Il punto è che esiste una connessione forte tra noi e la biosfera ma saperlo e averlo sentito dire è un conto, viverlo e farne esperienza in campo di fronte alla sua dimostrazione palese e diretta (la foresta amazzonica) è una bella botta. L’evoluzione in atto la si può sperimentare e vedere sempre ovunque in ogni punto dove ci troviamo, ma in Amazzonia questa cosa è lì di fronte a te e non puoi fare finta di non vederla, è l’evidenza. È quel tipo di posto in cui fai esperienza della vita in modo così totale che la morte non fa paura, anzi ti rendi conto che niente è più naturale della morte.

Restare vivi è quello che bisogna fare, ma va fatto fino a quando si muore, restare vivi dopo sarà un problema di dopo (mentre le religioni tendono a volercelo già presentare come fondamentale), restare vivi ora è quello che noi possiamo fare per essere in sintonia con bios e kairos.

Restare vivi. Fellini nel suo cinema parla di questo, Gesù nel Vangelo parla di questo, i Rolling Stones nei loro concerti parlano di questo, il mio iPad fiammante con il quale ti sto scrivendo, tutto parla di questo, di restare vivi…


Jovanotti


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