Si recensiscono gli spot, perché non criticare anche i sogni, naturalmente abdicando al ruolo di psicanalista? 
Fellini ha girato, dormendo, la spendida scena iniziale di un nuovo film, il primo passo del delirio della sua inesauribile fantasia. Un’unica immagine (quindi un badget finalmente basso…), che riprende di spalle questo postino, questo mediatore, questo regista (perché di questo si tratta, vero?) che, nell’assenza di destinatario e di missiva, rimane l’unico protagonista dell’incubo.
I riferiemnti vanno in ogni direzione, arrivano alla vetta innevata di Kafka, scendono giù per la pianura dell’inconscio di Bergman, ma, in omaggio, c’è anche una dose di ironia, quella che non abbandona mai il Maestro. E nel finale del garnde, grandissimo Otto e mezzo si cita, guarda caso, l’elogio della Pagina Bianca, di Mallarmé.
O forse questa notte agitata Fellini la deve solo al ricordo del postino Chiambretti, con cui si è perfettamente sintonizzato, ma cui potrebbe chiedere, sogno alla mano, i danni morali, materiali e psicanalitici.


Maurizio Porro


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Smemoranda 1993


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