Pianosequenza immagina che sia un film

di Marco Paolini su 16 mesi - Smemoranda 2006





Basta chiudere un occhio per cominciare a vedere.
Con due entra in campo anche troppo e il centro rischia di essere sfuocato.
Prova un pianosequenza, è la cosa più bella del cinema il pianosequenza, è un gioco sospeso come gli acrobati al circo, è un viaggio senza mettere mai il piede per terra o senza dormire.

La macchina da presa può stare ferma o muoversi girando attorno alle cose.
È un modo di raccontare il pianosequenza e di far diventare storie, anche scene qualsiasi. È un amplificatore che fa suonare musica che vedi e senti solo tu o forse è come una cuffia che ci si mette e ti fa vedere in modo sorprendente.
Non è importante capire, quanto sentire e vedere; capire viene dopo senza fretta.

Puoi metterti alla finestra e usare come segnale una macchina gialla (ce ne sono poche) e decidere che dura fino alla prossima rossa che passa (ce n’è di più) oppure conti 7 volte rosso di semaforo e così hai già i capitoli di un racconto, non ci sono solo i movimenti al semaforo, ce ne sono altri che hanno un andamento diverso; il semaforo è la frase musicale di base ma si può complicare un sacco se riesci a trovare una logica che tiene isieme tutto. Puoi usare una canzone come tempo per pianosequenza e farlo in motorino, in bici, a piedi, al finestrino di un autobus o di un treno che non va troppo forte (sennò non si vede niente); allora sono le parole della canzxone più quello che vedi che fanno un videoclip speciale nella testa.

A voltre mentre guido e sono stanco, faccio finta di stare su un aereo che vola rasoterra, e di colpo giocando mi sveglio e schivo meglio gli ostacoli, uso di più lo specchietto e mi diverto, diventa più leggero andare e le cose intorno invece di spostarsi ballano entrando e uscendo dal mio film in testa.
A volte non ci penso nemmeno, non gioco e sto a guardare, mi chiamo fuori e perdo un sacco di cose di tempo di occasioni di divertimento. Se non giochi prima o poi smetti del tutto e ti dimentichi che si può fare.
Non è da cretini immaginare, è cibo per la mente. È arte di una vita che diventa bella se te la impari a raccontare tu senza aspettare che il copione lo scriva qualcun altro.

Per cominciare prova a usare un occhio soltanto oppure un orecchio, un dito, il naso… e segui il filo.


Marco Paolini


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Smemoranda 2006


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