La Rosa Bianca

Immaginate una ragazza di 21 anni che attorno a sé vede le atrocità del Nazismo.

Una ragazza che non riesce a starsene in silenzio pensando a tutto quello che sta accadendo. Così decide di prendere posizione e lo fa scrivendo volantini, che a quel tempo erano un po’ come le email e i post di oggi, come i messaggi che ci inviamo nelle chat di WhatsApp. Solo che in quegli anni, a prendere posizione, si rischiava la vita perché quando Adolf Hitler salì al potere, il suo primo obiettivo fu controllare l’informazione. I nazisti requisirono rotative, chiusero giornali e in pochi mesi presero tutto: radio, stampa, cinegiornali. Ecco perché quei volantini erano pericolosi: chi li scriveva e diffondeva doveva essere fermato.
Sophie Scholl, così si chiamava la ragazza di ventun anni, insieme a suo fratello Hans e a un paio di amici, aveva fondato “La Rosa Bianca” il cui motto era: “Uno spirito forte, un cuore tenero”. Nei volantini che scrivevano, denunciavano i crimini del regime nazista e invitavano a disobbedire alla dittatura del Reich.

Il primo volantino divulgato dalla Rosa Bianca conteneva queste parole profetiche: “Chi tra noi riesce a concepire le dimensioni dell’infamia che un giorno cadrà su di noi e sui nostri figli quando dai nostri occhi cadrà il velo, e il più orribile dei crimini – crimini che infinitamente hanno superato ogni umana misura – sarà dinanzi a tutti alla luce del sole? (…) Non dimenticate che ciascun popolo merita il regime che accetta di sopportare.”

Il 18 febbraio del 1943, Sophie e suo fratello sono all’università, a Monaco. Portano nelle loro cartelle migliaia di volantini e iniziano a distribuirli. Ma a Sophie viene in mente di salire fino all’ultimo piano dell’edificio per lanciarli giù, in modo che quei volantini potessero atterrare ovunque. Un custode nazista, Jakob Schmid, la vede, la blocca e consegna lei e Hans alla polizia esclamando: “Ho fatto il mio dovere”. Ebbe un premio di tremila Reichsmark e fu promosso impiegato per il suo coraggio; il coraggio di aver consegnato due ragazzi disarmati che stavano distribuendo volantini.

I fratelli Scholl vennero portati in carcere e condannati a morte per decapitazione. Prima di morire, Sophie pronunciò queste parole: “Come possiamo aspettarci che la giustizia prevalga quando non c’è quasi nessuno disposto a dare se stesso individualmente per una giusta causa? È una giornata di sole così bella e devo andare, ma che importa la mia morte se attraverso di noi migliaia di persone sono risvegliate e suscitate all’azione?”.


Roberto Saviano


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