Ragazzi, ehi! Ragazzi!
Smettetela di scherzare, porca vacca. Oh, Pirovano! Collega! Non mi sentono, non mi sentono, quei bastardi! Bastardi, teste di cappero, ma adesso si accorgono, dai, ora fermano e girano. Pirovano, il rumore delle eliche, Pirovano sei diventato sordo!
Non ci posso credere. Non perdiamo la calma. La calma è tutto, come la forza. La forza sia con me. Innanzitutto, dove sarà la costa. E una domanda s’impone. Come ci arrivo di notte?
So cosa fare. Sono addestrato. Calmo, devo stare calmo. sono sette mesi che viviamo insieme, dormiamo insieme, andiamo al cesso insieme e come possono dimenticarmi in mezzo al nulla? Pirovano è un maresciallo, si accorgerà che manco all’appello. E anche gli altri colleghi carabinieri, anche se sono di leva, dovrebbero ricordarsi di me.
Allegretti Danilo, classe 1980, istituto tecnico a Buguggiate, un anno di ingegneria, nemmeno un esame signore, volontario nei parà, concorso nei carabinieri, vinto. Figlio di Attilio, tranviere a Milano, e Carla, ex segretaria alla Bse Marchesetti. Io, secondo mezzo paese, sarei figlio del suo ex capo, signore, ma non è vero, lo dice anche mamma che sono uguale in tutto e per tutto a papà, brontolo come lui, rutto come lui, non capisco una cippa di niente come lui, e ora, a conferma di quanto mia madre vede giusto, eccomi qua, signore, al largo di Lampedusa, mollato per sbaglio fatale da quel pirla del maresciallo Pirovano.
Volevo farmi una nuotatina con la luna piena, è arrivato via radio il solito allarme clanda di merda, quel testa di cocomero è partito a razzo, gli piace fare il Rambo delle Pelagie. Quanto tempo è passato? Il sole picchia. La mia testa pelata dovrebbe essere più visibile, il mare è una batteria di cobalto, viene percossa Mick Taylor, time is on my side. Qua rischio di lasciarci le pinne, signore.
Allegretti Danilo, classe 1980, comandi. Carabiniere per vocazione, troppo giovane per morire nel Mediterraneo, per colpa di un bagno notturno e dei colleghi che mi hanno scordato come un fazzoletto usato. Pensare che m’ero arruolato per fare la lotta alla mafia. Vuoi andare in Sicilia? Certo. Mi vedevo alla Kalsa e alla Vucciria. Ho letto tutti i libri su Cosa nostra e sulla ‘ndrangheta calabrese, signore, e invece dove mi mandano? Lampedusa. Dietro gli immigrati. I negher. Io non li sopporto. Ma dico, come si fa a partire così dall’Africa? Sono pazzi. Quattro giorni fa, io e Pirovano ne abbiamo catturati da soli sessantaquattro, fra cui undici donne e un neonato. Li aveva avvistati zu Ciccio dal suo peschereccio, a circa 30 miglia a sud dell’isola, la motovedetta era impegnata, gli siamo andati incontro con un barchino a motore. Quattro li abbiamo messi in ospedale ad Agrigento, nel reparto grandi ustionati, colpa del sole, li aveva cotti. Dicono che un simile viaggio costa 3mila euro. Oh! E tu negher per 3 mila euro non ti fai dare nemmeno un ombrellone? Con 3mila euro sto un mese a Santo Domingo a fare il signore, altro che una barchetta arrugginita nel Mediterraneo.
Sono Allegretti Danilo, classe 1980, carabiniere scelto. Devo stare sveglio e non so se nuotare ancora o riposare. Morire, dormire …niente più. Morire, dormire, forse sognare. Ecco il difficile. Perché quali sogni potranno visitarci in quel sonno di morte, quando saremo…
Boh, non mi ricordo più che cosa diceva esattamente Amleto. E’ stato il mio unico libro di letture fuori dai circuiti elettrici. Era perché sentivo mamma parlare di dubbi amletici. Quando non sai che fare, sii amletico. Tutto sono io meno che amletico. Se ieri sera vedevo la luna di fronte alla caserma, se me la sono lasciata alle spalle, se nuoto diritto, dovrei farcela a tornare indietro. Ha una sua logica. Sì, mamma, sento la tua risata propagarsi onda su onda, sei sarcastica, dovresti starci tu in quest’acqua che congela anche le idee. Qualcuno dice che ormai gli squali navigano tranquilli qua da noi come in Australia. Stesso appetito. Ma attento squalone, sono coriaceo, eh, sono un padano sempre duro, io.
Io, Allegretti Danilo, carabiniere scelto, varesino doc, in mezzo al mare di merda per colpa di Pirovano, il maresciallo più idiota delle forze armate europee. Il sole tramonta in fretta da queste parti.
Non vedo le mani. Tutto è nero come la pece, freddo come il petto della mia ex fidanzata con quel crocchio di capelli alla Lucia dei Promessi Sposi, come s’è incazzata quando le ho detto che s’era messa un ananasso in testa. Le braccia cominciano a farmi male, le gambe non le sento più, il collo è teso come un fascio di corde. Quasi quasi… No, ma che dico, non mi metto a fare il morto, porta iella.
Pirovano, dovresti fare il cameriere, non il carabiniere. Servimi un Cuba libre.
Uomo in mare. Uomo in mare. Carabinieri. Carabinieri. Carabinieri. Io che sono carabiniere, chi  mi aiuta? 
Dove sarà mai la nave «Cassiopea»? La Marina militare salva tutti, tranne me. Dalla prefettura competente rendono noto di aver già attivato dei ponti aerei, che permetteranno di trasferire gli immigrati in altri centri. Tutti vanno e vengono, io resto nel vento.
