viviamo insieme questo momento difficile.”
    “Lo viviamo insieme? Ma tu sei fuori, ma dove le hai sentite ‘ste cose, chi te le dice ‘ste scemate?”
    “L’ho sentito alla tivvù.”
    “Oh, Cristo.”
    “Dai toglitelo e provatene un altro, ti vado a cercare la terza.”
    “La terza?”
    “Dai, tu stai tranqui, non uscire dal camerino così sennò ti arrestano, io vado a prenderti l’altra misura”, ha detto ancora la Giusi che gongola perché adesso si sente tutta importante si sente di fare l’amica superpratica che dà una mano a superare le difficoltà della vita come ha visto che fanno alla tivvù. Però è troppo contenta che ci aveva ragione lei, ci aveva visto giusto. Anzi, secondo lei era già una botta di culo se le entrava la terza a quella chiappona della sua sua amica Rosi.


Rossana Campo


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