L’arte di difendere il territorio… con l’arte!

di Roberto Saviano su 16 mesi - Smemoranda 2018





Immaginate di vivere in un quartiere bellissimo ma dove un tuo coetaneo, un ragazzo di 17 anni, viene ammazzato in una stesa, ovvero in una azione dimostrativa di camorra. In un quartiere piegato dalla disoccupazione. Immaginate di vivere in un quartiere dove chi non scappa o non si affilia è da considerare eroico, persona piena di coraggio eppure si sente normale. E immaginate in questo quartiere uno spazio dove si può fare teatro.

Ma come? La situazione è tanto grave e si pensa a fare teatro? Proprio così, e proprio per quello che il teatro rappresenta. Un luogo di confronto e crescita, un luogo che abitua all’ascolto. Un luogo da cui può partire il cambiamento, quello vero.
Il Nuovo Teatro Sanità è a Napoli non semplicemente luogo di resistenza in un quartiere difficile, in un quartiere di frontiera anche se centralissimo. Il Nuovo Teatro Sanità è quel posto in cui il talento è di casa. Nella genesi del mio ultimo libro La paranza dei bambini, Mario Gelardi e i suoi ragazzi hanno avuto un ruolo fondamentale. Su Whatsapp ci scambiavamo messaggi quotidiani, molti audio. Io chiedevo conferma di sensazioni e ricordi e loro mi sommergevano di modi di dire, di frasi assurde che hanno trovato spazio in un libro pieno di dialoghi. In un libro che parla di loro coetanei. Sono stati i miei primi lettori, un banco di prova per me difficile perché, se risulti credibile agli occhi di un ventenne, vuol dire che il racconto regge, vuol dire che sta in piedi. Era un flusso continuo con loro, con ragazzi che ho imparato a considerare dei fratelli minori e per i quali spero di essere diventato un fratello maggiore, lontano e sempre incasinato, ma felice di poter condividere esperienze e riflessioni. Per loro e per Mario Gelardi provo quell’ammirazione e quella riconoscenza che si ha verso chi potrebbe scegliere la strada comoda ma non lo fa.

Realizzarsi a Napoli con il teatro e con la cultura è missione titanica, quasi impossibile, eppure loro ce la stanno facendo. Avrebbero potuto andare a studiare altrove, a lavorare dove ci sono più opportunità, garanzie e riconoscimenti, e invece sono lì, a difendere e presidiare il territorio con la loro arte. Mentre portavo in giro per l’Italia il mio libro, è capitato ai ragazzi del teatro di essere con me in qualche tappa. I giornalisti che li intervistavano erano spesso alla ricerca di storie difficili, volevano vedere in quei ragazzi i paranzini del libro. Io, invece, provavo a far comprendere che restare a Napoli, e lavorare per il riscatto di un quartiere difficile quando si viene da un passato problematico, può essere certo un racconto affascinante, perché ha a che fare con la voglia di portare del bene dove fino a poco prima si era compiuto il male, ma è tutto sommato banale. Già sentito. Già visto. Già letto. Quello che è eccezionale, invece, nell’esperienza del Nuovo Teatro Sanità, eccezionale davvero, è il lavoro di ragazzi pieni di talento che il loro talento potrebbe portare lontano. E invece decidono di restare. Loro sono i miei occhi, le mie braccia, le mie gambe, la mia testa e il mio cuore a Napoli.


Roberto Saviano


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