Il vento che porta voci. Sento le voci. Sono messo male, se sento la colonna sonora dei serafini e dei cherubini, come diceva papà quando pregava, Angelo di Dio, che sei il mio custode…
Un pianto. Un pianto in mezzo al mare. Allora sto morendo davvero, ecco è così. Mi passa la vita davanti. Questo sono io che nasco e prendo fiato, ora ci sarà la caduta dalla bicicletta di mio cugino, le mutande di Egle, la vicina bionda che non s’è mai sposata, le elementari… Chissà come funziona. Tutta la vita in un film. La mia pellicola dell’anima si dev’essere inceppata, però, solita iella. Sono fermo alla nascita. E io non piangevo così.
Magari è un pesce. Il pesce-frigna. Anche lui è stato lasciato dal branco dei colleghi bastardi, i pesci però non affogano. Maledetto Pirovano, ti verrò a tirare i piedi, sarò il fantasma più rompiballe… Oh, oh, ma che cosa, chi? Aiuto, lo squalo. I suoi denti, li sento, mi hanno preso, addio a tutti, ecco la morte. Lenta. Strana. Guarda com’è sporco di carbone il diavolo. Puzza di zolfo, ha pure il forcone.
Strano come forcone. Non ha denti.
Cappero, è un remo.
Un remo.
Un gommone di clanda. Nooooo. Non ce la faccio a contarli. La gola è secca come carta vetrata. Gli occhi pesano come ancore. Finalmente posso dormire, sono sul solido, non sull’abisso. Dormi tranquillo e asciutto, non è più come affogare…
Dove sono? Che casino c’è, ragazzi! Oh, carabinieri! C’è qualche estraneo in camerata? Quale camerata? Ora ricordo. Ero in mare e mi hanno salvato gli extra. Io m’arrangio con l’inglese. Questi sono scuri scuri. Darfur. Ne ho acchiappati sette, dalle parti di Ragusa, e come correvano! Dovrebbero fare atletica, altro che vendere cd. S’erano spiaggiati in mezzo agli ombrelloni, ho sparato in aria, i turisti che scappavano, che ridere, ancora un po’ e rischiavo io la punizione, non questi che arrivano a casa nostra senza essere invitati. Mi sa ho ragione. Darfur. Un bel mucchio di ossa, magari mi vogliono mangiare.
Stanno litigando, ma non li capisco. Se parla anca el milanes. Mi guardano tutti e gridano, ma non so perché. Tieni giù quelle cazzo di mani, cannibale. Sono debole per darti un cazzotto in bocca, lasciami stare, tieni giù le mani, ti ammazzo, ‘sto negro, mi vuole buttare in mare, non ci posso credere. Non ce la farei più a stare a galla. Non buttarmi in mare, negro, ti prego, non mi buttare che…
Stanno litigando per me. Questi ragazzi non vogliono. E mi difendono. Uno è quello che mi dava da bere. Sì, grazie. Berrei ancora volentieri. Fresca come neve, era l’ultima goccia. Ho capito, ho la febbre. Oppure sono morto e sono all’inferno. Non è una barca, è un incubo. Il suo pane però lo mastico.
I colleghi mi staranno cercando? Pirovano, dove sei? Dove stiamo andando?
Allegretti Danilo, presente. Sì, ora sono ritornato presente. Quanto ho dormito? E’ notte. Ma capisco meglio dove sono, la testa ha smesso di pulsare.
Quel bambino sta morendo, forse. Le mosche in mezzo al mare. Com’è possibile? Se le portano da casa. Mosche sporcizia casini deliri furti violenze paura nelle città disordine bottiglie rotte. Sono stanchissimo come se fossero passati mesi. Sarò stato in mare una notte e un giorno amletici, e in questa notte chiara ho appena sentito gridare un gabbiano. La terra è vicina.
La vedete? La spiaggia. Sarà la Guitgia.
Oh! Oh!. Ragazzi, ma che gente è questa? Vi mollano qua, in mezzo al mare. E il bambino? Dia a me il bambino, per favore. Non siamo a Lampedusa.
Ma dove siamo finiti? Ehi, stop! Quelle rovine io le conosco. No, non andate di là. Cavolo, ragazzi, fermatevi. Stop. Stop. Follow me, me, me, minchia non mi capisci, per di qua dobbiamo andare, perché di là arrivate al camping-hotel Ai Tre Galeotti, i proprietari sono dei riciclatori dei catanesi, chiamano noi e vi portiamo sapete dove? Alla palestra di Santa Croce Camerina e so guai, come alla dogana di Pozzallo. Invece, giriamo di là. Zitti, zitti, lo vedi com’è calmo il tuo bambino quando ce l’ho in braccio io. Lo dicevo alla mia fidanzata che ero perfetto, come padre, quella scema non ci credeva, sei troppo pieno di te per pensare agli altri.
Conosco quelle rovine, sono la torre Vigliena e quella è Punta Braccetto. Sapete, quella fortezza proteggeva i siciliani dalle incursioni dei pirati saraceni. E qua, nella seconda guerra mondiale, sono sbarcati gli Alleati.
Allegretti Danilo, carabiniere scelto, dovrei fare una telefonata, lo so, sarebbe il mio dovere. Ma non subito. È notte, riprenda il bambino. Auguri. Di là c’è il treno. Sì, auguri, by train, ok? Ok, e meno male che ok lo capisci. Sei stato grande amico, senza di te quello stronzo mi avrebbe buttato in mare.
Perciò andate via, ho voglia di pensare. Ci sarà pure una sdraio, da qualche parte. Dormire, pensare. E un po’ sognare.

© 2008 by Piero Colaprico
Published by Arrangement with Roberto Santachiara Literary Agency


Piero Colaprico


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