La zuppa del supermercato

di Ascanio Celestini su 12 mesi - Smemoranda 2009





Io mangio la zuppa del supermercato.
Cioè, io mi chiamo Robertino Casoria e sono un bambino di 9 anni. Però anche io mangio la zuppa del supermercato.
Una sera mia madre ha servito la zuppa.
Io le ho chiesto “ci stanno i peperoni in questa zuppa?” “Certo –ha detto lei- è la zuppa del supermercato e ci sta tutto”. Io ho detto che “non mi piacciono i peperoni”. Ma lei “non ti piacciono i peperoni o il sapore dei peperoni?” Io ho pensato che mia madre era filosofica quella sera e mi sono messo a ragionarci sopra intanto che mi mangiavo la zuppa. La mangiavo e sentivo che infatti non ci aveva il sapore dei peperoni.
Io non c’ho niente di personale contro i peperoni è solo che non mi piace il sapore. Per esempio mi piacciono le banane. E ho pensato che se i peperoni sapevano di banane a me piacevano anche i peperoni. Ho pensato che mi potevo mangiare un bel peperone a merenda al posto della banana. A me la banana mi piace per il sapore, non per il fatto estetico. E infatti mi piacerebbe anche una banana a forma di peperone. Certo che se il peperone ci avesse il sapore della banana, a me farebbe schifo la zuppa del supermercato. Mi farebbe schifo una zuppa di banane. Mi farebbe schifo anche se ci avessero la forma vigliaccamente mascherata del peperone.
Così ho detto a mia madre che “non me la mangio una zuppa che ci ha il sapore di banane!” E lei ha detto che “nella zuppa del supermercato ci stanno pure le banane. Ma a voi fa schifo la banana o il suo sapore dentro alla zuppa?” Io ho pensato che mia madre era davvero filosofica quella sera e ho continuato a ragionarci.
Io non ho niente contro i peperoni e tantomeno contro le banane. Peraltro potrei dire che le banane mi piacciono molto, benché io non le gradisca nella zuppa. Cioè non gradirei il loro sapore, ma se ci fossero banane con un sapore diverso io sarei d’accordo a mangiarle in una zuppa di supermercato. Infatti pure mio padre ha detto che “non mi piacciono le banane, ma se avessero il sapore del formaggio me le mangerei con la zuppa”. Ma non potrebbe mangiarle mia madre perché a lei non piace il formaggio. Dice che puzza di piedi. E infatti si dice che i piedi puzzolenti sono piedi che puzzano di formaggio. Nessuno scienziato scoprirà mai se sono i piedi a puzzare di formaggio o è il formaggio a puzzare di piedi, ma è un’evidenza scientifica che in entrambi i casi si tratta di puzza. Così ho chiesto a mia madre “ma è il formaggio che non ti piace o la puzza del formaggio” e anche io sono stato un po’ filosofico quella sera. Mia madre ci ha pensato ha letto gli ingredienti della zuppa e poi ha detto che nella zuppa del supermercato ci sta pure il formaggio, ma è un formaggio che non puzza di piedi e non ha nessun sapore. La zuppa del supermercato sa di niente. E una cosa che sa di niente mette d’accordo tutti perché non dispiace a nessuno.
In quel momento al telegiornale parlavano del governo che votava il rifinanziamento alla missione in Afghanistan. Nel servizio facevano vedere gli americani che avevano sparato due bombe da 900 chili che hanno polverizzato 5 baracche sterminando 9 civili tra cui 5 donne e 2 bambini.
Mio padre ha visto il bambino morto e ha detto “che schifo!”
L’ha detto come se avesse mangiato una zuppa di banane coi peperoni e il formaggio che puzza di piedi.
“Se mi fanno vedere i bambini morti a quest’ora mi va di traverso tutta la zuppa del supermercato!”
Io mi sono immaginato quel bambino che diceva a mio padre “mi scusi se muoio mentre lei si magia la zuppa, ma in Afghanistan ci abbiamo il fuso orario, da noi è già seconda serata”.
Mi immagino il bambino morto che si alza e se ne va a morire ammazzato in qualche trasmissione notturna fuori dalla fascia protetta dove i bambini morti non fanno schifo a nessuno.
Mio nonno rincoglionito ha detto “non ci sono più i peperoni di una volta!” Ma io ho pensato che i peperoni che sanno di peperoni piacciono solo a quelli che amano il sapore del peperone. Solo loro se li comprano. Mentre i peperoni che non sanno di niente possono piacere a tutti. Tutti se li comprano e possono mescolarsi col formaggio che non ha sapore e con le banane che non sanno di niente.
Una cosa che sa di niente mette d’accordo tutti perché non dispiace a nessuno.
Parlando ci siamo finiti la zuppa e poi siamo andata in salotto che c’è la televisione grande. Mio padre ha chiesto “che fanno stasera in televisione?”
“Niente” ha detto mia madre.
Abbiamo acceso a siamo rimasti a guardarla.

