Quando si dice un numero perfetto

di Carlo Castellaneta su 16 mesi - Smemoranda 1988





Dicono che sia il tre il numero perfetto. Sarà anche uno e trino, ma non sono d’accordo. Provate ad averci a che fare con una divisione: avanza sempre della roba. Invece il cardinale perfetto è il numero dieci. Lui sì, è qualcosa di compiuto. Il dieci chiama irresistibilmente il venti, il trenta, il cento e il mille. È fatto per essere moltiplicato a dismisura. È il numero dell’eternità. Ed è tanto perfetto che noi lo adoperiamo di continuo nel linguaggio quotidiano. “Da uno a dieci, cosa ti piace di più?” Oppure: “Te l’ho già detto dieci volte”. O anche: “Sarò lì tra dieci minuti”. Locuzioni che sappiamo benissimo essere approssimative, eppure le usiamo perché esse riassumono la perfezione del simbolico. “Mi ricordo che dieci anni fa…” Non è vero, erano otto, oppure dodici. Ma dicendo dieci sappiamo di essere capiti. È per questo che si celebrano i decennali: perché sono una figura temporale, facile da memorizzare. Già i latini, del resto dicevano decem per indicare un numero imprecisato. E non sarà un caso che lo scrivessero con la ics, perché quel X graffito nelle lapidi aveva (e ha) un sapore esoterico e definitivo, di suggello. E gli etimi del dieci? Decimare è peggio che ammazzare, è fare a pezzi. E lasciamo stare il Dicembre, che per i romani con la corazza era il decimo mese dell’anno. Ma i decemviri non erano forse i magistrati più potenti di Roma? E i Dieci Comandamenti? E i Dieci Piccoli Indiani della grande Agatha? Allora non meravigliamoci se questi ragazzi della “Smemo” si sono gasati per il loro decennale. Vogliamo fare un bilancio della suddetta attività? Io gli darei un bel dieci.


Carlo Castellaneta


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Smemoranda 1988


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