Si sa, gli amici sinceri si contano sulle preziose dita di una mano sola e così quei pochissimi, ma ottimi che mi sopportano ancora me li tengo molto stretti al cervello e al cuore, perché senza di loro non riesco proprio a immaginare una prospettiva valida di viaggio.
Si sa, ci sarebbe anche la famigghia… ma con loro è un po’ diverso perché c’è tanto di quel vissuto insieme che tante cose si danno per scontate e poi ci si imbarazza a raccontarsi, ci si frequenta da sempre ma ci si conosce il giusto; la famigghia, con tutto il rispetto, si ha a prescindere dalla nostra volontà mentre gli amici si vanno a cercare in base alle proprie affinità, più orizzonti più visioni. Bisognerebbe creare un giorno di festa nazionale dedicato all’amicizia, dove si celebra collettivamente il rito propiziatorio della condivisione di esperienze, problemi, discussioni, battute tra persone di buona volontà e di speciali affinità. Gli amici miei sono sia donne che uomini, poi ci sono le “amiche”, entità impalpabili e magiche: per me le amiche sono le parole, sì, le parole con i loro suoni e i loro significati, le parole con la loro storia antica come l’uomo o forse più (“Al principio era il verbo” … e ’sti cazzi già c’era l’analisi grammaticale!); le parole che partono dalle idee e dalle sinapsi nel cervello e poi diventano suono e significato, passano da bocca a orecchio per essere capite, amate, criticate, arricchite, rischiando pure di essere consumate, rubate, violentate, fraintese, abusate per tornaconti personali…
Amo le parole come i miei migliori amici, le cerco, le difendo, le coccolo, le uso in maniera appropriata per raccontare idee ed emozioni, le ascolto per capire gli altri; un mondo senza parole sarebbe strano, ma interessante perché fatto di soli gesti, un mondo fatto di parole manomesse sarebbe un mondo marcio a uso di pochi.


Piero Pelù


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Smemoranda 2013


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