Io mangio la zuppa del supermercato
A casa nostra mangiamo la zuppa del supermercato perché nella zuppa del supermercato c’è tutto.
C’è il peperone, la banana, il formaggio. E tutti gli ingredienti sanno di niente.
Quando gli ingredienti sanno di niente possono essere messi tutti nella stessa zuppa e andare d’accordo.
Una zuppa che sa di niente mette d’accordo tutti perché non fa schifo a nessuno.
Così mentre ci mangiamo la zuppa non pensiamo a niente e ci mettiamo a parlare di niente.
Mia padre dice “siete andati a votare alle primarie del PD?”
E mia madre gli fa: “ma perché ci dobbiamo andare se tanto lo sapevano già tutti che il candidato del centro-sinistra sarebbe stato quello lì che prima faceva il sindaco a Roma? Queste primarie sono una presa in giro.”
Mio padre gli ha risposto che “le primarie invece sono una cosa seria. Sono come l’esame della patente. Quando fai l’esame della patente ci sta una domanda e tre risposte.
Tipo: ti avvicini al semaforo rosso. Cosa fai?
A: accelero e passo
B: rallento e mentre attraverso l’incrocio guardo a destra e a sinistra                                                                   C: mi fermo al semaforo rosso
Lo sai che una è sicuramente sbagliata, una è sicuramente giusta e un’altra ti mette il dubbio. Tu pensi che sicuramente non devi attraversare accelerando e scarti la A. Poi vedi la B e pensi che alle 3 di notte al semaforo sotto casa tua..rallenti..guardi..e attraversi. Pensi che forse la risposta giusta è quella. Ti viene il dubbio. Ma poi capisci che è la risposta col trabocchetto perché vedi la terza e dici “se il semaforo è rosso mi devo fermare”. E ci metti la crocetta. E con le primarie è la stessa cosa.
Vedi Mario Adinolfi e pensi..no, questa è sicuramente la risposta sbagliata. È come quello che passa sparato col rosso.
Poi c’è la Bindi e pensi “forse devo votare lei. In fondo la sinistra dice che devo votare ‘na donna. Pure in Francia hanno candidato ‘na donna”. Però poi ti ricordi che lì..infatti ha vinto il maschio..e allora capisci che la Bindi è la risposta a trabocchetto e allora voti a Veltroni!”
Mio padre dice che le primarie sono come l’esame della patente. Non è una consultazione elettorale. È un esame. Loro lo sanno già chi diventerà il candidato della sinistra..mo’ fanno l’esame per vedere se abbiamo capito bene pure noi. Infatti il giorno appresso non ci hanno dato i risultati. Ci hanno dato le pagelle.
Chi ha messo la crocetta su Veltroni è stato promosso.
Chi s’è sbagliato e l’ha messa su Bindi l’hanno rimandato rimandato.
Chi ha votato Adinolfi e tutti quell’altri è stato bocciato. L’hanno cacciato dalla scuola come hanno fatto co’ la sinistra radicale.
Mio padre ci ha detto “pensate che se vinceva la Bindi…poi era la Bindi che diventava il candidato? Il candidato è Veltroni e basta. Se la Bindi prende la maggioranza dei voti l’unica cosa che succede è che noi italiani ci facciamo tutti la figura degli impreparati. Ci bocciano a tutti. È come se all’esame della patente tutti mettono la crocetta su A: accelero e passo col rosso.
Mica che gli esaminatori della motorizzazione cambiano il codice della strada e legalizzano il passare col rosso. Dice: la maggioranza ha messo la crocetta e mo’ si passa col rosso!
Ci bocciano e basta”.
E in quel momento mio nonno ha fatto un grosso starnuto e gli è cascata la dentiera nel piatto della zuppa. Che non era manco quella del supermercato, ma una zuppetta che si fa lui con le verdure dell’orto.
E tutti ci siamo messi a ridere. E pure mio nonno rideva tutto sdentato. Poi ha ripescato la dentiera con la forchetta e se l’è rimessa in bocca. Ci ha detto “scusate se vi ho interrotto il discorso”.
E mio padre ha detto “prego! Ma mica mi ricordo che discorso stavamo facendo”. Mia madre ha detto: “mi pare che si diceva del referendum dei sindacati”. E io “ma che ci sta un referendum per abrogare i sindacati?
A me mi pare che parlavamo dei bamboccioni di Padoa Schioppa”. Mio padre ha detto: “ma non si parlava di Cogne?”
Perché le chiacchiere della sera a cena sono un po’ come gli ingredienti della zuppa del supermercato. Un peperone o una patata, un morto o un referendum c’hanno tutti lo stesso sapore. Sono tutti diversi, ma tutti sanno di niente. Servono solo a riempirti lo stomaco e a farti passare l’appetito. Per fortuna che intanto avevamo finito la zuppa.
Siamo andati in salotto e mio padre ha chiesto “che fanno stasera in televisione?”
“Niente” ha detto mia madre.
Così l’abbiamo accesa e ci siamo messi a guardarla.

