L’Acquario di Genova

di Aldo Nove su 12 mesi - Smemoranda 2002





Viaggiare è una cosa bellissima, piace a tutti perché il mondo è così pieno di posti da visitare che nessuno può sottrarsi al fascino della scoperta di un luogo nuovo, di un posto che un uomo non aveva mai visto prima!

A causa di ciò nella mia vita come tutti ho sempre stimato molto l’atto di andare da qualche parte, lo spostamento, il movimento, e difatti nei trentaquattro anniche fino a oggi ho vissuto sono stato con mia grande gioia a Londra, Canegrate, Cernusco sul Naviglio, un paese vicino a Cernusco sul Naviglio che non mi ricordo come si chiama, Parigi, Enna, Lampugnano, Biandronno, la Rotonda della Besana, Macomer, Berlino, Stoccarda, Pero, Rho, Tradate, Malnate, Cassano Magnago, Rotterdam, Varsavia, Belfast, Zurigo, Pechino, Alzaia naviglio grande, Edimburgo, Palermo, Taormina, Cagliari, la capitale della Mongolia, Chicago, Alzaia Naviglio pavese, Bra, Brandeburgo, Brasile, Alpi, via Falck, Spinaceto, Detroit, Venezia, l’istituto Italiano di Cultura a Tokyo, il Quartiere Zen (Zona Espansione Nord, fuori Palermo), Misterbianco, Campo Bagnoli (nel centro dell’isola d’Elba), Puerto Plata (Santo Domingo), Induno Olona, Enna (a Enna ci sono andato due volte), Maiorca, zona Cimitero Monumentale Milano, nei paraggi del quale abitano i miei amici Tiziano Scarpa e Raul Montanari, Gallarate, Ula Tirso (in Sardegna, dove c’è la diga), Samugheo, Fordongianus, Chiara Gamberale dolce, Neoneli, Mendrisio, Liverpool, Venegono, Sampdoria, New York, Salò, Sesto Ulteriano, Timbuctu, la Camargue, Playa Dorada, Piacenza (dove ho fatto una tristissima presentazione del mio ultimo libro davanti a cinque persone per colpa di Gabriele Dadati, che è fuori come un balconcino esposto al sole, scrive benissimo e si è diplomato l’anno scorso con un voto altissimo), Islanda, un posto dove sono andato da piccolo, che non ricordo bene, a cinque-sei anni, pieno di fiori (credo l’Isola Bella, sul Lago Maggiore, un’isola bellissima in cui ho comprato anche una di quelle piccole machhine fotografiche finte, di plastica, che se le guardi dentro e clicchi vedi tutti i panorami), Svizzera, Capo Nord, Guinea Equitoriale, Sondrio, Santo Domingo, Santacroce, Amma Niti, Aosta, Lecce, Harlem, Orvieto, Varallo Pombia (dove ci sono gli animali preistorici finti da visitare in macchina), Ligornetto, Isole Marchesi, Inganni, Molino Dorino, Albuquerque, Huston Steet, Amendola-Fiera (Fiera 2), Buonarroti, Pagano, Conciliazione, Cadorna, Cairoli, Cordusio, il MacDonald’s che c’è a Cordusio, Pine Ridge e i paraggi di Desparation, vicino alla miniera China Pit, lungo la Highway 50, USA.

Sfogliando un atlante geografico mi sono accorto che il sovrascritto elenco anche soltanto per quanto riguarda la nostra nazione non è per nulla completo, e ho realizzato che era giusto cercare di completarlo il più possibile, per la mia conoscenza, per saperne un po’ di più.
Così ho preso la cartina dell’Italia e puntando il dito ho scelto a caso un bellissimo posto in cui non ero mai andato, l’Acquario della città di Genova, la capitale della regione Liguria!
Successivamente, avrei visto tutti gli altri paesi, in tutti i continenti del mondo.
Per ora, incominciavo con l’acquario di Genova.

Il pomeriggio di sabato 17 aprile 2001 sono partito.
Con la Fiat Panda del mio amico Fabio Galli ho preso l’imbocco per l’autostrada in direzione Genova e mi sono fermato subito in Autogrill a comprare una bottiglia di Bayles, due scatole di Ferrero Rocher, un chilo di riso sbramato tipico del luogo e felice di me stesso ho guidato sorseggiando l’amabile liquore alla crema di whisky.

