La forza della banda

di Luciano Ligabue su 16 mesi - Smemoranda 2013





Prendete l’ascolto per anni

del ritmo che hanno i rumori

cercando di stare nel tempo,

odiandosi quando va fuori,

la noia, la perseveranza,

la tecnica, i tempi più duri

per essere sempre affidabile,

sapendo che lui è il motore

e metteteli nelle bacchette

che battono sopra i tamburi.

Prendete la scelta di stare
in ruolo di secondo piano,
che nel primo gruppo gli han detto:

“Il chitarrista già ce l’abbiamo”.

Prendete gli studi di scale,

il dovere di far da volano

con le trame cucite nell’ombra,

proprio come farebbe un mediano,

guardate la mano sul basso:

metteteli su quella mano.

Prendete spartiti e lezioni

con qualche maestro severo

e rigido e sfasciamaroni,

e fuori gli amici a giocare,
e oltre quel mondo di classici,
sperare in un mondo leggero

seguendo il buon vecchio Lee Lewis,

che sul piano sapeva ballare:

metteteli dentro all’impulso

sui tasti un po’ bianchi un po’ neri…

Prendete quegli anni a sbirciare

i segreti di chi ha già suonato,

le tecniche, il gusto, quel bending

di chi viene riconosciuto

e il lavoro bestiale sul suono,

perché sia caratterizzato

guardandosi spesso allo specchio

da un occhio di bue illuminato,

e metteteli su quelle corde

che il chitarrista ha domato.

Prendetela bene, con calma,
ballate, lasciatevi andare
che trovate il lavoro già fatto

da chi vi vuol far divertire,

godetevi il lusso dei comodi,

prendetevi un’altra bevanda,

poggiatevi su ciò che è solido:

la forza della banda.

 


Luciano Ligabue


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