Mi è sempre piaciuta di più la notte

di Giovanni Vernia su 16 mesi - Smemoranda 2014





Ho un problema, è molto grave: mi hanno studiato scienziati, maghi, la Clerici non se ne capacita, a Napoli non mi fanno entrare nei bar: sono forse l’unico italiano in tutto il mondo che non beve caffè. Non per scelta salutistica, è che proprio non mi piace. Non c’è verso. Soltanto l’odore mi manda in bestia. Figuriamoci se ne dovessi bere uno, mi trovereste con la pelle verde, i muscoli ipersviluppati e i vestiti strappati a sradicare divieti di sosta in giro per le città. Apro una parentesi che va fuori tema, ma ho bisogno di sfogarmi: voi avete la minima idea della discriminazione a cui è sottoposto in un Paese come l’Italia uno a cui non piace il caffè? In Italia il caffè è sacro. C’è scritto anche sulla Costituzione: “l’Italia è una repubblica fondata sul lavoro e sulla ‘pausa caffè’.” Avete idea del milione di volte in cui ho passato pause caffè da solo? Della derisione dei parenti meridionali che, siccome non bevevo il caffè, a tavola pensavano fossi “ricchione”? Vabbè, chiudo parentesi sfoghereccia. Data la mia disgrazia, non solo sono una persona sola, ma passo le mie giornate col sonno. Finché finalmente non arriva la notte e… mi sveglio! Non c’è verso di dormire. Faccio ogni cosa, leggo, computer, film, palestra, suono, ascolto musica, (pensate la gioia dei vicini, fanno a gara per espatriare) scrivo (in questo momento, per esempio, sono le tre di notte). Da piccolo avevo scambiato la notte col giorno. I miei genitori erano disperati. Dormivo tutto il giorno e la notte volevo giocare. Non lo so, mi è sempre piaciuta di più la notte. Chissà perché. Ora scusate, ma ho fame e devo andare a cercare un po’ di sangue
umano.


Giovanni Vernia


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Smemoranda 2014


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