Voglio avere quattordici anni… voglio avere quattordici anni… voglio avere quattordici anni… Questo è stato il mio unico pensiero dai dieci anni in poi. Sì, quattordici anni. Che bello avrò i brufoli, sarò più brutta e con l’apparecchio, sarò triste perché innamorata e non corrisposta, sarò bocciata perché non capirò i verbi greci, sarò disperata perché non saprò fare la ruota e non sarò bionda né pettinata, sarò derisa perché non avrò le scarpe alla moda e il giubbotto giusto, ma avrò il motorino! IL MO-TO-RI-NO!

Lo avevo desiderato tanto da accettare ricatti genitoriali tipo: “Se vuoi il motorino, devi avere voti alti per i tre anni delle medie! Se vuoi il motorino devi tenere in ordine la tua stanza… e non buttare tutto dentro l’armadio perché controlliamo! Se vuoi il motorino non fare quella faccia! Se vuoi il motorino devi mangiare il broccolo! Se vuoi il motorino…!!!”

Erano stati tre anni duri e faticosi, ma i miei genitori avevano mantenuto la promessa e il 23 novembre del 1984 il motorino arrivò! E smisi di mangiare broccoli. Era il mitico CIAO della Piaggio! Bellissimo, blu, non andava a benzina ma a miscela al 2%. Lo ricordo bene perché la miscela dovevo farla io. Per accenderlo dovevi tirarti su in piedi e pedalare. Sì, si accendeva pedalando, sembrava una cyclette col motore. Avevo anche le borse laterali, ma la vera sciccheria era il gancio sotto il sellino per attaccarci lo zainetto. Come mi sentivo felice a scorrazzare per la città con la sciarpetta a righe colorate, i capelli svolazzanti sotto al casco e col mio CIAO. Sembravo una libellula che porta buone notizie. Accompagnavo le amiche a scuola, al Giardino Inglese, alle ripetizioni di latino, a pallavolo. Insomma, mi sentivo libera e la mia libertà aveva contagiato tutto il mio gruppo.

Ma un giorno – arriva sempre un giorno – l’amica di una amica di una mia amica, praticamente una sconosciuta, tra l’altro pure antipatica, di quelle che ti salutano quando si ricordano, di quelle con la camminata strisciante e la voce acuta, insomma questa mi chiede:

“Terry, mi accompagni in centro?”

“No, mi siddia (non mi va)”.

“Dai, ti prego, c’è uno che mi piace ed è sicuro che a quest’ora lo incontro”.

“No, m’abbutta (non mi va)”.

“Dai, ti prego, ci mettiamo un secondo col motorino, vedo se c’è e torniamo”.

Miii camurria (mamma mia come sei insistente), sei una chiattidda (sanguisuga, rompiscatole), non posso ho mal di gola”.

“Allora vado io, me lo presti?“

“… E se te lo agghiacciano (rubano)?”

“Ma figurati se me lo fottonoooooo (rubano)”.

Un’ora dopo bussano alla porta di casa, apro e l’amica dell’amica della mia amica, la sconosciuta mi dice: “Terry, ci sarebbe un problemino: mi hanno fottuto il motorino”.

“Potevi almeno evitare la rima”.

 


Teresa Mannino


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