Sinfonia del Nuovo Mondo

di Sergio Sacchi su 16 mesi - Smemoranda 2004





Trenta quaranta tutto il mondo canta
Pallida luna, o graziosa luna, io mi 
rammento
che il mondo non si è fermato mai 
un momento,
aspetta e spera: si è spento il sole, 
ma il mondo gira. 
Gira, il mondo gira, altro mai non ispera
poi stanco si riposa in su la sera 
e Cielo e Terra dicono qualcosa 
tra il telefono e il cielo 
poi il fumo sparge il velo 
ed erra l’armonia per questa valle 
e le discese ardite 
e i sempiterni calli e le risalite 
tutto è silenzio nell’ardente pian 
e l’esecranda cagione qual è, l’iniqua ragion?
C’era un ragazzo che come me
amava i Beatles e i Rolling Stones…
Certi in cor dell’antica virtù
chissà se in cielo passano gli Who?

Gira, il mondo gira sui ceppi accesi 
il mondo gira
e dagli atrii muscosi
va dicendo all’anima: sospira
La senti questa voce? 
La risposta è caduta nel vento,
lingua mortal non dice,
il tuo perpetuo canto
nella cantina noi respiravamo piano,
or dov’è il suono?

Gira, il mondo gira
lascia le case e per le vie si spande e mira, 
come le stelle al Roxy Bar,
le trecce morbide del greco mar,
ma sedendo e mirando
d’in su la vetta della torre antica
cadendo si dilegua e par che dica:
è la sera del dì di festa,
la quiete dopo la tempesta:
piove sulle tue ciglia, Ermione,
ma tramonta questo giorno in arancione.
Gira, il mondo gira,
il mondo gira per una lira
non si è fermato mai un momento,
ascolta il suo lamento:
“questo viver sempre caro mi fu
cosa voglio di più?
Io vorrei… non vorrei
(sapendo che quel che brucia non 
son le offese)

mille euro al mese”
Andiamo, è tempo di migrare,
dimenticare e ricominciare,
dimenticar le tue speranze vuote
vuolsi così colà dove si puote
e più non dimandare.


Sergio Sacchi


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Smemoranda 2004


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