Se esiste il destino siamo a posto. Se tuttoquello che c’è successo e ci succederà è stato giàprogrammato da un dio sceneggiatore o da uno zelante e maniacale ragionierecosmico, vuol dire che stiamo vivendo una specie di copione dove tutte lebattute, malattie, amori e gusti di pizze che ordineremo fra tre anni sonogià stati decisi e memorizzati in una specie di floppy disk che praticamenteè la nostra vita. Se questo è vero, vuol dire che qualsiasicosa facciamo per cambiare il corso degli eventi è inutile, vistoche ogni cosa, compresi i tentativi di cambiarli, sono già previsti.Tutto questo sarebbere molto noioso, la vita diventerebbe un’enorme espressionematematica di cui conosciamo il risultato. Risolvendo parentesi tonde, quadree graffe, moltiplicando e poi dividendo – prima di addizionare e sottrarrepoi – si arriverebbe a un risultato già scontato e quanto mai noioso.Per fortuna, come nella matematica, anche nella vita c’è la famosa“X”, ovvero l’incognita, il caso. Dove tutto è prevedibilearriva la “x” a scombinare ogni pronostico. Per esempio: l’ultimasquadra in classifica batte la prima (X = culo), una cena noiosissima diventainteressante (x = scambio delle coppie), il giornalistmo diventa cabaret(x = Emilio Fede), la Cucinotta si innamora di me (x = la Cucinotta s’èrincoglionita), ecc. Questo vuol dire che ogni cosa non è mai scontata.Può succedere che corteggiando una ragazza, studiandone prima oroscopo,lettera preferita, tipo di profumo e ecc. riusciamo a portarla al ristorantee quando tutto sembra fatto parte l’incognita “x”: lei si innamoradel cameriere. possiamo dunque dire che l’incognita nella vita ècome il jolly a scala quaranta: se lo usi bene chiudi, ma se usi male paghi.


Dario Vergassola


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Smemoranda 1997


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