La paura è l’unico sentimento che non proviamo mai

di Maneskin su 16 mesi - Smemoranda 2019





Intervista di Paolo Giordano:

Il futuro, anche quello prossimo, è spazzato via da ciò che i Maneskin sono adesso. Qualcosa ha colpito centinaia di migliaia di persone che hanno visto le esibizioni dei Maneskin a X Factor e ha avuto l’effetto di un risveglio. Non accade di frequente, anzi, non accade mai. Per questo ho voluto incontrarli, per spiare da vicino quella scintilla che potrà diventare tutto o niente, ma che per ora, semplicemente, è.

 

Un ricordo pre-Maneskin sul vostro avvicinamento alla musica:

Thomas: Avevo otto o nove anni e sono andato in un negozio per comprare un cd. Vicino c’era una vetrina con tutte le chitarre messe in fila e io ho detto a mio padre: entriamo e compriamone una. Era stracontento perché nessuno della famiglia suona, ma lui ascolta Led Zeppelin e Metallica a manetta.

Ethan: Io avevo dodici anni, quindi non molto tempo fa. È stata la mia prima esibizione davanti a persone che non erano parenti o amici. Ho suonato il tema di Profondo rosso, dei Goblin. Avevo impiegato due mesi e mezzo a impararlo e l’ho anche suonato male. È stato emozionante e traumatizzante.

Victoria: il saggio della scuola, con la chitarra, in terza elementare… una cagata. Però è stato figo. Ho iniziato con la chitarra, da autodidatta, dopo aver visto un film sconosciuto danese in cui c’era un bambino che la suonava. Poi alle medie ho fatto la scuola musicale e ho studiato il basso.

Damiano: Io non ho un vero e proprio inizio. Mi ricordo che verso i quattordici anni, quando cominci a svegliarti un po’, vedevo le foto dei cantanti con le braccia aperte, davanti a queste platee enormi. Erano potenti, fighi. Mi sono chiesto perché loro sì e io no? Sto in salute, non mi manca niente, proviamoci. Mi dava una bella sensazione cantare, mi sentivo più calmo. All’inizio ti vergogni, ti senti troppi occhi addosso, ma a un certo punto capisci che quegli occhi addosso sono positivi.

 

Prima di X Factor ognuno di voi era immerso in una vita molto diversa

Damiano: La priorità è diventata quella.

 

E i genitori?

Victoria: Ci sostengono tutti. I genitori sono felici se i figli sono felici, è evidente, no?

 

Non saprei.

Damiano: I miei mi hanno visto cannare qualsiasi cosa in vita mia, e poi mi hanno visto mettermi al cento per cento su questa.

Thomas: Abbiamo detto dobbiamo farlo bene. Ci diamo delle regole.

Victoria: Già dopo le audizioni siamo entrati in quest’ottica. Era estate, non avevamo scuola, quindi suonavamo tutto il giorno.

Damiano: La sera andavamo a mangiare, poi al pub, e al mattino dopo uguale.

 

Lo smalto per unghie c’era già?

Thomas: Io non l’avevo mai messo.

Damiano: La cosa è partita con Victoria che mi dice secondo me ti starebbe bene un po’ di matita dentro l’occhio. Io dico, eh? Poi mi sono visto: figata totale! Da quel giorno è diventato: compriamo il kajal.

 

E tornare alle vostre case, a una certa ubbidienza, non vi preoccupa?

Damiano: Dormiamo solo in casa. Ci svegliamo al mattino, WhatsApp, a che ora ci vediamo? Sala prove, torniamo alle due di notte. Già gli adolescenti ci stanno poco a casa, noi poi lavoriamo.

 

È ancora difficile intuire il vostro futuro musicale, perché finora abbiamo ascoltato soprattutto cover.

Damiano: il genere musicale dei Maneskin non ha un nome, non esiste. Io ho una voce soul, Thomas una chitarra rock, Ethan suona da jazzista, Victoria da discoteca, dà i cazzotti al basso. Ci sono tutte le influenze, c’è tutto.

 

Come componete?

Damiano: Partiamo quasi sempre dalle melodie di voce. Oppure dai giri di basso. Ci stiamo impegnando a scrivere in italiano. È più importante far arrivare in Italia qualcosa che non c’è invece di portarlo prima fuori e poi qui. Vogliamo creare da dentro, con la nostra lingua, e dopo espanderci.

 

Nessuna inquietudine per questo momento di esplosione?

Maneskin: No.

Damiano: La paura è l’unico sentimento che non proviamo mai.

 

Mi dite un film che vi piace?

Damiano: Il lato positivo, perché ci sono quei due matti, completamente sbagliati, che in un contesto di normalità li butteresti via ma che riescono a prendersi quello che gli spetta. Con l’insistenza, sbattendoci la testa. Mi ci rivedo molto.

Thomas: Io ne ho uno, ma non ricordo il titolo.

Ethan: Io Arancia Meccanica.

Damiano: Totale.

Ethan: Mi piace il fatto che questo teppistello che nella vita fa molte esperienze che dovrebbero cambiarlo, gli fanno anche il lavaggio del cervello, e alla fine rimane identico a se stesso. Ciò che ti cambia non è ma quello che agisce dall’esterno su di te.

Thomas: Me lo sono ricordato, Point Break, mi piace un botto. Perché uno è criminale, l’altro è un poliziotto, ma nonostante questo sono amici perché sono legati dal surf. E quando arriva l’onda perfetta il poliziotto non ammanetta il criminale, gli dice vai, surfa quest’onda.

Victoria: Io sono sempre trash nei film. Il diavolo veste Prada. Perché secondo me fa vedere un lato nascosto di una cosa che dall’esterno è solo bella, come la moda. Anche per noi è così, dietro a quello che si vede sul palco c’è un lavoro enorme.

 

In Chosen cantate Follow me, Follow me now… Ma Follow me dove?

Esitano, a lungo.

Damiano: Nella mia testa. Non tutti hanno le idee chiare. Io dico: fai come faccio io, non perché io ne so di più, ma perché io seguo me stesso. Tu che mi ascolti segui te stesso. Nessuno può insegnarti niente, puoi imparare solo da te. Sì, Follow me significa: Follow te stesso.

Maneskin: Follow te stesso è terribile.

Damiano: Sì, vale tre bocciature.

 

 

Tratto da La lettura del 31 dicembre 2017


Maneskin


Vedi +

Smemoranda 2019


Vedi +