Noi mangiamo la zuppa del supermercato.
Mangiamo e parliamo di niente. Poi Mia madre dice “in televisione hanno detto che aumenta il deficit. Ma che è ‘sto deficit?” Mio padre gli ha risposto che “è come se io all’inizio di gennaio ti do 1000 euro e tu alla fine del mese ne hai spesi 1500. I 500 euro che spendi in più sono il deficit”.
Mia madre gli ha detto “e come faccio a spendere 1500 euro se tu me ne dai solo 1000?”
E lui “con i 1000 euro che ti do il primo gennaio ci arrivi fino al 20, poi ti fai prestare 500 euro da un’amica e spendi pure quelli”.
E lei “vabbè, ma poi a febbraio glieli devo ridare indietro”.
E mio padre “no, io il primo febbraio ti do altri 1000 euro e tu ci arrivi fino al 20, poi invece di ridare i soldi all’amica tua.. te ne fai prestare altri 500”.
E mia madre “ma poi gliene dovrò ridare 1000”.
“Certo -dice mio padre- ma non lo fai e poi a marzo io ti do altri 1000 euro. E il 20 te ne fai prestare altri 500 dall’amica tua e vai avanti così fino alla fine dell’anno”.
Allora mia madre gli ha fatto “ma alla fine dell’anno gliene devo ridare 6000, e chi cel’ha tutti ‘sti soldi?”
“Nessuno -ha risposto lui- e infatti non glieli ridai più. Ricominci a chiedere soldi e se quell’amica te lo rimprovera gli rispondi che è come il debito pubblico. Ce l’hanno tutti, ma non lo paga nessuno”.
Mia madre gli ha detto “sennò io potrei fare la furba, andare avanti fino al 20 coi mille euro che mi dai tu, ma poi il 21 mi stampo i soldi finti con la stampante, me ne stampo 500 euro e arrivo alla fine del mese”.
Papà le ha risposto che “se immetti denaro sul mercato..il denaro in circolazione perde di valore. e a febbraio i 1000 euro che ti do io valgono meno. Non ci arrivi al 20, ma al 15”.
E mamma “allora io mi stampo altri 1000 euro invece di 500, e se i soldi perdono di valore me ne stampo ogni mese di più!”
“Così alla fine dell’anno i soldi non valgono più niente – gli ha risposto lui- e con 1000 euro non ci prendi manco un caffè. Questa si chiama inflazione, finché l’Italia si stampava le lire da sola si poteva fare, ma mo’ stiamo in Europa e non ce lo permettono più”.
Mia madre gli ha detto che “allora posso fare come ‘na brava massaia che i primi 20 giorni del mese mi spendo i 1000 euro, poi dal 21 fino alla fine ci chiudiamo dentro casa, non facciamo la spesa, non consumiamo corrente, non ci laviamo..insomma non spendiamo altri soldi”.

“E no! -l’ha rimproverata lui- se non consumi cala il Pil, il prodotto interno lordo, e crolla l’economia. Bisogna sempre spendere soldi, pure a costo di buttarli via!”

Allora io gli ho detto “papà, guarda per esempio il nonno. Lui va solo a piedi e quindi non consuma benzina, sta in salute e dunque non spende per i farmaci, le analisi e il medico. Si lava poco e solo con l’acqua fredda e quando cala la sera si mette a letto perciò non consuma manco la corrente e poi si mangia solo le verdure dell’orto e non spende manco per la zuppa del supermercato. Il nonno è una vera tragedia per il Pil e per l’economia.
Invece se noi ammazziamo il nonno.. spendiamo denaro per comprarci la pistola e le pallottole, l’ambulanza che lo porta all’ospedale consuma benzina, bisogna pagare medici e infermieri, quando muore c’è da fargli il funerale, pagare il falegname che inchioda la cassa, lo scalpellino che gli fa la lapide, il fiorario per i fiori e poi sulla tomba ci mettiamo una lampadina perpetua così paghiamo l’elettricità in eterno.
se ammazziamo il nonno cresce il PIl!”
In quel momento il telegiornale ha detto che a Monfalcone stanno morendo 2000 persone per l’esposizione all’amianto  e si prevede che in tutta la provincia ce ne stanno 20.000 di malati. Mio padre ha fatto un sorriso e ha detto “quella è gente fortunata. Con tutti quei morti gireranno un sacco di soldi. Grazie all’amianto Monfalcone diventerà una piccola Svizzera!”

E così, sorridendo, ci siamo finiti la zuppa.
Siamo andati in salotto dove c’è il televisore grande con lo schermo fino fino che mio padre sta comprando a rate.
Mia madre ha chiesto “che fanno stasera in televisione?”
Mio padre ha risposto “niente”.
Così l’abbiamo accesa
e siamo rimasti a guardarla.


Ascanio Celestini


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