Liberare la libertà

di Don Ciotti su 16 mesi - Smemoranda 2017





Il tema è libero, dunque parlerò di libertà.
Libertà è una parola maltrattata, soffocata dalla retorica, dagli usi strumentali. In troppi pensiamo alla libertà solo a partire da noi stessi, come libertà di fare ciò che ci pare. Liberi dalle regole, dai limiti, dalle responsabilità. In una parola: liberi dagli altri.

È questa la malattia che ha reso la libertà arbitrio e abuso di potere. E che ci ha fatto dimenticare che la libertà nasce dalla relazione.
Se immaginiamo la libertà come un fiume, la relazione è l’argine che lo contiene, ma al tempo stesso gli consente un corso, una direzione, una meta. Senza gli altri non saremmo liberi. Senza il rapporto con gli altri, la libertà è una forza che distrugge e, travolto ogni ostacolo, si autodistrugge.
È il rischio che sta correndo il nostro Paese (non solo il nostro, beninteso!).

Viviamo da settant’anni in democrazia; la Costituzione è stata scritta per affermare la libertà di azione e di pensiero.
Da un certo punto in avanti, però, la libertà negata dal fascismo ha cominciato a essere vissuta come un dato di fatto, un bene acquisito, ignorando le lotte e i sacrifici che l’avevano generata. E a essere impiegata più per interessi personali che per il bene comune.
Il risultato è sotto ai nostri occhi. Povertà materiale e declino culturale. Disuguaglianze accentuate. Diritti fondamentali – la casa, il lavoro, l’istruzione, la salute – ridotti o trasformati in privilegi.

Non è questa, però, libertà.
Libertà è essere liberi con gli altri e per gli altri.
Libertà è impegnarci perché ogni persona sia riconosciuta nella sua dignità e messa in grado di realizzare le sue aspirazioni.
Per questo la cosa più urgente da fare è liberare la libertà.
Sottrarla agli usi privati ed esclusivi. Intenderla – e soprattutto viverla! – come il compito stesso che ci assegna la vita: quello d’impegnare la nostra libertà per liberare chi ancora libero non è.


Don Ciotti


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