Al cinema odio, detesto, aborrisco, abomino,esecro, maledico, non posso soffrire, vomito, ho in antipatia
– quelli che, quando cominciano i titoli di testa, continuano a chiacchierare
– quelli che, quando partono i titoli di coda – che tu aspetti perchét’interessano i nomi dei doppiatori, i titoli delle canzoni, i luoghi doveè stato girato – s’alzano, si mettono il cappotto con cura e magarisi risentono se gli dici, si sposti, prego, esca
– quelli che si siedono di lato, nel posto di corridoio (niente di male,occhei, sono affari loro), ma poi durante la proiezione si agitano, facendotremare l’intera riga delle poltrone
– quelli alti che in una sala affollata, davanti a te, non stanno mai fermicon la testa e le spalle, a pendolo, o perché sono inquieti o agitatio si chinano verso la compagna per sussurrarle qualcosa (di dolce? di intimo?di lavoro? di casa?), e ti obbligano continuamente a spostare la tua, provocandocosì un’ondulazione a catena dietro di te
– quelli che, quasi sempre giovani, ti puntano un ginocchio o tutti e duecontro il tuo schienale, e passi se stanno fermi, ma invece si muovono,cambiano ginocchio, ti tamponano nei momenti cruciali del film
– quelli che, anziani e un po’ duri d’orecchio, domandano, con voce nonbassa, alla moglie: “Che cosa ha detto?” e lei glielo spiega conun bisbiglio in crescendo, a meno che un vicino, rapido nell’estrarre escocciato, la prevenga: “Ha detto che è stata una bella scopata”
– quelli che dormono
– quelli che dormono, russando
– quelle che tiran fuori dalla borsetta le caramelle, le scartano fragorosamentenei momenti di suspence e poi non le succhiano, ma le sgranocchiano convoluttuoso accanimento
– quelli che, enigmi viventi o portoghesi autorizzati, s’alzano dieci minutidopo l’inizio del film e se ne vanno
– quelli che hanno in tasca il cellulare acceso, maledetti, e rispondono:“Va bene, cara, d’accordo, ma adesso sono in riunione, ti richiamoio”
– quelle che hanno il cellulare acceso nella borsetta
– quelli che ridono nei momenti sbagliati o alle battute piùsceme
– quelli che ridono nei momenti giusti, ma poi, senza freni, continuanoe ti fanno perdere il dialogo che segue e che magari è importante
– quelli che di sabato o domenica, quando si fa la fila per entrare al cinema,si fiondano in sala e occupano quattro o cinque posti per gli amici chesono in ritardo
– gli architetti (ingegneri, tecnici), detti “tagliatori di teste”,che continuano a progettare schermi in formato cinemascope (con la larghezzache è due o tre volte l’altezza) anche se ormai da anni la maggiorparte dei film sono girati in un formato vicino a quello classico (1,35/1),piùadatto al passaggio sullo schermo televisivo
– la divisione in due tempi di tutti i film, anche quelli che durano un’orae mezzo o meno (usanza che esiste soltanto in Italia)
– i critici dei quotidiani che – per pigrizia o sadismo o mancanza di idee- dedicano piùdi metà della recensione al riassunto dellatrama e magari ti spiegano pure come va a finire
– quelli che, pur avendo piùdi sedici anni, arrivano in sala congiganteschi bicchieri cartacei colmi di pop-corn e se ne ingozzano durantela proiezione, seminandone quantità considerevoli sul pavimento.


Morando Morandini


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Smemoranda 1998


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