L’aveva messa lì, ma non saltava fuori.Aveva guardato in tutti i buchi. Non riusciva piùa trovare la calcolatricee le operazioni si facevano sempre piùcomplicate. Mentre rovistavanello zainetto, la professoressa di matematica lo fissava con diffidenzada dietro il registro. Il compagno della fila a destra smanettava con unacalcolatrice simile alla sua. Lo osservò impostare la radice quadrata:gli aveva rubato la calcolatrice. Ne guardò l’espressione: gli avevarubato la calcolatrice. Sentì il rumore dei tasti: gli aveva rubatola calcolatrice. Nelle sue azioni e nel suo comportamento tutto diceva chegli avesse rubato la calcolatrice.
Il tempo passava e i fogli protocollo si facevano sempre piùpienidi calcoli disordinati. Improvvisamente, una folgorazione. Andò versola giacca a vento e aprì una cerniera: la macchinetta era lì,dimenticata in quella tasca dall’ultimo compito in classe. Osservòdi nuovo il suo amico: nelle sue azioni e nel suo comportamento nulla facevasupporre che avesse rubato la calcolatrice.


Severino Salvemini


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Smemoranda 1998


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