La storia della più grande live band della storia. Forse

di Federico Russo su 16 mesi - Smemoranda 2018





Firenze, 1997: sono nello scantinato di casa del mio compagno di banco Luca per fondare una band. C’è un motivo per cui le prime volte si suona negli scantinati e non in cameretta, in veranda o – boh – in ripostiglio? No. Se sei giovane e sogni di diventare il nuovo Damon Albarn, il leader dei Blur, devi suonare in uno scantinato e zitto. Io voce, lui chitarra, rifacciamo U2, Blur, Oasis, che piacevano a me, Afgan Wigs e Alice In Chains che piacevano a lui, Beatles, Placebo, Smashing Pumpkins, Nirvana, Pink Floyd che piacevano a tutti e due. E poi le nostre canzoni, testi contorti, in un inglese grammaticalmente sconvolgente, sognando le parole di Lennon che diceva a McCartney: “Andiamo a scrivere i soldi per un’altra piscina”. Trovammo il resto della band e iniziammo a  portare le nostre “piscine” dal vivo. Il nome del gruppo: Scrabbles, che secondo Luca significava “scarabocchi”, in realtà non vuol dire nulla. Mentre provavamo le nostre performance, le pareti ruvide e crepate dello scantinato crollarono, per lasciare il posto a centomla paganti, nella nostra immaginazione, a sedici persone pregate per venirci a vedere, nella realtà. Era il nostro sogno, e non sarebbe stato certo un locale malfamato, che ti pagava con un hamburger rancido e due birre sgasate, a spegnerlo. Eravamo gli Scrabbles. (Una volta suonammo in un pub di campagna davanti a un pubblico di mucche, giuro).

Qualche anno dopo, ci iscrivemmo a un concorso rock molto prestigioso, con decine di gruppi emergenti. Provammo intensamente per giorni, studiando e cambiando cento volte la scaletta.
È la sera dell’esibizione. Finalmente live, la dimensione preferita dalle vere band.

Ricordo ancora il ritmo dei nostri passi sul palco, il silenzio del pubblico. E poi il suono dei cavi che incontrano gli strumenti. Chiudo gli occhi, ed ecco che partono i primi accordi. La mia voce inonda il locale come caldo caramello dolce sul palato della gente. È un trionfo, abbiamo spaccato, lo sapevo. Apro gli occhi alla fine del primo brano e si stanno facendo tutti i fatti loro. A fine serata siamo ultimi, eliminati. Brindiamo, perché ci sembra il risultato più rock’n’roll del mondo.
2017, vent’anni dopo. Gli Scrabbles non esistono più, si sono sciolti anni fa, ma i centomila paganti nella nostra immaginazione, oh, quelli sì che esistono ancora, baby.


Federico Russo


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Smemoranda 2018


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