Parigi val bene una febbre

di Giuseppe Culicchia su 16 mesi - Smemoranda 2011





E insomma andò così: dovevo partire in gita con i miei compagni di classe per Parigi, la mia prima volta a Parigi, no, dico, Parigi, non so se mi spiego, e il giorno della partenza mi venne la febbre. Febbre vera, a 39°, non un raffreddore. I miei subito chiamarono il medico di famiglia. Ah, no. Non se ne parla. Il ragazzo ha bisogno di riposo e non può certo affrontare un viaggio in queste condizioni. Roba da matti, pensai. Parigi val bene una febbre. Ma i miei niente da fare. Tu a Parigi con la febbre a 39° non ci vai. Per giunta in treno. E di notte. E nemmeno in cuccetta. Non se ne parla. Io allora pensai: è nei momenti difficili che bisogna mostrare carattere. Perciò presi un’Aspirina, e mi misi a letto. Le ore intanto passavano. Guardando il cielo grigio fuori dalla mia finestra, era la metà di marzo, dunque tecnicamente ancora inverno, mi dicevo: ecco, tu ora dovresti prepararti per Parigi e invece hai la febbre e te ne stai a letto. Ecco, ora i tuoi compagni si stanno preparando per Parigi e tu invece hai la febbre e te ne stai a letto. Ecco, migliaia di altri studenti in Italia, macché, in Europa, anzi, nel mondo, si stanno preparando per Parigi e tu invece hai la febbre e te ne stai a letto. Così decisi di non avere la febbre, mi alzai dal letto e cominciai a prepararmi per Parigi come tutti gli altri. Il treno per Parigi partiva a mezzanotte. Aspettai l’ora di cena. Quindi mi presentai al cospetto dei miei preparato per Parigi. Ovvero conciato da punk, con un paio di scarpacce ai piedi. I miei ribadirono: tu a Parigi con la febbre non ci vai. Io mostrai loro il termometro, stando al quale la febbre non ce l’avevo più. Risultato: partii per Parigi. A rendere perfetta la mia giornata, un’idea geniale. Mi era bastato decidere di non avere la febbre, e per precauzione evitare di mettere il termometro sotto l’ascella prima di mostrarlo ai miei.

P.S. Non so come, sarà per la felicità di fare quel viaggio fino a Parigi, ma una volta salito sul treno la febbre mi passò davvero. Non lo sapevo ancora, ma quella per me si sarebbe incastonata tra i miei ricordi come una giornata perfetta.


Giuseppe Culicchia


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