Essendo rimasto imbottigliato in autostrada sono arrivato a Genova tardino, e così sono dovuto fermare nei paraggi del porto, proprio vicino all’Acquario, dove ho dormito. Alle sette del mattino mi sono svegliato, ho mangiato delle patatine, due o tre Ferrero Rocher e ho iniziato a cazzeggiare per il porto, in attesa di visitare questo Acquario, chje apriva alle 9.30.

Passeggiando passeggiando per Genova sono entrato in una specie di tubo di case tutto scuro e sono finito in via Pré, località portuale nota per il fatto che che è sempre piena di gente ambigua o del tutto priva di ambiguità che vende ogni tipo di mercanzia.
In via Pré c’è un continuo bisbiglio.
In via Pré si parla genovese, bergamasco, arabo, napoletano, senegalese, siciliano.

Essendo domenica mattina, via Pré era quasi deserta.
Bellissima.
Dappertutto ombre.
Tutta una geometria dissestata di viottoli oscuri in cui troneggiano sbilenche le vetrine blindate dei negozi di stoccafisso e giocattoli che sembrano prigioni colorate con la ruggine e i pastelli.
I viattoli si chiamano tipo Vico largo, Vico dell’amore, Vico del pozzo, Vico della pace, Vico foglie, Vico dello scalo, Vico Tacconi (ma non so se è l’ex portiere), Vico Marinelle, Vico delle monachelle.

A un certo punto c’era un incrocio con la pubblicità di un ottico e soprea una cappelletta della Madonna con in testa una lattina di Coca-cola e una buccia di banana, sarebbe piaciuto a Tommaso Labranca che è il grande filosofo minimalista italiano e ha inventato il trash.
Lì, ho incontrato una prostituta di settant’anni che leggeva la Gazzetta dello Sport all’entrata del Vico della Madonna, un budello in cui da prima che l’Italia battesse la Germania a Città del Messico si sono accumulati strati e strati di spazzatura in cui brulicano gatti bianchi e gatti neri e gatti tigrati.

Tra questi vicoli, si aggiravano anche un sacco di arabi vestiti con l’abito tradizionale della loro comunità, coloratissimo.
Allora improvvisamente ho iniziato a correre, dirigendomi verso la mia macchina.
Correndo, mi sembrava di essere Enrico Mentana da giovane.
Correndo, mi sembrava di essere Goldrake.
Correndo, mi sembrava che il mondo cambiasse a una velocità incredibile, e così anche la mia vita.

Correndo, mi sono improvvisamente trovato davanti all’Acquario di Genova, che era proprio il posto che l’entusiasmo che avevo in quei giorni mi consigliava di visitare per bene. Erano le 10 del mattino e l’Acquario era ormai aperto, valeva proprio la pena che ci entrassi!

L’Acquario di Genova si trova sui moli del Porto Antico ed è stato disegnato dall’architetto Renzo Piano. All’esterno dell’Acquario ci sono il servizio di ristorazione e shopping all’interno di “Atlantide”, la galleria situata sotto l’Acquario con i seguenti interessanti punti vendita: negozio di gadgets, libreria, negozio di giocattoli, giftshop dell’Acquario, yogurteria/gelateria, negozio di prodotti tipici genovesi, negozio fotografico, self-service.

Vicino all’Acquario c’è un grande e comodo parcheggio, dotato di 155 posti auto, compresi alcuni posti per disabili. L’orario del parcheggio vicino all’Acquario è il seguente: 07/24.00 (lunedì, martedì, mercoledì, giovedì, domenica), 07.00/01.00 Venerdì e Sabato.

In prossimità dell’Acquario si trova il più recente ed innovativo dei musei genovesi. È il Padiglione del Mare e della Navigazione, in cui sono stati ricreati ambienti e situazioni realmente esistiti attraverso materiali, oggetti e reperti, tutti rigorosamente autentici.

Dentro l’Acquario ci sono pesci di ogni tipo, foche, delfini che con inaudita sincerità si aggirano l’uno attorno all’altro, una medusa fosforescente immensa, quel pesce che dà la scossa e non mi ricordo come si chiama, grosso, e anche dei pesci così piccoli che praticamente non si vedono, ci vuole la lente.
Visitare l’Acquario di Genova è stato bellissimo, entusiasmante, un confronto con un “altrove”, fisico o mentale che sia, che mi ha dato vera gioia.


Aldo Nove


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